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Hereditary: horror psicologico del quale Toni Collette è la star assoluta

27 Lug 2018 | Nessun Commento | 634 Visite
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HereditaryHereditary-Le Radici del Male è un horror psicologico propagandato erroneamente come uno dei film più spaventosi di sempre, con paragoni  del tutto inutili (“L’esorcista”).

In realtà Hereditary,  che è il  titolo originale Usa, senza appendici, diretto e sceneggiato dall’esordiente Ari Aster, offre la disamina di una famiglia di quattro persone, padre, madre, figlio adolescente e figlia (di tredici anni, ma ne dimostra meno, interpretata dall’inquietante Milly Shapiro, attrice e cantante di Broadway).
I quattro si riuniscono per i funerali della madre di lei, Ellen, una sorta di matriarca della quale apprendiamo le gesta tramite la voce di Anne.
E’ proprio  Anne infatti, magistralmente interpretata dall’attrice e cantante Toni Collette, ad illustrarci tutto il film, nei suoi risvolti segreti e nelle storie pregresse.
Tale soluzione da un lato valorizza e responsabilizza l’interpretazione di Collette, mettendo in ombra però gli altri interpreti, in particolare Gabriel Byrne nel ruolo  del marito Steve,
La vecchia Ellen aveva misteriose frequentazioni e organizzava strani rituali.
In pratica era una sorta di  medium  che praticava la stregoneria.
Inoltre la donna, affetta da patologie psicotiche, alle quali si  era unita una forma di demenza, era al contempo anche
madre  di uno schizofrenico che si impiccò e moglie di un depresso che si lasciò morire d’inedia.
E’ facile capire come l’elaborazione del lutto di Anne vada di pari passo a una sorta di rievocazione di tutto questo suo passato, infelicissimo.
Hereditary come tutti gli horror attira in sala folle di ragazzacci, i quali rumorosi e  sbeffeggianti mal reagiscono  alla storia, più che altro immersa nella rievocazione psicanalitica e nella psicologia familiare di un nucleo disfunzionale.
E così il disturbo provocato dal rumore di questi spettatori molesti raggiunge il culmine nel secondo tempo, quando è ormai chiaro che la pellicola non fa paura e sfrutta gli stereotipi dei thriller, con situazioni allungate e false ripartenze.
La durata del film, due ore e sette minuti, rende il tutto indigesto a tale pubblico scadente, ma l’opera si apprezza invece per le sue atmosfere decadenti e cupe e per lo scavo psicologico compiuto proprio dal personaggio di Anne, al suo interno ma anche all’esterno.
L’atmosfera del film è tristissima e non offre pace o momenti di relax, anche perché al primo lutto si aggiunge la morte della figlioletta Charlie, in un tragico incidente del quale è testimone il fratello Peter,  interpretato dal cantante-attore Alex Wollf.
Il tutto è girato interamente nello Utah e mentre Anne si riferisce a un gruppo di auto-aiuto per superare  le sue disgrazie,   conoscendo  l’accogliente Joan (Ann Dowd) una nonna devastata dall’incidente mortale occorso al nipote.  Tale carattere ha un ruolo di raccordo: introdurrà l’amica a pratiche spiritiche, dalle quali ella rifugge.
I tempi del film dicevamo sono dilatati, mentre il finale, sofferto e amplificato da scene silenziose, molte attese e qualche brivido in più, offre da un lato un “contentino” agli amanti dell’horror puro vanificando però il lavoro  psicologico della sceneggiatura, piuttosto elaborata, riallacciandosi a classici come Rosemary’s Baby.
La canzone dei titoli di coda, Both Sides Now, è un vecchio brano  di Joni Mitchell.
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