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I Radicanto colpiscono nel segno per la decima edizione di “Di voce in Voce”

8 Dic 2018 | Nessun Commento | 984 Visite
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giuseppeditrizioIn una piovosa sera di inizio dicembre, la suggestiva cornice dell’Auditorium la Vallisa di Bari, ha fatto da sfondo alla seconda serata, della X edizione, del Festival Metropolitano “Di Voce in Voce”. I concerti iniziati lo scorso 3 dicembre, ad ingresso gratuito, come sottolinea Giuseppe De Trizio dei Radicanto, sono stati realizzati con il sostegno della Regione Puglia, del Comune di Bari, della Fondazione Nikolaos, del COAR (Cooperativa artisti) e delle associazioni Arte in Viaggio e Echo Events.

La rassegna è stata inaugurata al Teatro Traetta di Bitonto, dal 5 al 7 Ottobre scorso, ed ha visto anche una tappa itinerante in Polonia, nell’ambito della settimana della lingua italiana nel mondo. Il 5 Dicembre, la serata conclusiva della rassegna, ha visto sulla scena il salentino Claudio Prima, Maria Moramarco & Uaragniaun.

Giuseppe de Trizio musicista, compositore e fondatore della band Radicanto, affiancato da Adolfo La Volpe spiega, con poche parole, l’anima della rassegna musicale in corso. La kermesse musicale, divisa in tre serate, diverse tra loro, spazia armoniosamente, dai grandi classici, alla musica latino americana, fino ad arrivare alla musica del pugliese Domenico Modugno, il tutto in un continuum di variopinte suggestioni musicali e contaminazioni. Poche parole ancora ed il concerto ha inizio in un’ambientazione, intima e dall’ acustica perfetta. Raggiunge la scena l’artista Luigia Bressan, in mano solo un carboncino nero che usa per disegnare, con grazia, su di un’ampia tela bianca. Un delicato tappeto musicale e le note dei Radicanto fanno da sfondo ai disegni che affiorano rapidi davanti ai nostri occhi. La tela sembra appena sfiorata e tra le note dei due abili musicisti, un albero dal fusto ritorto, inizia a prendere forma. Bastano pochi attimi per intuire che si tratti di qualcosa in più di una semplice serata in musica.

La musica riempie il piccolo auditorium, l’ambiente è raccolto, l’atmosfera suggestiva, il pubblico teso ed attento e sulla tela vediamo comparire una maschera sul tronco d’ulivo e poi ancora, un cervo immerso nell’acqua. Il cervo, come spiegherà la Bressan e’ il suo animale guida, simbolo di eleganza, capace di perdere ogni anno le sue corna ma di sapere attendere, l’anno successivo per vederne ricrescere di nuove.

Ad emozionarci ancora, in questa serata in cui, il disegno si fonde con la musica, dal palco ci arriva la voce calda e piena di Maria Giaquinto. La cantante riscalda ulteriormente la scena con il suo vestito rosso, lasciato sapientemente svolazzare, durante i suoi racconti. Francesco de Palma, con le sue percussioni ci trasporta, invece, in atmosfere lontane dai suoni talvolta esotici. Il connubio tra note, percussioni, voce e disegni e’ armonioso, fluido e la musica dei Radicanto, pare giunga, davvero, dalle radici del canto. Sono suoni di terre di frontiera in cui si mescolano colori, musica e dialetti colorati del nostro sud. Ci sono molti mondi nella musica dei Radicanto, è una musica dai mille risvolti, una musica che attraversa lieve le tradizioni dei popoli e proviene da lontano tra evocazioni balcaniche e suoni popolari nostrani, che ricordano la pizzica e la tarantella.

Musica, percussioni, ombre, ed ancora sapienti giochi di chiaro-scuri sulla tela, ed ecco che dal fondo bianco si scorge, tra l’ulivo ed il cervo, una fontanella che sgorga acqua. Maria Giaquinto canta e racconta, in un continuo fluire tra parole e musica. E mentre racconta la storia di Pizzomunno perso d’amore per Vieste, sembra quasi di vedere le sirene, gli schizzi, l’acqua e le grida che la videro sparire, insieme a Pizzomunno divenuto pietra dal tanto dolore. Ed ancora ricordi in parole ed in musica di un Pasolini in visita a Bari, della storia di Partenope, Pulcinella ed Orfeo tra le tante ascoltate. Il tempo scivola veloce tra i racconti, le note ed i disegni, che sembrano fusi come se uno fosse ispirazione per l’altro. La performance live colpisce per la sua composizione eterogenea ed armonica.

E’ proprio vero che ‘c’è chi la musica la fa e chi, fortunato, la musica la riceve’, come ci racconta Giuseppe de Trizio.

 

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