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I corvi. Per una storia della massoneria in terra di Bari, l’ultimo libro di Michele De Santis

16 Ago 2013 | Nessun Commento | 2.189 Visite
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corviCiclicamente la Massoneria Italiana è sottoposta ad un’autentica caccia all’untore. Il libro che presentiamo ne è una delle dimostrazioni più drammatiche nella storia di questo Stato, nato dopo molte, troppe, battaglie.

Il Fascismo nacque con il sostegno di molte figure della Massoneria dell’epoca, e molti dei dirigenti del P.N.F. erano iscritti alle Logge Massoniche delle più importanti famiglie. Ciò non ha impedito che dal 1921 al 1925 molti Massoni e molte sedi della stessa fossero oggetto di rappresaglie e violenze, anche fisiche, da parte delle squadracce fasciste. I libri ed i registri furono distrutti e dati alle fiamme, forse anche al fine di eliminare le prove della appartenenza massonica di molti rappresentanti della gerarchia fascista.

Nel 1925 si acuì la recrudescenza, a seguito del delitto Matteotti, del 10 Giugno 1924, il Fascismo decise di uscire definitivamente dall’alveo della legalità costituzionale, ed eliminare le Libertà faticosamente conquistate dopo il 1861 ed il Risorgimento: la Libertà di stampa, la Libertà di associazione, la Libertà di religione, la Libertà sindacale e quella politica.

Le elezioni politiche del 1924, con una Legge elettorale definita “truffa” dalle opposizioni, avevano dato al listone governativo capeggiato da Benito Mussolini, la maggioranza assoluta della Camera dei Deputati. Pertanto, con la forza di tale risultato, il nuovo Governo decise di trasformare tale risultato in un potere assoluto.

La caccia all’untore (massone) fu il risultato più ovvio. Del resto Antonio Gramsci definì la Massoneria “l’unico partito organizzato della borghesia”, con questa affermazione difese e contemporaneamente condannò la stessa sul piano politico e storico. La difese in quanto in tal modo, da esponente della lotta politica di classe, riconosceva un ruolo politico e sociale alla borghesia ed alla Massoneria che non potevano essere eliminate, se non violentemente, ed, anzi, dovevano democraticamente e liberamente essere rappresentate. La condannò in quanto da rivoluzionario, trozkista e comunista massimalista, la sua battaglia storica era destinata a trasformare lo Stato con la dittatura del proletariato. E poiché Mussolini, da ex socialista massimalista ed ex compagno di partito di Gramsci stesso, dichiarava di volere “un’Italia proletaria e fascista” non poteva che rafforzare la sua idea che il nemico principale da combattere fosse la borghesia liberale e, quindi, la Massoneria.

Benedetto Croce ricordò e condannò spesso la frase che Mussolini ripeteva continuamente: “colpiremo nel ventre la borghesia”.

Nel novembre del 1925 la proposta di Legge, scritta dal nazionalista e “massonofobo” Alfredo Rocco, giunse al Senato del Regno, ed ottenne solo dieci voti contrari, ma molto importanti per la personalità dei votanti. Benedetto Croce, che negli anni aveva espresso più volte la sua “idiosincrasia” nei confronti della Massoneria, dichiarò di astenersi dal voto, ma non uscì dall’Aula, in quanto “… la Libertà di riunirsi in Loggia non poteva essere negata dallo Stato”.

Tutto questo portò al ritorno alla Massoneria latomistica tristemente conosciuta in Italia nel ‘700 e nell’800, prima del 1861. Come non ricordare i moltissimi martiri della Libera Muratoria di quei secoli, portati sui patiboli, nelle inumane carceri austro-ungariche, borboniche e pontificie. Silvio Pellico detenuto in Moravia nello Spielberg, Emmanuele De Deo, padre Ugo Bassi, Mario Pagano, ecc.ecc..

Ovviamente, anche il Fascismo diede i suoi martiri alla Libera Muratoria. Compresi coloro che non ripudiarono e bevvero l’amaro calice della “onda letéa delle antiche iniziazioni”, e mandati in esilio o nelle carceri, ovvero semplicemente esclusi dal proprio lavoro e dalla propria corporazione, in quanto rei di essere Massoni e, quindi, “anti-italiani”.

La caccia all’untore proseguì per tutta la durata del regime, e questo insieme di documenti ritrovati presso l’Archivio di Stato di Bari, e fedelmente riportati e riprodotti dall’Autore-Ricercatore Michele De Santis, ne sono una, certamente non esaustiva, dimostrazione.

Troppo spesso, come si dice in Massoneria, “il nemico non è fuori dalle colonne del Tempio, ma all’interno”. Infatti, le lotte intestine, le scissioni, la proliferazione delle Obbedienze o pseudo-tali, i Gran Maestri che disconoscono l’operato dei predecessori condannandoli, o i Gran Maestri uscenti che non riconoscono i successori, alcuni Massoni in sonno che letteralmente “sputano nel piatto in cui hanno mangiato” e denunciano immaginari “complotti” che hanno solo la rilevanza mediatica di far individuare nella Massoneria la causa di tutti i mali della società.

Purtroppo, secondo molti non è la società il male della Massoneria, come in realtà, ma la Massoneria l’unico male della società.

Se davvero fossero rispettati, in tutti i contesti, i principi di Libertà Uguaglianza e Fratellanza il mondo che ci circonda sarebbe infinitamente migliore.

Il libro dell’autore Michele De Santis “I corvi. Per una storia della massoneria in terra di Bari” (pagine 264) è stato pubblicato da L’Arco e la Corte di Ninni Dimichino ed il costo è di 10 euro.

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