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I Fratelli Sisters: ottimo western “atipico” con una regia da manuale

6 Mag 2019 | Nessun Commento | 407 Visite
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E’ uscito senza nessuna enfasi pubblicitaria I Fratelli Sisters, western diretto dal francese Jacques Audiard, che lo ha co-sceneggiato.I costumi sono invece dell’italiana Milena Canonero.I tre interpreti principali sono John C. Reilly, Joaquin Phoenix e Jake Gyllenhaal.I primi due  nei panni  dei  fratelli Sisters, Gyllenhaal è invece un ambiguo cacciatore di uomini, al servizio dello stesso Commodoro dell’Oregon per il quale “lavorano” i Sisters, impegnati in eliminazioni e omicidi.Il contesto è ricco di ossimori, a cominciare dal titolo. La  parola Sisters in inglese vuole dire Sorelle.Dunque Fratelli Sisters indica un contrasto di fondo. Ad esempio, il maggiore dei due interpretato da John C. Reilly  (Eli) è di indole buona, ma ha dovuto diventare un criminale per adattarsi a Charlie (Joaquin Phoenix) il quale, soffrendo per la condizione di alcolismo del padre, si è messo nei guai diventando anch’egli un alcolizzato e inimicandosi  un gran numero di delinquenti, che lo fanno inseguire dai loro tirapiedi.Ancora, il personaggio di Morris interpretato da Gyllenhaal si fa sedurre ideologicamente dal “ricercato”, ovvero il chimico inventore di una formula cerca-oro Hermann, inseguito dai Sisters sempre per conto del Commodoro. Lo scienziato autore della prodigiosa formula è interpretato dall’attore e cantante  anglo-pakistano Rizwan Riz Ahmed, quarto in cartellone.Il quartetto citato si allea contro i “nemici” originando una serie di dinamiche che avranno vari effetti.E’ certo che tale western rielabora i contenuti classici esaltando le psicologie dei personaggi.Dei Sisters vengono messe in gioco le dinamiche familiari pregresse e  le loro contraddizioni, mentre il finale, bellissimo, li vede rapportarsi con la volitiva madre, interpretata dalla veterana Carol Kane, che nel 1975 venne candidata all’Oscar.Ma c’è anche una boss al femminile, tale Mayfield, tenutaria di saloon, doppiata con una voce maschile alla quale dà il volto   Rebecca Root.Gli esterni sono girati in Romania, ma anche in Spagna e Francia e dunque per niente nell’Oregon.L’azione è presente, anche se nella prima parte la pellicola risulta un po’ pesante. Comunque si riscatta bene, grazie anche alla partecipazione di Jake Gyllenhaal ,dal volto sofferto ed espressivo, mentre esiste un cameo di Rutger Hauer nel ruolo del Commodoro. Il veterano  è ritratto “da morto” mentre impersona il suo personaggio (il Commodoro) nella bara.La sceneggiatura vuole mettere all’indice l’avidità dei cercatori d’oro, ma anche il recupero dell’umanesimo, della cultura e della filosofia insiti nel personaggio del chimico Hermann, il quale coltiva il culto dell’amicizia.La sua figura sarà un insegnamento di vita per i Sisters che ritrovano loro stessi dopo avere accertato che il  crimine non soltanto non paga, ma uccide le coscienze.La coproduzione è vasta: spazia dal Belgio alla Francia, per includere  Francia, Romania, Usa. John C. Reilly è l’attore con il ruolo maggiormente ricco di sfumature e offre tutta la sua versatilità alla storia, bene accompagnato da Joaquin Phoenix.Per una coincidenza, Reilly è sugli  schermi in contemporanea con Stanlio e Ollio di John S. Baird nei panni di Oliver Hardy, attualmente secondo al box office , mentre i Sisters viaggiano al settimo p.Un César come miglior regista ad Audiard, ma anche un Leone d’Argento a Venezia nel 2018 per avere diretto i Sisters, ispirati a un romanzo del 2011 di Patrick deWitt, “Arrivano i Sisters”.

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