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Franco Battiato a Bari per “Frontiere, La prima volta” presenta il suo ultimo film

3 Ott 2011 | Nessun Commento | 1.673 Visite
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Franco Battiato
Una melodia singolare, parole e testi mai banali, pieni di poesia e, soprattutto, la rara capacita’ di riprodurre, con la voce e con la musica, suoni onomatopeici come le grida dei gabbiani o il suono del vento per rendere ancora piu’ tangibili i suoni della sua terra d’origine, la Sicilia. Questo e’ Franco Battiato, musicista poliedrico che, in tutta la sua produzione, ha spaziato dalla musica piu’ orecchiabile a quella piu’ sofisticata e raffinata. Ma Franco Battiato non e’ solo il musicista raffinato e versatile conosciuto dal grande pubblico. Partendo dalla musica, attraverso un processo di raffinata ricerca e sperimentazione, Franco Battiato approda anche alla scrittura di opere teatrali, liriche, alla pittura e al linguaggio cinematografico.

A Bari, dal 21 settembre al 1 ottobre, tra i saloni dell’ex Palazzo delle Poste e il Teatro Petruzzelli, il cinema ABC, storico cinema d’essai, e il Multisala Galleria, ha avuto luogo la prima edizione di FRONTIERE – La prima volta, rassegna multidisciplinare di arti e saperi. All’interno della rassegna, sabato 1 ottobre, presso il Multicinema Galleria, abbiamo assistito all’ultima fatica cinematografica di Franco Battiato “Auguri, Don Gesualdo”. Il film, patrocinato dalla Regione Sicilia, e’ stato girato in occasione dei novant’anni dalla nascita del celebre scrittore Gesualdo Bufalino. Certo, difficile realizzare una pellicola su un uomo e uno scrittore della portata di Bufalino: sarebbe stato assolutamente impossibile ricreare virtualmente il profilo dell’uomo dall’impareggiabile valore, quale Don Gesualdo e’ stato, cosi’ come sarebbe stato impossibile far rappresentare da ‘altri’ i suoi stati d’animo e la sua comunicativita’. L’unica soluzione per portare Gesualdo Bufalino sullo schermo restava quella di un documentario. Dove Gesualdo Bufalino ‘recitava’ la parte di se stesso. Ad avere questa intuizione e’ stato Franco Battiato. L’affetto e l’ammirazione che legano Battiato allo scrittore comisano, assumono cosi le dimensioni e le scansioni di un docufilm. Sin dalle prime immagini, ripercorriamo, attraverso ricordi di amici, filmati d’epoca, testimonianze, la vita e le opere di questo singolare uomo e artista, scoperto tardivamente come scrittore, all’eta’ di 61 anni, grazie al romanzo “Diceria dell’untore”, con il quale Bufalino vinse il Premio Campiello e pote’ vantare l’appoggio di personalita’ quali Leonardo Sciascia ed Elvira Sellerio.
Il docufilm, oltre alla regia di Battiato, vanta la sceneggiatura di Manlio Sgalambro, il filosofo a cui Battiato affida la cura dei testi delle sue canzoni. Questa volta, pero’, i due non sono stati impegnati nella composizione di una canzone, ma nella realizzazione di un film-documentario su uno dei piu’ raffinati e colti autori europei del secondo novecento. Certo, un’operazione non facile. Ad una ‘lettura’ veloce, infatti, il film potrebbe apparire come un assemblaggio, senza un filo logico, quasi dispersivo, di alcune interviste fatte a Gesualdo Bufalino nel corso della sua vita e ad alcuni suoi amici. Ma, in realta’, sin dalle prime interviste e testimonianze che si avvicendano in tutta la pellicola, da quella al pittore Piero Guccione, a quella al Professore Antonio Di Grado, a quella a Ella Imbalzano e a Matteo Collura, si percepiscono intense l’emozione e l’ammirazione che Battiato ripone nella narrazione. Perche’, se come dice il maestro Federico Fellini ‘Fare un film e’ come fare un viaggio, ma del viaggio cio’ che interessa e’ la partenza, non l’arrivo, un viaggio senza sapere dove andare, magari senza arrivare in nessun posto’, allora, complice il buio della sala, capace di azzerare la distanza tra se’ e lo schermo, con una forte partecipazione emotiva, “Auguri, Don Gesualdo” ci conduce, anzi ci fa sprofondare, nel mondo finzionale del film, in un viaggio, la cui meta e’ la vita di un uomo indimenticabile.

A seguito della proiezione del film, dopo un vivace colloquio con il pubblico numeroso, presente in sala, Battiato ha concesso a noi di LSDmagazine una breve intervista.

Alla principale attivita’ di cantautore e musicista, Franco Battiato ha affiancato la scrittura di opere teatrali e liriche, la pittura e, dal 2003, il cinema. Quale rapporto ha con il cinema? E a quale pubblico rivolge i suoi film?

Il cinema e’ un lavoro di ricerca che, partendo dalla musica termina nella trasposizione cinematografica. Non c’entra che io sia un musicista, mi piace fare cinema e continuero’ a fare cinema perche’ e’ diventato, per me, una necessita’. Il pubblico a cui penso per i miei film? Quando penso di fare un film non penso di rivolgermi ad un pubblico preciso, penso ad un pubblico astratto

Ci sono dei modelli, nei cineasti del passato, a cui fa riferimento nel suo modo di intendere il cinema?

I miei modelli sono tutti quei grandi registi ‘intoccabili’ del passato che hanno seguito coerentemente, nel tempo, un proprio stile. E sono quelli che non hanno avuto come unico obiettivo il ‘facile guadagno’.

Cosa piu’ le piace e la lega alla nostra Puglia.

La parola ‘lega’ non la deve usare con me… (si scatena la risata tra tutti i presenti). Ogni volta che vengo in Puglia sto molto bene e mi piace trascorrere del tempo. La Puglia e’ rimasta immune ai ‘cedimenti’ che hanno avuto altre regioni. E, soprattutto, e’ ancora intellettualmente sana.

A quando un nuovo disco?

Non ho fretta. Ho una vita davanti. Si vedra’.

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