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Il Dizionario Pop-Rock 2014 di Enzo Gentile e Alberto Tonti incorona Jovanotti artista dell’anno

8 Dic 2013 | Nessun Commento | 1.930 Visite
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dizionario55E’ uscita la versione aggiornata al 2014 del Dizionario Pop-Rock scritto come sempre a quattro mani dai due giornalisti e critici musicali Enzo Gentile e Alberto Tonti, che incoronano per il nuovo anno – dedicandogli la copertina – Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, protagonista di un tour negli stadi da sold out e anche autore, a detta dei due critici, di un album monumentale quale Back Up, oltre ad avergli attribuito il massimo dei voti (cinque stelle) a ben quattro dei suoi album. “Sfidando l’accusa di provincialismo abbiamo voluto dedicare la copertina a un artista che meglio rappresenta il vigore e la creatività della musica italiana contemporanea – spiegano Tonti e Gentile nella prefazione – Jovanotti è un personaggio colorato, vitale, prezioso di spunti e sollecitazioni anche per chi non dovesse immedesimarsi del tutto nel suo linguaggio”.

Oltre a Jovanotti, gli altri artisti nostrani promossi all’interno del Dizionario sono Elio e Le Storie Tese grazie a “L’album biango”, Almamegretta per “Controra” e Baustelle con “Fantasma”. Tra i bocciati Renato Zero per il suo nuovo lavoro “Amo” (“Renato è da preferirsi quando riesce a trattenere la pomposità degli arrangiamenti”, spiegano i due giornalisti) e i Modà: riempiono gli stadi e registrano un botto di vendite ma per il dizionario il loro “Gioia” è da 2. Sul fronte internazionale, invece, ottengono il massimo dei consensi gli immarcescibili: David Bowie, Depeche Mode, Iggy Pop riunitosi con i suoi Stooges, e i Deep Purple per citarne alcuni tra i più celebri.

Il nuovo Dizionario contiene ben oltre 33mila album di 2200 artisti, oltre agli aggiornamenti dell’ultima stagione musicale, nonché un significativo inserimento dei maggiori artisti francesi (da Jaques Breil a Gilbert Bécaud, Juliette Grecò e Johnny Hallyday) e brasiliani: Costa Gal, Milton Nascimento ed altri. In più vi è una nutrita serie di nuove schede su artisti italiani di varia estrazione musicale,  dalla leggera alla classica fino al jazz, essendo poi il “pop-rock” un recipiente nel quale un po’ tutti ci hanno attinto, dall’istrionico Stefano Bollani al grande Nicola Arigliano fino a Franco Califano e perfino a Raffaella Carrà.

Di ogni artista la versione 2014 del Dizionario, che è anche in versione digitale, dà una breve introduzione biografica, mentre di tutti gli album – organizzati in ordine cronologico – vengono forniti anche l’anno di produzione, la casa discografica e una valutazione espressa sinteticamente in stellette.

E a proposito di musica e della recente uscita del Dizionario Pop-Rock abbiamo, per i lettori di Lsdmagazine, posto alcune domande a Tonti&Gentile. Di seguito le risposte:

Nell’era di Internet ove le informazioni sono accessibili a tutti, come è nata l’idea di un dizionario dedicato alla musica?

E. G. La consultazione su Internet è veloce e comoda, ma appiattita sui toni da comunicato stampa, spesso senza nessun credibile rilievo critico. Abbiamo cercato di dare invece un profilo non oggettivo, con stelle e giudizi che possano orientare e far discutere il lettore. Non ci sono altre opere così concepite, neppure all’estero, perché elencare i dischi, stilare biografie è semplice, mentre questo tipo di intervento richiede molto più tempo e competenza. E non a caso abbiamo voluto coinvolgere collaboratori fidati, esperti di qualità riconosciuta.

A.T. – Dal fatto che non esiste sul mercato un prodotto del genere e dal fatto che spesso e volentieri le notizie accessibili a tutti contengono imprecisioni e, a volte, errori grossolani. Anche on line non esiste una disanima completa disco dopo disco come abbiamo fatto col dizionario.

gentileCosa lasciano in eredità al nuovo anno questi ultimi scampoli di 2013, musicalmente parlando?

E. G. –  Un anno di transizione, senza troppe rivoluzioni e neppure album squillanti, rivelatori. In Italia si è affermata ancora di più la dimensione del rap e hip-hop, mediata da ingredienti pop e commerciali. Dall’estero, invece, mi pare si segnali una continuità, senza strappi.

