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Francesco Cossiga il “picconatore”. Ritratto dell’uomo che scrisse la storia della politica italiana

20 Nov 2016 | Nessun Commento | 1.132 Visite
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fcIl Presidente Francesco Cossiga ha lasciato orfana la politica italiana. Nato a Sassari il 26 luglio 1928, laureato in giurisprudenza a soli vent’anni, entra ben presto in politica in quanto braccio destro del Presidente Antonio Segni.

Eletto deputato nel 1958, professore associato di diritto costituzionale. Si  auto-definisce cattolico liberale. Sotto-segretario alla difesa con delega ai servizi segreti, poi Ministro della Difesa, Ministro dell’Interno, Presidente del Consiglio dei Ministri, Presidente della Camera, Presidente del Senato ed infine, Presidente della Repubblica.

Si è dimesso nel 1978 da Ministro dell’Interno dopo l’assassinio di Aldo Moro che egli visse come un proprio fallimento, essendo un suo carissimo amico al quale Moro dalla prigionia aveva inviato un messaggio per convincerlo a trattare coi terroristi, dopo tali dimissioni si ammala gravemente di depressione e di una malattia della pelle: la vitiligine, che lo segneranno per il resto della vita. Si dimise da Presidente del Consiglio, pur essendo il suo Governo uno dei più stabili dell’epoca ed il  primo dopo la fallimentare esperienza dei Governi di “solidarietà nazionale”. Si dimise nel 1992 due mesi prima della scadenza del suo mandato da Presidente della Repubblica nonostante dilagasse la polemica contro di lui per il “dossier Gladio”. Difese strenuamente l’Istituzione che egli chiamerà sempre “stay behind” rifiutando la denominazione inesistente, se non per i soliti giornalisti, di “Gladio”.fc3

Da Presidente della Repubblica svolge i primi cinque anni del mandato in modo molto notarile e tranquillo come molta parte della sua carriera ispirata dall’idea che la politica è lavoro e non dialettica e polemica. Dal 1990 chiamato in causa dalla polemica giornalistica scatenata da “L’Espresso” e dal sostituto procuratore di Venezia Felice Casson (oggi Sindaco di Venezia del PD), inizia ad “esternare” ed a difendere ciò che è stata storicamente e politicamente la prima Repubblica. Contemporaneamente, inizia a “picconare” i due partiti più importanti della prima Repubblica, il PCI e la DC evidenziando come oramai fossero fuori dal tempo. Egli dichiarò di  essere sempre stato, da professore di Diritto Costituzionale, a favore della Repubblica Presidenziale, tanto da definirsi gaullista.

Timido ma estroverso fino all’eccesso, dotato di grandissimo sarcasmo e caustico.Subisce anche due episodi strani nella seconda metà degli anni ’90, a parte le continue polemiche giornalistiche e scandalistiche. Il primo è l’attentato delle Nuove Brigate Rosse che uccise tutta la sua scorta in Sardegna, ma egli non si trovava sull’Isola. Il secondo è il drammatico deragliamento del treno Roma-Bologna su cui viaggiava nel 1997. Democristiano anomalo negli anni ’70 e ’80, filo-israeliano e filo-atlantista in contrapposizione rispetto alla fortissima maggioranza democristiana filo-palestinese e favorevole a scendere a patti con fc2il terrorismo arabo e con i così detti “Governi canaglia”.

Da ex Presidente, fondò nel 1997 l’Unione Democratica per la Repubblica (UdR) nuovo Rassemblement di Centro che aveva come finalità il superamento della prima Repubblica e della fase transitoria rappresentata da Silvio Berlusconi e dal suo partito virtuale: Forza Italia. Purtroppo, tale fase transitoria non è ancora terminata e la seconda Repubblica mai è nata. Il Presidente Cossiga diceva che per avere una seconda Repubblica si dovrebbe
creare una nuova Costituzione, la quale non è mai arrivata e, pertanto, continua ad esserci  la prima, seppure in fase di transizione infinita. Nel 1998 in pieno processo  di costituzione dell’UdR verificò che i suoi compagni di viaggio erano più interessati alle poltrone che al progetto pertanto rompe e chiude la fase costituente di un movimento che a suo avviso nasceva già molto male.Infatti, vi è la polemica, peraltro non nuova, tra coloro che ritengono l’attuale una Repubblica semi-presidenziale, per cui in caso di dimissioni del Governo che si ritiene, per sistema elettorale, scelto dagli elettori, si debba procedere allo scioglimento anticipato delle Camere ed indire nuove elezioni generali, e coloro che ritengono in essere ancora una Repubblica Parlamentare nella quale è il Parlamento ad indicare al Presidente della Repubblica la maggioranza di Governo ed il relativo Presidente del Consiglio dei Ministri. Di fatto, tale conflitto istituzionale in Italia tra Parlamento e Presidenza della Repubblica sulla prerogativa di scelta del Governo, si era già avuta nel 1963-64 tra Antonio Segni  ed Aldo Moro, e si risolse col malore di Segni e le successive fc4dimissioni. Si  verificò nel 1994-95 tra Oscar Scalfaro e Silvio Berlusconi e si ripropose con i Governi Monti, Letta e Renzi.
E’ evidente che chi è causa del proprio male pianga se stesso. Il Presidente Berlusconi ha la grave colpa di aver governato a lungo l’Italia e non aver proposto alcuna modifica costituzionale per risolvere tale conflitto istituzionale. Il Presidente Cossiga ancora una volta aveva colto nel segno.Tra i politici e gli analisti qualcuno trarrà insegnamento
da Francesco Cossiga? Oppure saremo incapaci di impararne la lezione?

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