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Il grande ritorno del “Notre Dame de Paris” di Riccardo Cocciante. Si riparte da Milano il 3 marzo

18 Dic 2015 | Nessun Commento | 1.388 Visite
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np1Dopo due milioni e mezzo di spettatori, 40 città visitate e quasi mille repliche, solo per la versione italiana, torna a cantare l’amore struggente di Quasimodo per la bella ma sventurata zingara Esmeralda. E torna con i volti con cui in fondo li abbiamo sempre identificati: Lola Ponce e Giò Di Tonno, nuovamente insieme, a 14 anni dal primo debutto, in ‘Notre Dame de Paris‘, l’opera moderna ispirata al romanzo di Victor Hugo e trasformata in kolossal da David Zard e Riccardo Cocciante.

“E’ stato il pubblico a chiedercelo – racconta il produttore in una conferenza stampa-concerto -. Questo progetto è entrato nel Dna degli italiani. Così tanti spettatori e repliche, è una cosa che questo paese non aveva mai visto, che ha dato lavoro a tantissime persone, anche se il Governo non lo ha notato molto”. E allora, dopo quattro anni di pausa e con 40 mila biglietti già venduti prima ancora di annunciare il cast, si riparte da Milano, il 3 marzo al Linearciak, per una lunga tournèe che toccherà anche a Trieste, Bari, Napoli, Firenze, Torino, Pesaro, Roma, Palermo, Catania, Torre del Lago, Chieti, per chiudere all’Arena di Verona l’1 settembre. Con la Ponce e Di Tonno tornano anche Vittorio Matteucci (Frollo), Matteo Setti (Gringoire), Graziano Galatone (Febo), cui si sono aggiunti Leonardo Di Minno (Clopin) e Tania Tuccinardi (Fiordaliso).

“L’idea – racconta Di Tonno con il suo record personale di 550 repliche nei panni delnp2 gobbo campanaro – era nell’aria già da un pò di tempo. A lungo non ho voluto, perchè questo è lo spettacolo che più mi ha fatto crescere e non volevo rischiare una caricatura di me stesso”. Poi la sorpresa di Cocciante, quando ai provini, tra i 2.500 candidati, si sono presentati anche alcuni degli interpreti storici. E la decisione di un doppio cast (il secondo sarà ‘cresciuto’ da Cocciante nei prossimi mesi) in una sorta di staffetta nel tour.

“La mia è un’opera popolare, non voglio avvicinarmi ai grandi della lirica”, racconta Cocciante, che oltre ad aver scritto le musiche per le liriche originali di Luc Plamondon, cura personalmente ogni edizione dello spettacolo nel mondo, dalla Spagna alla Corea, fino alle prossime in cantiere in Russia e Cina. “Quando cominciai a scrivere – dice – mi diedi delle regole: non volevo un musical nè nulla di americano. Volevo invece recuperare la nostra cultura europea, lo strumento della voce e poi c’era il microfono vicino come per i cantanti rock, la musica registrata, il corpo di ballo che racconta la storia. Ecco, Notre Dame è un’espressione popolare moderna”.

np3Una favola d’amore, che sulla pagina conquista e ispira da due secoli. Ma che ora assume sfumature ancora più in chiaroscuro con le parole di Pasquale Panella, che cantano quanto in fondo “siamo tutti migranti”, “tutti clandestini” di questo mondo, “sconfitti” che domandano asilo alla propria Notre Dame. “La clandestinità è un problema eterno”, risponde Cocciante. “Questo è il bello e la forza dell’opera – aggiunge Panella – Hugo si trovava a dover far passare questa enorme massa, la prima massa informe soggiogata dal potere. Per noi è ‘comodo’, lo chiamiamo ‘popolo’. Ma lui doveva dare loro un nome per farli entrare nella letteratura. Ogni opera dovrebbe parlare del trapasso a una vita migliore su questa terra”.

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