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Damien Hirst, dal oggi alla Tate Modern di Londra la prima retrospettiva

5 Apr 2012 | Nessun Commento | 2.141 Visite
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Damien Hirst
In una stanza caldo-umida un centinaio di farfalle nascono, volano e alla fine muoiono davanti agli occhi dei visitatori. È In and Out of Love, l’installazione di Damien Hirst che ne ricrea un’altra del 1991: vita e morte, bellezza e orrore, come in molte delle opere dell’artista-showman al centro alla Tate Modern della sua prima retrospettiva in Gran Bretagna.

La mostra apre il 4 aprile e si propone come il pezzo forte delle Olimpiadi della Cultura in contemporanea con i Giochi di Londra 2012. Prevedibili file interminabili di pubblico per accedere ai saloni dove sono esposte 70 opere iconiche, dallo “squalo” in formaldeide (L’impossibilità fisica della morte nella mente di un vivente) al teschio di platino tempestato di 8.601 diamanti ‘eticì (For the Love of God), valutato 50 milioni di sterline ed esposto guardato a vista da due guardie giurate nel buio pesto di una stanza ad hoc costruita nella Turbine Hall: una sorta di tempio Maja o di una Casba, con il teschio scintillante al posto della Pietra Nera.

Se il successo di pubblico è indubbiamente scontato, meno facile è stato l’incontro con i critici che due decenni fa hanno decretato la fortuna di Hirst. Per il Guardian la retrospettiva è, proprio come il suo protagonista, «un’enorme delusione», mentre l’ex direttore dei musei di arte contemporanea a Manchester Julian Spalding ha suggerito ai collezionisti di vendere finchè sono in tempo: la bolla sta per scoppiare e le sue opere crolleranno di valore così come accaduto per la finanza mondiale.

La retrospettiva, realizzata con il sostegno della Qatar Museum Authority, è la prima in Gran Bretagna per l’autore di “A Thousand Years”, l’opera del 1990 che racchiude in nuce vita e morte, i due temi al centro delle creazioni di Hirst: larve si schiudono in una vetrina, diventano mosche, si nutrono su una testa di vacca mozzata e chiudono i loro giorni incenerite sopra una lampada ammazza-insetti. Nel 1988 Damien divenne famoso quando organizzò Freeze, la sua prima esposizione in un magazzino in disuso che mise Londra sulla mappa dell’arte contemporanea. Oggi 46enne, l’ex ragazzo prodigio dell’arte britannica è diventato un imprenditore che può contare su un patrimonio di 215 milioni di sterline destinato ad accrescersi con l’oggettistica in vendita nel negozio della Tate: dallo skateboard ‘firmatò da 480 sterline, alla carta da parati e la sedia a sdraio che riprendono il tema delle farfalle, al teschio di plastica ispirato a “Love of God“.

Gocce in un fiume di sterline che, a dispetto delle previsioni dei detrattori, sembra ancora ben lontano da prosciugarsi. Secondo l’indice C50 di Artnet, l’equivalente del Dow Jones per il mondo dell’arte, le opere di Hirst sono sempre state vendute a prezzi maggiori di altri artisti contemporanei. Presto, entro il 2014, l’artista troverà per quelle ancora invendute una ‘casà in uno spazio-museo a Lambeth accanto a pezzi della sua collezione privata: oltre duemila opere che includono lavori di Francis Bacon (uno dei suoi maestri), Jeff Koons e Banski.

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