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Henry, il film di Alessandro Piva, quando Roma non è quella dei papi e delle auto blu

1 Mar 2012 | Nessun Commento | 1.160 Visite
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HenryRaccontare «la periferia dell’animo umano nel centro della capitale d’Italia. Mi piaceva l’idea di mostrare le ombre della città nelle immagini da cartolina». E’ quanto ha voluto realizzare Alessandro Piva come regista e produttore di Henry, noir metropolitano indie, con sprazzi di commedia nera, durante l’incontro con la stampa svoltosi questa mattina al Cineporto di Bari accompagnato dal Presidente dell’Apulia Film Commission, Antonella Gaeta e da una folta schiera di attori pugliesi che hanno preso parte alla realizzazione del film.Henry, in uscita il 2 marzo in 10 copie distribuito da Iris Film, tratta dal romanzo di Giovanni Mastrangelo, la pellicola, vincitrice nel 2010 al Festival di Torino del premio del pubblico, ha nel cast fra gli altri, Carolina Crescentini, Michele Riondino (Il giovane Montalbano), Claudio Gioè, Alfonso Santagata e Paolo Sassanelli.«Henry si potrebbe definire un pasticciaccio dell’Acqua Bullicante – dice Piva, trasferitosi a Roma da vari anni, alludendo al capolavoro di Gadda e alla zona dove avviene l’omicidio al centro della storia -. Ma si attraversa tutta la città, da Torpignattara a Piazza del Popolo. Volevo uscire dallo stereotipo della Roma periferica per raccontare l’intreccio di tanti dialetti e storie in questa città, che è specialista nel farci stare soli tutti insieme».Nella trama, la morte di uno spacciatore, Spillo (Max Mazzotta), innesca una guerra senza esclusione di colpi tra una banda di meridionali e i nuovi arrivati africani, che cercano di conquistare in città il mercato della droga (chiamata in gergo ‘Henry’). Una faida in cui finiscono coinvolti, fra gli altri, il tossicomane Gianni (Michele Riondino), la sua ragazza Nina (Carolina Crescentini), e due poliziotti, Silvestri (Claudio Gioè) e Bellucci (Paolo Sassanelli) tanto legati quanto lontani per scelte e destini.HenryUna Roma violenta che, nonostante il film sia stato girato tre anni fa, è quanto mai d’attualità: «Io stesso sono rimasto impressionato da certi fatti di cronaca, che richiamano il film. Ad esempio, l’arma del delitto (una miniatura del Colosseo) è stata decisa molto prima che qualcun altro usasse una miniatura del Duomo per colpire un certo personaggio – dice sornione Piva alludendo all’ex premier Berlusconi -. La realtà è capace di prendere l’immaginazione e scaravoltarla». Michele Riondino, che come gli altri attori ha lavorato a paga sindacale per permettere al progetto di andare avanti, spiega che «i personaggi sono molto fumettistici, delineati con linee molto doppie. Si mischiano bene fra di loro perchè il bene e il male si confondono». Fare un film come questo, aggiunge Gioè, «è una scelta del cuore, altre sono scelte di sopravvivenza, in uno scenario italiano che non offre tantissime prospettive». L’obiettivo, sottolinea Piva, amato da critici e cinefili per film come Lacapagira e Mio Cognato, è «cercare di fare qualcosa di originale in un mercato che rimbalza su se stesso tra cinema e televisione».Il regista Alessandro Piva proseguirà in serata con le anteprime al Cinema Piccolo di Bari Santo Spirito e il cinema Elia d’Essai di Corato. “Henry”, a partire da venerdì 2 marzo, sarà programmato in alcune delle sale del circuito D’Autore: il DB d’Essai di Lecce e la Sala Farina di Foggia.[wp_youtube]ZJWztdnDvvc[/wp_youtube]

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