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Il Cinema è il Cinema. Questa settimana parliamo di “Professione: Reporter” di Michelangelo Antonioni (1974)

31 Lug 2017 | Nessun Commento | 720 Visite
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Michelangelo Antonioni-Jack NicholsonCome disse il maestro Antonioni: «Noi sappiamo che sotto l’immagine rivelata della realtà ce n’è un’altra più fedele alla realtà, e sotto quest’altra un’altra ancora, e di nuovo un’altra…fino alla vera immagine di questa realtà, assoluta e misteriosa».

Il regista ferrarese e l’attore americano Jack Nicholson volevano fare un film insieme e da questa intesa è nato questo assurdo capolavoro.

Il reporter televisivo David Locke, splendidamente interpretato da Nicholson, sta girando un documentario sui guerriglieri. Intanto scopre in una camera d’albergo, il cadavere di un suo omonimo che tra l’altro e molto somigliante a David anche nello stile di vita, così, il reporter decide di rinunciare alla propria identità per assumere quella del morto che era un trafficante di armi.

David, seguirà tutti gli appuntamenti in agenda del defunto e si lascerà sopraffare dagli eventi.

Il regista affermò la presenza di due documentari nel film, uno del protagonista David sull’Africa e poi quello del regista ferrarese sul protagonista stesso.

Quest’opera originalissima di Antonioni, potrebbe apparire un giallo ma è un film intimista dove i protagonisti sono i paesaggi e l’essere umano che quasi impotente si abbandona alla propria inconsistenza.

Il protagonista rifiuta il passato e si rifugia in un futuro impossibile e improbabile, questa crisi esistenziale è rappresentata anche dalle splendide riprese del deserto del Sahara che è appunto simbolo di svuotamento e mortificazione oltre che di sublime meraviglia.

Non posso non citare il celebre piano-sequenza finale ormai entrato di diritto nella storia del cinema, la macchina da presa,  dalla stanza del protagonista prossimo alla fine, oltrepassa le sbarre della finestra mostrandoci la piccola realtà quotidiana fatta di piccole e inutili esistenze.

Concettualmente siamo molto vicini a Pirandello e Albert Camus ma Michelangelo Antonioni usa il cinema, bellissima la fotografia di Luciano Tovoli che illumina i paesaggi attraversati dal protagonista: Inghilterra, Barcellona e Africa.

Infine un Jack Nicholson senza precedenti, la sua è probabilmente l’interpretazione più scarna e intimista.

È triste morire senza aver visto “Professione: Reporter”!

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