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“Fue un dia”: l’11 febbraio al Teatro Petruzzelli il tango contro l’Ebola

10 Feb 2015 | Nessun Commento | 1.224 Visite
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tangoMercoledì 11 febbraio, presso il Teatro Petruzzelli di Bari, il Comitato Provinciale UNICEF Bari e il Comitato Regionale UNICEF Puglia, con l’intento di raccogliere fondi da destinare alla ricerca e alla lotta per contrastare l’epidemia del virus Ebola, proporranno “Fue un dia” di Gaetano Donatone, uno spettacolo che mette insieme danza, recitazione e musica dal vivo. “Lo spettacolo racconta la storia del tango, dall’alba alla notte – ha spiegato l’autore dell’opera – attraversando tutti i momenti della giornata, ovvero il mattino, il mezzogiorno, il pomeriggio, la sera e la notte. Saranno messe in evidenza tutte le evoluzioni con l’innesto di danze contemporanee, moderne e quant’altro”. L’opera, alla quale si potrà assistere prenotando il biglietto allo 080/5235482 o recandosi presso l’Unicef Bari in via Nicolai 9, mette in mostra un secolo di passione, di gelosia, di antagonismo e di entusiasmo, raccontato attraverso le sonorità del genere musicale. Saranno proposte musiche che spazieranno dalle sonorità dei gauchos ai brani di Gardel, dalle canzoni di Piazzolla al tango contemporaneo. “La notte è l’evoluzione, cioè il momento in cui il tango incontra il contemporaneo. Ad un certo punto, finisce il racconto e con l’ultima danza che si chiama “Chacarera”, riportiamo tutto all’inizio, come a ricordare che sebbene siamo nel 2015 e abbiamo fatto un percorso, non ci dobbiamo dimenticare da dove è nato il tango, ovvero dai contadini, dagli schiavi neri, dai portuali, gente semplice”. Sul palco interverranno dieci coppie di ballerini, gli attori Maestro Ramunni, Anna Garofalo, le cantanti Mariangela Aruanno e Maria Grazia Trentadue e i musicisti Gianni Quadrelli, Paolo D’ascanio, Rosa de Donato, Umberto Calentini. “Trenta persone sono tante, è un numero molto elevato per un lavoro messo su in breve tempo – prosegue Gaetano Donatone – ovviamente questo non è stato creato ieri, nel senso che personalmente avevo già in mente lo spettacolo, in quanto l’avevo proposto in un’altra chiave in un altro teatro. Per l’Unicef l’ho trasformato, l’ho ampliato. Non è stato facile lavorare con tutti loro, è stata una sfida”.

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