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Il Cinema è il Cinema. Questa settimana parliamo de “Il prestanome” di Martin Ritt (1976)

22 Mag 2017 | Nessun Commento | 654 Visite
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woodyBel film di denuncia; Martin Ritt e si vede, ama il cinema e la sua storia, solo chi ha fatto parte della lista nera (come Ritt e lo sceneggiatore del film Walter Bernstein) poteva esprimere le sensazioni e le angosce delle vittime del maccartismo.

Siamo nel 1952, lo sceneggiatore televisivo Alfred Miller non può più lavorare perché denunciato nella lista nera, (persecuzione ideologica nonché provvedimento politico per le attività antiamericane, guidata dal senatore McCarthy dal 1948 al 1955), così, disperato, lo sceneggiatore chiede aiuto al suo amico Howard Prince.

Prince è interpretato da un Woody Allen misurato e pervaso di una comicità dolorosa, l’uomo è un buono a nulla squattrinato con debiti sparsi, quindi si rende immediatamente disponibile come prestanome al 10% per l’amico scrittore.

L’attività di prestanome, la pratica colui che offre il proprio nome e immagine alle opere scritte da scrittori appunto in difficoltà politiche in quanto estromessi per le loro idee da ogni lavoro.

Pian piano gli affari di H. Prince decollano, fa il prestanome anche per altri due scrittori, non ha più debiti, si lega sentimentalmente ad una regista televisiva che è all’oscuro della sua attività e diviene una vera e propria star (pur essendo un semianalfabeta).

Anche lui verrà denunciato e tra la delazione di altri comunisti e la prigione, sceglierà la prigione.

La trama e quasi agiografica, presenta anche qualche contraddizione (come fa Prince semianalfabeta ad intrattenere relazioni pubbliche e intellettuali con i vari produttori televisivi?).

Lo stile di Ritt è semplice e si conferma grande direttore di attori infatti il film possiede dei picchi notevoli equilibrando commedia e tragedia.

Si evidenzia comunque un’altra piaga della storia del ’900: la persecuzione! lo spettatore maturerà una incredibile necessità di giustizia sociale.

Infine un grandissimo Woody Allen come attore, nella sua prima interpretazione “amara”.

È triste morire senza aver visto il “Prestanome” !

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