A.T. – Poche briciole. Un buon ritorno di David Bowie, qualche schizzo a livello internazionale di nuovi artisti, in particolare i Lumineers, e l’attesa in Italia di capire come prosegue il percorso di alcune belle novità: su tutti Marco Sbarbati, ultima scoperta di Lucio Dalla, sotto contratto con la Sugar di Caterina Caselli in onda in questi giorni con “Backwards”.

Nel Dizionario PopRock 2014 avete incoronato artista dell’anno il nazionale Jovanotti. Dato che spesso noi italiani abbiamo tendenze “esterofile”, è stato un modo per incoraggiare la musica nostrana?

E.G. – Avendo noi una visione che necessariamente privilegia nei numeri gli artisti italiani, dalla postazione specifica abbiamo creduto di indicare un artista nostrano che pure ha mostrato sensibilità e capacità internazionali come Lorenzo. E poi con il tour negli stadi e le canzoni che sono tornate in circolo grazie alla mastodontica antologia uscita per i suoi 25 anni, riteniamo abbia marchiato significativamente la colonna sonora italiana dell’ultimo anno. Prossimamente potremmo continuare con il ‘made in Italy’ oppure cambiare, non abbiamo ancora deciso una formula fissa.

A.T. – Beh, Jovanotti (basta guardare i voti dei primi dischi sul dizionario) aveva cominciato benissimo per il popolo, malissimo per la critica, poi ha imboccato la strada giusta che lo ha portato dove merita di essere oggi. Grande disco, grande tour: piace un po’ a tutti. Se, come sembra, il dizionario dovesse diventare annuale dedicheremo altre copertine ad altri che la meritano. Italiani eccellenti.

tonti7Nel Dizionario emergono soprattutto nomi di artisti uomini, per par condicio come stanno messe le quote rosa? Ci sono artiste che lasceranno un segno il prossimo anno?

E. G. – Non c’è stata ovviamente nessuna scelta a monte. Al di là dei voti espressi, abbiamo registrato l’esistente: il fronte femminile ovunque ha preso quota e anche in Italia è molto ben rappresentato. Il nuovo album di Elisa, ad esempio, è decisamente buono – e così Giorgia o Fiorella Mannoia, per citare le novità più recenti – ma è uscito tardi rispetto alla chiusura redazionale (30 giugno). Recupereremo nella prossima edizione.

A.T. – Le quote rosa stanno bene. E rispecchiano la realtà della musica internazionale dal 1954 a oggi. Lungi da noi trattare più maschi che femmine. Chi merita c’è: di tutti i sessi, tutte le razze, tutte le età. Basta che abbiano qualcosa da dire e che lo dicano bene. Sicuramente qualcuna delle nuove potrebbe lasciare un segno, staremo a  vedere.

Rimanendo in campo musicale Dave Grohl, attuale frontman dei Foo Fighters ed ex batterista di una band culto degli anni Novanta come i Nirvana, si è scagliato non molto tempo fa contro i talent show e contro Internet dichiarando che la vera musica la si fa in garage, con sudore e con passione. La sua non è stata una polemica isolata, visto che spesso qualcuno dello show business (e non solo) la tira fuori.  E’ davvero così? 

E. G. – Sui talent show concordo, ma è un dato di fatto di cui tenere conto. Nei dizionari della lingua italiana compaiono anche parole che non ci piacciono e non usiamo, ma sarebbe imperdonabile se non ci fossero. Così qualche artista uscito dal giro “X Factor”, ad esempio, lo abbiamo inserito:  ma sono pochi. Parlare di garage e cantine è una scelta letteraria, sentimentale, ma per fortuna la buona musica può originarsi da diverse fonti: importante è quel che esce, indipendentemente dal come e dal dove.

A.T. – Come dargli torto? I talent sono una macchina ben oliata senza neppure un rivolo di sudore, con tante lacrime finte sparse qua e là. Internet è già meglio ma ci vuol altro per arrivare a graffiare. Se non è il garage, può essere la cantina, o il sottoscala, l’angolo di una strada o la metropolitana. Chi non si confronta con la realtà e va direttamente in TV truccato a dovere, rivestito da capo a piedi, costruito a tavolino, anche se ha una bella voce e del talento si trasforma immediatamente in un robot o, meglio, in un burattino mosso da fili che altri controllano, poi sarà capace di camminare con le sue gambe?

 In definitiva, il Rock non morirà mai….vero?

E. G. – E’ ben vivo e vegeto. Cambia nome, abito e testimoni, ma resiste. Dobbiamo tenere conto delle mutazioni del pianeta e metterci d’accordo sulla definizione, ma consideriamoci ottimisti.

A.T. – Come non morirà mai Mozart, non morirà mai neppure il rock. Dormite sogni tranquilli.

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