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I nostri frammenti di Puglia, un esperimento di speranza

2 Giu 2008 | Nessun Commento | 2.197 Visite
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Copertina Frammenti di Puglia

 Lsd è chiamata oggi a testimoniare di uno straordinario esperimento. Un gruppo di ragazzi di una scuola media del quartiere San Paolo in Bari, presi e messi lì, per quattro mesi ciascuno al centro di un universo che si dipana dall’ambiente circostante, case-cose-strade-cielo-terra-mare, fino agli sterminati spazi del proprio essere. Risultato? La bellezza! Frammenti puri di una Puglia che esiste, che non rimane a casa davanti alla tv, che non percorre chilometri alla ricerca di esotici spazi artificiali, di una Puglia che é e non appare.
Si chiama difatti Frammenti di Puglia (Edizioni La Vallisa, Bari 2008), il risultato di questo esperimento, una mirabile raccolta di poesie curata dal poeta Nicola De Matteo, composta dai versi che questi ragazzi (ragazzi, è bene ricordarlo, appartenenti a situazioni economiche e sociali disagiate) hanno catturato dal loro universo e portato su carta con sincera maestria. Non parliamo infatti di semplici rime su temi facili ed immediatamente accessibili, parliamo di una ricerca coscienziosa e profonda che ciascuno di questi ragazzi ha compiuto dentro se stesso. In quattro mesi, grazie alla guida sapiente delle loro professoresse Antonietta De Sanctis e Anna De Liso promotrici dell’iniziativa- e del poeta, hanno assaporato prima di tutto il gusto della parola poetica, poi dei temi dell’esistenza e della natura, anche se potevano sembrare -erroneamente- ostici e poco adatti a dei bambini di 12 anni; ed infine si sono cimentati con la scrittura creativa divenendo loro protagonisti, protagonisti capaci e perfettamente a loro agio tra le maglie dell’anima e della sensibilità umana. L’effetto è strabiliante, sconcerta anche in relazione all’età degli scrittori. I versi traducono emozioni vive, trasportano su carta le profondità vertiginose del tempo e dello spazio, dei pensieri e delle cose. Non sono le immagini e le meditazioni di bambini, ma quelle di esseri umani portati a cimentarsi con la verità, ad occhi nudi, senza barriere di alcun tipo, testimoniando una purezza che è in noi tutti, ma che il più delle volte rimane sopita.
Ciò che non si può raccontare per bene in questo articolo è l’intreccio di emozioni che si provano ascoltando queste opere, ciò che si può e si deve raccontare è invece la sconcertante consapevolezza a cui si è giunti. Tale esperimento dimostra, difatti, non soltanto la grande ricchezza che è nei nostri bambini (e in noi tutti esseri umani) della quale non dubitavamo, ma che i temi (a torto definiti “alti”) e i linguaggi della poesia, dell’arte e della letteratura possono interessare, coinvolgere e stimolare a dispetto di coloro che voglio ed impongono altri e più banali temi, guarda caso quelli più commerciabili. Tutto ciò dimostra che i nostri bambini, il nostro futuro, ma più in generale la nostra società, se guidata verso la bellezza, e non lasciata in balia del qualunquismo e del disinteresse televisivo, possano davvero produrre altrettanta bellezza e con essa una società più ricca, più aperta, più tollerante e di certo migliore.
La raccolta contiene, tra l’altro, alcune delle più belle poesie di Nicola De Matteo, estratte dalle sue precedenti opere e scelte dai ragazzi di San Paolo.  E proprio con una piccola intervista all’autore, realizzata a Palese durante la conferenza indetta per la presentazione di Frammenti di Puglia, che tenteremo di dar conto meglio di questa esperienza.

I ragazzi di San Paolo

 Quali, anzi, chi sono questi i frammenti di Puglia?

I frammenti di Puglia sono gli stessi ragazzi. Il mio approccio nei loro confronti è stato quello innanzitutto di sentirli esseri umani, in quanto persone sensibili, che non meritano dunque di essere discriminati per nessuna ragione. Ho dato il massimo e ritengo di aver ricevuto altrettanta attenzione. Quindi i frammenti di Puglia sono queste piccole perle nate all’interno di un percorso poetico, di cultura e di lettura.

 Quanto ha dato al poeta e all’uomo Nicola De Matteo questa esperienza?

