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Gran bel libro “Falce senza martello. Racconti post-sovietici” cura e traduzione di Giulia Marcucci

21 Mag 2017 | Nessun Commento | 1.545 Visite
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falcesenzamartelloNello sterminato spazio della Russia euroasiatica, dove sono contemplati diversi undici fusi orari e si avvicendano i territori e i paesaggi più diversi, c’è anche il fiorire di stimoli culturali tra i più disparati, che si concretizzano nelle diverse direzioni che l’arte russa sta prendendo e portando in Europa, ora che le frontiere, quelle deteriori intendo, sembrano più che altro interessare solo i prodotti enogastronomici (chi scrive auspica caldamente che le “sanzioni” siano presto cancellate). In questo orizzonte di “libertà” intellettuale, visto che tale parola è spesso indigesta a coloro che pensano che la Russia attuale sia solo la brutta copia di quella sovietica, si è sviluppata l’intensissima attività dei prosatori russi, nella maggior parte dei casi scrittori giovanissimi e spesso nominati, anche quando esordienti, per l’attribuzione di importanti premi letterari russi come il Bol’shaja kniga, il Nacional’nyj Bestseller, il Russkij Buker. La “Raccolta di racconti post-sovietici” Falce senza martello, appena pubblicata dalla Stilo editrice nella collana Pagine di Russia, raccoglie a cura di Giulia Marcucci, affermata traduttrice di prosa russa, i racconti inediti di dieci di questi scrittori: Snegirev, Abuzjarov, Sadulaev, Elizarov, Astvacaturov, Abgarjan, Ganieva, Ajrapetjan, Sencin, Levental’. Si tratta di nomi che forse non saranno ancora molto noti al pubblico italiano che non è al corrente degli sviluppi della letteratura russa: dopo la caduta del muro infatti, l’improvvisa scomparsa di quei dictat che obbligavano gli scrittori a stare all’interno di una non meglio identificata prilichnost’ (decenza), aveva prodotto una letteratura “nera”, di ribellione, certo interessante, ma forse troppo squilibrata verso tematiche e situazioni estreme, verso quel rifiuto radicale del socialismo che veniva impersonato ad esempio dal primo Sorokin, da Pelevin e da altri grandi maestri ai quali in un certo senso fanno da contrappunto questi giovani.

giulia_Essi infatti, pur nell’alta considerazione che hanno per il passato, sentono il dovere di tornare a forme più equilibrate, a tematiche più aderenti alla realtà ed è così che prende vita il “Novyj realizm” (Nuovo realismo”), che come spiega la curatrice del volume nella postfazione “combina, pur nascendo dall’intenzione di rompere con lo stesso, alcuni tratti del postmodernismo, del realismo, del romanticismo, con un gusto per gesti tragici, insoddisfazione, baratro esistenziale, alienazione”. Si tratta di una letteratura che si sviluppa almeno su due binari: da un lato è più attenta a quelle riflessioni, ai quei ritorni al passato che mettono in scena un mondo che si oppone ai desideri, ai sentimenti e ai pensieri dell’uomo medio: Andrej Astvacaturov, che nella raccolta è presente con il racconto La commedia dell’arte è uno dei più raffinati interpreti di questa linea; dall’altro c’è un gusto nuovo per quegli spazi che stanno “oltre” le capitali o la Russia: è sempre la Marcucci a ricordare come molti di questi autori scelgano come location delle proprie storie, da un lato territori della Federazione russa ritenuti “esotici” come la Cecenia, dall’altro paesi ora indipendenti, ma che prima erano parte dell’URSS. E potremmo indicare come rappresentante di quest’ultima linea proprio German Sadulaev, che ambienta in una terra cecena genuina, autentica, ora spoglia di quei tremendi presagi che le sono caduti addosso durante la stagione del terrorismo islamico, il suo racconto Le mele, forse il più bello della raccolta. Non di armi, né di attentati e carceri si parla, ma dei colori, degli odori, dei sapori di una terra cecana “lontana” e pacifica, in cui il giovane protagonista si trova a passare un’estate assolata dagli zii e conosce, o forse immagina, un amore clandestino. Difficile sarebbe leggere parole più poetiche per una terra così chiacchierata, ma che ora troviamo essere così bella e nella quale scopriamo il mistero di un amore di gioventù: “Lungo lo steccato biancheggiava come un velo steso a terra senza cura l’achillea, e la rovente canapa faceva fluire dentro di noi raggi verdi di sogno diurno inebriante, e l’ortica per non farci addormentare e non farci cogliere in flagrante si arrampicava lungo la nuda gamba; il nostro respiro lo soffocavano api, vespe, grandi bombi, e qualche altro animale alato che si nutriva sui fiori della forbicina, dell’ibisco e dell’erba di Santa Barbara”.

In foto edito da Stilo Editrice, oltre la copertina del libro è ritratta la curatrice Giulia Marcucci con il nostro collaboratore Prof. Marco Caratozzolo durante una recentissima presentazione del libro a Bari

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