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“Il Cinema è il Cinema”. Berlin Alexanderplatz, Il cinema d’oro di Fassbinder

27 Feb 2017 | Nessun Commento | 812 Visite
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Continua con questo articolo la rubrica del critico cinematografico Lino Aulenti. Questa volta tocca a “Berlin Alexanderplatz” di Fassbinder.

thumbnail_Berlin AlexanderplatzGermania anni ’20, Franz Biberkopf dopo aver scontato quattro anni di prigione per aver ucciso la sua compagna, è in libertà, fiducioso sulla bontà degli uomini e con la promessa di essere onesto fino alla fine dei suoi giorni. Purtroppo non sarà così, di nuovo nel mondo, conoscerà vari personaggi che gli impediranno questo proposito, uno su tutti sarà Reinhold un piccolo gangster che avrà un’influenza deleteria su Franz ed arriverà anche ad uccidergli la sua amata Mieze, la donna che Biberkopf ha conosciuto ed ama. Franz verrà accusato ed arrestato per il delitto di Mieze, entrerà in manicomio divenendo successivamente, con molta probabilità, un nazionalsocialista.

Tratto dal romanzo omonimo del 1929, di Alfred Döblin, esponente della “Nuova Oggettività” questo capolavoro di Fassbinder, venne realizzato in forma di serial televisivo, in 13 puntate e un epilogo per un totale di 15 ore e mezzo.

Tutta l’opera ruota prevalentemente sul rapporto Biberkopf-Reinhold-Mieze, il regista si proietta totalmente nei tre personaggi concedendosi nell’epilogo onirico: “Il mio sogno da un sogno di Franz Biberkopf” un’analisi definitiva sul protagonista Biberkopf, infatti si oscilla tra psicoanalisi, riferimenti storici e le ossessioni del grande regista tedesco.

Dopo aver girato una trentina di film, Fassbinder comincia già con “Il matrimonio di Maria Braun”(1979), una personale trattazione del passato della Germania, l’hanno definita nel caso di “Berlin Alexanderplatz”“una sorta di discesa agli inferi, un viaggio mitico nel ventre della storia per scoprire il cordone ombelicale che lega il presente al passato”.

Questa sicuramente è un’opera semplice nella sua lettura e complessa nei suoi simboli, il serial di Fassbinder scorre perfettamente, ci troviamo di fronte personaggi semplici che lottano per vivere e qui il regista rimane fedele alla linea letteraria del romanzo di Alfred Döblin; tuttavia Fassbinder riprende il tema, a lui caro, della sottomissione, ritraendola questa volta come sottomissione alla società che sancisce la sconfitta dell’uomo.

Lo spettatore resta affezionato e si appiglia a Franz Biberkopf, così come Biberkopf lo è per la propria vita, egli, rappresenta infatti, la vita e l’ideale impossibile da raggiungere, c’è molta passione nel suo impegno e con lui la delusione arriva anche a noi come un pugno nello stomaco: «La vita è altrove» scriveva Rimbaud.

È triste morire senza aver visto “Berlin Alexanderplatz”!

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