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“Il cinema è il cinema”. “Blow up”, una fotografia dell’inesistenza della realtà

6 Mar 2017 | Nessun Commento | 1.367 Visite
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Terzo episodio della rubrica cinematografica di Lino Aulenti con il commento su “Blow Up”, film del 1966 di Michelangelo Antonioni.

thumbnail_Blow UpVero e proprio compendio di fenomenologia, nonché prezioso album made in sixties.

Michelangelo Antonioni, stilisticamente, il regista meno italiano, ci conduce questa volta, nell’esplorazione del nulla e nell’analisi della (realtà?) dall’interno al di fuori (il Blow up stà a significare letteralmente: ingrandimento).

Il regista ferrarese, ispiratosi ad un racconto di Julio Cortazar, per la sua analisi si serve di un fotografo di moda.

Tutto il film è un’enorme fotografia della realtà, e, proprio quando la realtà arriva al culmine della sua pienezza (blow up): non esiste.

Il film, che presenta un vistoso taglio documentaristico, con un montaggio singhiozzante e iperrealistico, gioca tutto sul contrasto tra essere e non essere per lasciarci, nel finale, con un grande senso di vuoto accresciuto appunto, dall’aspetto formale che è assolutamente perfetto nella sua imperfezione.

Il fotografo, di cui non sapremo mai il nome, fotografa clandestinamente una coppia in un parco, sviluppando il negativo ed ingrandendo un particolare, scopre, nascosto tra gli alberi, un cadavere. Ci chiederemo se questo cadavere, c’è mai stato… Tale sarà l’interrogativo e il mistero si infittisce sempre di più, ecco l’abilità del regista, fino ad assumere una dimensione metafisica.

La risposta è tutta nel finale dove, il fotografo osserva nel parco dei mimi che inscenano una partita a tennis e cosciente del fallimento, rimane solo.

“Blow Up”, nella sua pop art, è una perfetta riflessione sulla piccolezza dell’uomo di fronte all’impalpabilità e fragilità dei sensi, inganno della realtà e illusione dei mezzi tecnici dei quali l’uomo stesso si serve.

Per citare Jean Paul Sartre«noi abbiamo solo la coscienza di fare e di vedere qualcosa ma non facciamo e vediamo nulla», proprio come il fotografo del film, noi esistiamo: ex(sistere) = stare fuori.

È triste morire senza aver visto “Blow Up”!

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