Abbiamo avviato questo lungo e anche difficile percorso, con dei ragazzi che frequentano la scuola media del quartiere San Paolo di Bari, con l’ambizione di tirare fuori da loro il meglio di quello che si cela nel loro animo, al di là la di quello che è, apparentemente, un quartiere difficile. Un quartiere a rischio, un quartiere dove i ragazzi possono essere fuorviati da dei comportamenti non certo esemplari. Per cui mi sono tuffato in questa esperienza, consapevole della difficoltà che richiedeva. Però, che cosa traggo ora che quet’avventura è terminata? Traggo una forte carica emotiva, che comunque questi ragazzi mi hanno dato, una forte carica che mi consente di andare avanti anche nel mio percorso letterario in maniera ancora più profonda, consapevole che, dalle dificoltà che ho incontrato sono riuscito a formare ancor meglio il mio carattere, il mio io, con uno stato d’animo che sicuramente mi darà la possibilità di affrontare quello che è il mio futuro percorso poetico.

Quindi si sente cambiato?

Sì, e proprio in virtù delle difficoltà. Sono le piccole quotidiane frapposizioni tra noi e il benessere che ci danno quella possibilità di comprendere sempre più e sempre meglio quelli che sono i fattori che ci legano ad un percorso genuino di ricerca di uno spazio  interiore che ognuno cerca di ritagliare. E quindi questi frammenti che sono cresciuti, c’hanno dato al contempo, per certi aspetti, la possibilità di crescere, di prestare attenzione ad un mondo che, a me personalmente, era completamente sconosciuto: al di là di ciò che si dice, legge sui giornali o si vede in televisione, è un mondo che ha dei contenuti, delle grosse potenzialità e soprattutto dei grossi sentimenti che vanno tirati fuori per dare la possibilità a questi ragazzi di abbandonare quelle strade fuorvianti verso cui, una realtà difficile come la loro, può condurre.

In ogni caso pensa che i ragazzi abbiano capito il potere dell’arte e in particolare della poesia, come alternativa espressiva?

Ritengo proprio di sì, quello che ho cercato di far comprendere loro è stata la carica d’energia che consente attraverso lo scrivere, attraverso l’approcciarsi al mondo della poesia, di tirar fuori quel qualcosa di unico che ciascuno ha dentro e che non riuscirebbe altrimenti a tirar fuori. Questo percorso fa nascere delle immagini, e queste immagini non sono altro che il linguaggio poetico che all’interno di ognuno si cela, ma che non siamo sempre bravi a svelare. Invece, con questo percorso di poesia, abbiamo trasmesso la capacità di trasformare quelle che sono le sensibilità di ognuno di noi, di ognuno di loro, nella capacità di distinguere gli aspetti più veri della realtà di tutti i giorni.

 I ragazzi coinvolti in questo esperimento sono undici, lei crede che sarebbe possibile estenderlo su una più larga scala, e quali mezzi si potrebbero impiegare?

La scelta è stata fatta dalle insegnanti all’interno di un corso di perfezionamento e potenziamento scolastico, in base alle abilità e alle sensibilità dimostrate nel corso del primo anno.
Estenderlo? Certo che si può, bisogna però comprendere come meglio la scuola dovrebbe porsi nei confronti di quegli esterni, come me, che si avvicinano ad essa con spirito di servizio e non per altri motivi. Il concetto principale è che si può dar vita ad un percorso anche più esteso di poesia, solo se chi lo promuove si metta a diposizione della scuola, ma più ancora dei ragazzi (che sono i cittadini del futuro) con spirito di servizio e grande disponibilità.

Concludiamo con tre brevissime poesie contenute nella raccolta, concesse dal poeta alla lettura di voi lettori.

DI RELLA ANNARITA
Perché i sogni svaniscono?
Scrivo una poesia,
versi che non scorderò mai
perché ti volevo bene,
un bene grande
che ormai non c’èpiù.
Un sogno è morto dentro dime.
Eppure non ho dimenticato
che eri la mia più grande
poesia.

MAZZONE LEONARDO
L’amore si è acceso in me
come stella luminosa in una
notte buia.
So che non posso chiederti nulla,
ma aspetterò perché nei tuoi occhi
mi perdo.

NICOLA DE MATTEO
Uva nera
Mi ricorderò di questo ottobre
l’odore del mosto nelle corti a sera

e quel continuo pigiare l’uva nera
che finisce per tingere ogni tramonto

di porpora

-inedita-

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