English Spanish German Russian Chinese Italiano
LSDmagazine
Il vostro pezzo mancante. Cultura, Stile, Vita, Attualità, Relax e non solo.
         Direttore responsabile: Michele Traversa
Il killer taciturno

20 Apr 2008 | Nessun Commento | 2.853 Visite
Di:
Print Friendly, PDF & Email

Centrale di Cerano

Uno dei temi fondamentali che coinvolge il nuovo millennio è sicuramente quello relativo ai modi di produzione dell’ energia elettrica, al loro impatto sull’ambiente e sulla salute umana.
Come è noto, il referendum abrogativo del 1987, su cui aleggiava lo spettro di Cernobyl, ha messo fine ad anni di studi, ricerche e idee di matrice italiana sulla costruzione di centrali nucleari, idee che fino ad allora avevano fatto scuola nel mondo; idee che servono tuttora a tale scopo ma in altre nazioni, a seguito della conseguente fuga di cervelli dalla nostra patria.
A causa di ciò e dell’atavica mancanza di aspettative energetiche, la produzione nel nostro Paese si è concentrata sulle risorse fossili. A tal proposito, circa un ventennio fa, venne costruita dall’Enel la centrale Federico II di Cerano (Br), alimentata da carbone; negli anni tale scelta ha avuto delle conseguenze molto gravi; seppure abbia apportato slancio alla fornitura di energia in ampie zone della Puglia e delle regioni limitrofe, d’altro canto ha gravato, e non poco, sulle condizioni di salute degli abitanti di queste zone.

 Proponiamo una breve disamina tecnica, onde evitare facili conclusioni e demagogiche denuncie.

La centrale in questione venne portata a compimento alla fine degli anni’80. E’ costituita da quattro sezioni (4 generatori di vapore e 4 gruppi da 660MW costituiti da turbine-alternatori), la prima delle quali entrata in funzione nel 1991. Dal 1997 sono stati realizzati progressivamente gli impianti di depurazione dei gas di combustione,che hanno consentito l’utilizzo di olio ATZ (orimulsion e carbone) ambientalmente più compatibile del precedente olio STZ. L’impianto, che occupa un’area di circa 2.700.000 mq, è una struttura funzionale molto complessa composta, oltre che  dalle 4 sezioni per la produzione, dalle due sale di comando e controllo, dagli spazi per i trasformatori e la stazione elettrica da cui partono gli elettrodotti, dagli impianti di depurazione, dal parco combustibili liquidi e dal parco carbone, da impianti ausiliari come evaporatori, dagli impianti di trattamento delle acque reflue, e dalle opere di presa e di scarico in mare.
Trascurando gli effetti che la Federico II causa all’innalzamento della temperatura del mare, ciò che colpisce profondamente è l’effetto delle esalazioni di CO2 che raggiungono delle proporzioni mostruose; si pensi infatti che da sola produce 1/3 dell’intera emissione nazionale di anidride carbonica, che tradotto in cifre fa all’incirca di 16 milioni di tonnellate annue.
Tutto ciò ha portato negli anni a uno sconvolgimento delle attività produttive agricole -si pensi ad esempio a cosa  significhi commercializzare i frutti della terra per un raggio di decine e decine di chilometri-, ma ciò è purtroppo irrilevante a confronto con i dati sull’incidenza dei tumori in quella zona, dati riscontrati dagli studi dell’Osservatorio Jonico Salentino.
Dati ricerche Osservatorio Jonico-Salentino

* Per tumore in situ si intende un tumore maligno che si trova in una fase così iniziale da non aver ancora invaso i tessuti situati oltre la membrana basale, né quindi i vasi sanguigni, né i vasi linfatici.

Considerando i dati provincia per provincia e riguardanti l’intera Puglia, e riassunti nella tabella qui riportata, quello che risalta subito all’occhio sono i numeri di queste proporzioni e la differenza che vi è tra una zona e l’altra. Infatti si potrebbe erroneamente pensare che gli effetti di queste nubi tossiche imperversino maggiormente nell’area circostante, ma non è proprio così. Anche un occhio inesperto potrebbe trarne le conclusioni, vista la particolare confluenza dei venti che insistono prevalentemente da nord, ed ipotizzare che la massa degli scarichi si sposti perlopiù nel leccese e nel sud brindisino. I dati raccolti affermano proprio questa cruda e inconfutabile realtà.

