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Gli amanti passeggeri, l’ultimo pregevole film di Pedro Almondòvar

25 Mar 2013 | Nessun Commento | 1.118 Visite
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Gli amanti passeggeri
In “Gli amanti passeggeri”, ultima pellicola di Pedro Almodòvar, il tratto registico tanto originale, il colorismo allegro e una mirabile colonna sonora è tutto quello che rimane dell’inconfondibile firma del regista spagnolo, oltre alla presenza di alcuni suoi attori feticcio come Javier Càmara, Cecilia Roth e Lola Dueñas.
Il film è una commedia leggera, forse troppo leggera, dove il complesso mondo solitamente raccontato da Almodòvar, quel melò raffinato, quella complicità tra donne descritta così ironicamente in un universo femminile attivo e coraggioso, i sentimenti e i dolori resi con quella vicinanza delicata e disincantata, tutto questo lascia il posto a una storia dove l’omosessualità e la sessualità in generale è descritta con un’ironia alquanto macchiettistica e decisamente superficiale in una trama un po’ sconclusionata.
A La Vanguardia, il regista confessa di essere stato caldamente invitato a realizzare una commedia dagli ambienti di El deseo, la sua casa di produzione, congiuntamente a un suo desiderio latente di darsi a questo genere, e di come poi questo progetto si sia realizzato, dalla facilità con cui lo ha abbozzato allo sforzo di conferire peso, personaggi e trama, processo evidente nella capacità di creare situazioni simpatiche e nella palese difficoltà di convertirle in una commedia ben strutturata, come si evince dalle sue stesse parole: “Da tempo volevo girare una commedia, ma non bastava. Dovevo capire quale e come, e svilupparla. Mi risulta molto facile mettermi a scrivere delle pagine divertenti. Ci volle molto tempo invece perché guadagnassero spessore e che si trasformassero in una storia, con personaggi, etc..”.
Si ride, certo, soprattutto grazie allo stereotipo omosessuale di alcune movenze, espressioni e battute, dove le dinamiche relazionali sono ridotte ai minimi termini, quando invece sono state il punto di forza del regista di “Parla con lei”. Sembra quasi aver ottenuto un effetto opposto a quello sperato, se ammette di prediligere attori eterosessuali per parti omosessuali; oppure, in questa commedia, è proprio l’elemento autentico mancante che non argina lo stereotipo: “ho preferito sempre attori eterosessuali per personaggi omosessuali. Perché ci sono meno implicazioni con i personaggi e sorgono meno fantasmi. Bene, questa è la mia teoria e mi è andata molto bene.”
Almodòvar ha comunque dichiarato di non voler perseguire nelle commedie, e che “i film che ho in mente non hanno nulla a che vedere con Gli amanti passeggeri”, di fatto ammettendo una sua maggiore congenialità con altre atmosfere. Comunque, in Spagna il film ha registrato, con 1,86 milioni di euro (fonte: La Vanguardia) un record di incassi durante il primo week end di proiezione rispetto a tutti i film di Almodòvar, superando quello precedente di Volver del 2006 (1,75 milioni di euro).

Durante un viaggio un po’ assurdo, quasi tutta l’azione si svolge all’interno di una cabina animata da un equipaggio omosessuale o dalla sessualità dubbia, in cui riesce a inserirsi anche una sequenza da musical. Ma non c’è molto della Spagna spregiudicata e aperta in fatto di sesso, che non predilige l’uno o l’altro orientamento ma lascia tutti liberi di esprimersi, cosa che di solito Almodòvar comunica efficacemente. Il punto di vista è per lo più schiacciato sul versante omosessuale, includendo anche una scena di sesso eterosessuale quasi orgiastica che non è erotismo e non ha una precisa collocazione all’interno della vicenda. Il contenuto, alla fine, risulta un po’ vuoto, oltre la facile risate non si torna a casa con nessun tipo di riflessione, anche se nel film si fa riferimento a due episodi, in particolare, d’attualità spagnola, lo scandalo Noos e le inchieste circa gli aeroporti fantasma.
Sembra quasi si sia operata tuttavia una scelta consapevole verso il disimpegnato: ma Almodòvar è Almodòvar quando è serio, perché non lo è stato mai in modo pedante, sapendo alternare sapientemente il riso e la riflessione, catturando gli occhi con le lunghe inquadrature un po’ retrò, la texture visiva nostalgica ma allegra, con quella vitalità che gli è propria, sapendo descrivere da diversi punti di vista sentimenti e sessualità sempre in modo originale e non scontato.

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