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Il cuore dei baresi balla con la grande musica di Fiorella Mannoia al Teatro Team

9 Dic 2017 | Nessun Commento | 640 Visite
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fiorella_mannoiaLa voce di Fiorella Mannoia trafigge la memoria, evoca una sonorità antica, classica, regala le stesse sensazioni che davano i versi del Leopardi o del Carducci quando si cercava di capire la vita attraverso la poesia.” (Franco Battiato)

Avevo scritto Sally per lei e non lo sapevo.” (Vasco Rossi)

La questione è dibattuta da sempre: è l’abilità di un interprete che fa grande una canzone oppure sono taluni brani baciati dalla folgorazione dell’Arte compositiva ad esaltare le doti degli esecutori? Nella nostra misera penisola, ad esempio, pubblico e critica si dividono su due fronti: alcuni ritengono che vi siano per lo più cantanti modesti che vivono la loro stagione di gloria grazie a qualche brano indovinato, magari adeguato all’immagine costruita sul soggetto interessato, altri pensano che siano a nostra disposizione grandissime voci, inesorabilmente sprecate da autori assolutamente non all’altezza della situazione. L’enciclopedia della musica è zeppa di esempi nell’uno e nell’altro senso, citati quasi sempre in negativo dai duellanti opinionisti: se volete mettere d’accordo tutti – ma proprio tutti – occorre andare al capitolo dedicato a Fiorella Mannoia, classe 1954 ma, soprattutto, classe da vendere e gusto sopraffino. Infatti, nessun comune mortale si può concedere di mettere in discussione questa ex stunt-girl di successo (fu lei, molto richiesta nella irripetibile stagione degli spaghetti – western, a sostituire Candice Bergen nelle scene più pericolose del film “Il giorno dei lunghi fucili”, e a prendersi i ceffoni da Alberto Sordi al posto di Monica Vitti in “Amore mio aiutami”), da tanti anni ormai incontrastata icona della musica italiana di altissima qualità, al punto da essere divenuta l’Interprete per antonomasia, perchè non vi è canzone che sia toccata dalla sua ugola e non diventi perfettamente sua, al punto da farci dubitare della paternità quando l’autore tenta di riappropriarsene. Non occorrono arrangiamenti sconvolgenti o innovativi, super produzioni, effetti speciali o altre diavolerie: a rendere maestosa una canzone basta Fiorella, la sua capacità di prendere per mano l’ascoltatore conducendolo in mezzo alle emozioni che le parole e la musica vogliono trasmettere, e la sua innata personalità, che dona un’impronta assolutamente unica ad ogni interpretazione, senza accontentarsi mai di rifare il verso all’originale, anche quando affronta cover di brani già celeberrimi.

In concerto, poi, la sua carica emotiva è palpabile, come ha potuto appurare il pubblico che affollava il TeatroTeam di Bari nella tappa del “Combattente tour” organizzata da Vurro Concerti e da Bass Culture; a capo di una band di cinque elementi che ha in Carlo Di Francesco la sua guida, la Mannoia ha proposto un set di sicuro impatto, attingendo a piene mani dal suo ultimo ottimo lavoro discografico e, naturalmente, da gran parte del suo ormai sterminato repertorio. “I miei passi”di Fabrizio Moro è una straordinaria apertura per una scaletta che (ci si scusi il gioco di parole) non conosce passi falsi, al punto da far finanche apparire troppo brevi le oltre due ore concesse, in cui trovano posto perle di accecante bellezza, come, da “Combattente”, oltre alla canzone che dà il titolo all’album, “Che sia benedetta”, con cui è giunta seconda all’ultimo Festival di Sanremo, “Nessuna conseguenza”, “Siamo ancora qui”, scritta da Fiorella con il nostro Bungaro, pensieri di Zo� per poi continuare con Come si cambia� aff�nero bollente�e e parole perdute� ed altri capolavori sparsi, tra cui La cura di Franco Battiato, l’attualissima ffeso di Niccolò Fabi, la citata Sally di Vasco Rossi, treni a vapore e Le notti di Maggio di Ivano Fossati, Eh che sarà di Chico Barque e Felicità di Lucio Dalla (in cui però si fa sentire l‘assenza del piano di Danilo Rea), ed un inaspettato omaggio a Mina e Lucio Battisti con nsieme e la splendida penso a te� che tutto il Teatroteam canta all’unisono. Ecco quello che fa Fiorella: fa in modo che il cuore del suo popolo palpiti insieme al suo, sempre, indissolubilmente; ad esempio, quando intona uello che le donne non dicono�di Enrico Ruggeri non vi �donna che non sia sul palco con lei a cantarla, come non vi è uomo che non comprenda un po’ di più l‘universo femminile, o quando improvvisa passi di danza sull’immancabile finale de Il cielo d‘Irlanda di Massimo Bubola, permettendosi anche il lusso di scendere tra il pubblico, non vi qualcuno tra noi che non si scopra a tentare improbabili balletti, quasi fossimo in preda ad una magia ipnotica. La verità è che alla Mannoia ormai senti di poter concedere tutto, senti di poterti fidare, qualità che pochi di questi tempi possono vantare (pensiamo, ad esempio, al già citato Niccolò Fabi), di poterle affidare le tue emozioni e le tue speranze, certo che saprà farne tesoro, prima di tornare al freddo ed al buio che ci attanaglia fuori dal teatro, si ma con in petto un cuore che danza.

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