A questo punto si pone necessaria una riflessione, tanto più che tale trend negativo prende sempre più la forma di una “mattanza” umana. Perciò è d’uopo chiedersi, esiste un alternativa possibile economicamente alla combustione di carbone nelle centrali? In molti altri stati europei la risposta ha questa domanda sembra essere affermativa, sono state ad esempio edificate centrali a combustione di metano, sicuramente meno inquinanti dell’ormai obsoleto carbone. In più ci si chiede se non sia possibile rivedere la scelta, purtroppo fatidica, dell’ ’87.
L’ipotesi poi di creare degli appositi filtri per ridurre in parte le emissioni di sostanze pericolosissime tra cui il PM10 (elemento presente nell’atmosfera in forma di particelle microscopiche, il cui diametro è uguale o inferiore a 10 µm e che a detta di molti oncologi, sembra essere la causa principale dei disastri per la salute), sembra essere obiettivamente molto poco credibile, anche perchè, come del resto gran parte delle industrie italiane, Cerano necessiterebbe di lavori di riadattamento e di un’attenta manutenzione periodica dai costi non indifferenti. Un’altra proprosta avanzata è stata quella di tagliare del 50% il processo di combustione della Federico II, ma anche per tale aspettativa l’Enel, che è controllata per il 30% dallo Stato, ha storto il naso fiutando nell’aria una perdita di utili decisamente importante.

Quindi verrebbe da chiedersi: è lecito sperare che un giorno si ponga fine a questa nefanda storia?

La risposta é comunque sì, e la speranza sta nelle fonti rinnovabili, di cui la nostra regione è ricca. Prendiamo ad esempio il fotovoltaico (dal momento che l’amministrazione ha promosso un piano di costruzione di una minicentrale elettrica). Se si ragiona in termini di efficenza allargata ci si rende conto che il fotovoltaico può essere una realtà, a patto che vi siano molte più sorgenti da cui attingere perchè la resa è sensibilmente inferiore alla centrale a carbone. E’ interessante sapere che investendo in misure di efficienza si potrebbe risparmiare al 2020 il 20% dei consumi elettrici nazionali, circa 100 miliardi di chilowattora, pari alla produzione di 6 centrali come quella in questione. Ancora più efficente sarebbe puntare l’attenzione sull’eolico. Se si pensa che con una pala di medie dimensioni portemmo assicurare la fornitura a centinaia di famiglie, si immagini a quali risultati si giungerebbe con un investimento cospicuo, risultati impressionanti anche a confronto con il fotovoltaico. Purtroppo quando si parla delle fonti rinnovabili, si ha la sensazione di parlare di cose troppo avveneristiche, non perché effettivamente irrealizzabili, ma perché per la loro realizzazione si deve tener conto di un fattore molto più incidente: nè il sole, nè l’eolico sono soggetti ai monopoli.

Tale emergenza, di fatti, che per molti di noi è sembrata palese in questi vent’anni, è apparsa grave agli occhi delle amministrazioni locali e degli abitanti stessi, solo negli ultimi tempi, quando cori di protesta si sono levati da di diverse associazioni, e tra queste prima su tutte Greenpeace, che ha manifestato sventolando striscioni eloquenti del tipo ‘1st climate killer in Italy, ovvero ‘Il primo assassino del clima in Italia’, portando a noi l’eco del rapporto sul clima redatto durante la recente conferenza di Bali. Proprio durante questa si è posto in evidenza come l’uso del carbone sia una grave minaccia per l’ambiente, e si è fatto obbligo all’Italia di portare le emissioni di anidride carbonica sotto il 20% dell’emissione attuale.
Anche questo appare avvenerismo, dato che la Federico II campeggia ancora, perfettamente funzionante, sul nostro orizzonte; un killer silenzioso ed indisturbato sullo sfondo della nostra quotidianità.

.

Nessun commento ancora

Lascia un commento

CASHBACK WORLD
il mondo visto di traversa
per vie traverse
Sinestesie Mediterranee
LSD webradio
Coming Soon

LSD television
Coming Soon

per vie traverse
Per Informazioni
E-Mail: info@lessonnumper1.it

Categorie