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I Baroque e la disinvolta audacia di un rock barocco

11 Mag 2011 | Nessun Commento | 1.541 Visite
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BaroqueLa copertina di Rocq è resa quasi anonima da un bianco essenziale e cospicuo, ma il suo contenuto è eccentrico e validissimo. I Baroque mantengono fede al nome che portano sfoggiando nuove creazioni sfarzose, appunto barocche, che a tratti risultano una seconda pelle, a tratti costringono come una maglia infeltrita. L’album dei torinesi richiama certi fronzoli dei Queen ma ad essi somma l’energia, la freschezza e l’insolita strafottenza di chi vuole demolire le certezze di un’editoria discografica che già da tempo non osa più.

Ed ecco allora svettare la musica di questi quattro “Scaramouche” abili nel redigere testi come sberleffi che strappano un sorriso e innescano le sinapsi. E giù con Cardiopasto che spara bordate alla tv che spettacolarizza drammi domestici; i paradossi di Karatechismo; l’anarchia de La festa dell’alloro; il trasformismo del Camaleonte. E se L’antipatico è un brano che cela l’identità del destinatario, il dittico ἰχθύς (Il pesce) – Gli avvoltoi hanno fame individua chiaro il suo attore e ne suppone le testimonianze (in verità vi dico: tradimento!!! Un lurido figlio di troia mi bacerà […] già lo so che domani mattina, col sole, sarà l’aldilà).

Presenti anche tre brani cantati in lingua inglese dal combo che annovera il poliedrico Matteo Tambussi (voce, chitarre, synth) in combutta continua con tre musicisti e all’occorrenza coristi di valore: Alberto Ghigo al basso, Stefano Tiozzo al piano e alle chitarre e Alessandro Ghigo alla batteria.

La band è particolarmente presa da una frenetica attività live che dalla fondazione, anno 2003, ad oggi li ha visti esibirsi in numerosi concerti. Alcuni davvero speciali. I Rocq hanno aperto per Nick Cave, Primal Scream, Africa Unite, e Moltheni. Nomi altisonanti certo, i primi due di caratura internazionali, ma l’esperienza pare essersi rivelata una mera formalità (si legga l’intervista rilasciata a LSDmagazine http://www.lsdmagazine.com/matteo-tambussi-leader-dei-baroque-ci-parla-del-suo-ultimo-disco-rocq/7399/). Ben più intima e festaiola l’atmosfera che si respira ai concerti organizzati per un pubblico più consono. A mostrare il clima da baldoria è la ripresa effettuata ad inizio anno per La festa dell’alloro http://www.youtube.com/watch?v=QBB7YsCH6Ss&feature=player_embedded

Tanti, forse troppi, i riferimenti agli amati Queen, croce e delizia di una band che si pone come punto di rottura tra “vecchio” e “nuovo” rock: a volte lo sguardo al glam di quarant’anni fa è francamente eccessivo. Ma la disinvoltura, l’audacia, l’intelligenza dei testi (sottili eppure leggeri), la perizia compositiva rendono comunque l’opera dei Rocq decisamente sopra la media.

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