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Festival della Valle d’Itria. La musica al servizio della memoria: domani sera il “Concerto per lo Spirito”

21 Lug 2015 | Nessun Commento | 742 Visite
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fv1Grande appuntamento con la musica sacra domani sera nella Basilica di San Martino, ore 21:00, a Martina Franca in occasione del 41° Festival della Valle d’Itria. Il concerto sarà dedicato alle vittime di tutte le guerre nel centenario della “Grande Guerra” (1915-1918). Filo conduttore della serata è la spiritualità attraverso il tempo. I brani in concerto, infatti, si riferiscono a riti differenti e a testi elaborati nelle più diverse epoche.

Si inizia con Nicola Fago in prima esecuzione in tempi moderni, revisione di Luisa Cosi, che si confronta con due cantici dal Vangelo di Luca; si prosegue con Mozart e le antichissime litanie mariane, ‘normate’ nel XVI secolo a Loreto, per coronamento del santo rosario; si passa poi al novecento e all’essenzialismo di Arvo Pärt con l’antifona mariana della compieta, attribuita ad Ermanno di Reichenau (1050 ca.); infine, Marco Tutino si misura con l’orazione di San Papa Wojtyla.

La distanza storica fra creazione verbale e invenzione musicale è dunque massima in Fago, Mozart e Pärt, minima in Tutino. Si spazia da testi millenari, il Benedictus di Fago, strutturato in nove tempi, la maestosa complessità del Mozart salisburghese delle Litanie Lauretane per soli, coro e orchestra in Re maggiore. In Pärt colpisce l’atmosfera generale del brano: la preghiera si intona costantemente piano, tranne per poche fiammate centrali, determinatesi dall’accendersi della perorazione. Sul finire del brano si accumulano fv3maestose iterazioni corali, intonate sempre più lentamente che portano all’ultima battuta di obbligato silenzio. Altrettanto minimale è il modo in cui Marco Tutino si accosta alle parole pronunciate da Papa Wojtyla ad Assisi nel gennaio del 2002. La preghiera è organizzata in sei tempi così da favorire un ideale responsorio fra solista e coro, per una liturgia rivolta ad uomini di ogni fede, religiosa o laica che sia. L’ultima strofa è intonata dal tenore per triplice ripetizione di una stessa melodia per catturare l’orecchio per poi nell’ultima iterazione esplodere in quella piena volontà di pace verso cui ogni parola e ogni suono hanno fin lì teso. Infine, solista e coro si uniscono per l’ultima, catartica invocazione, nell’affievolirsi della dinamica e in un estremo distendersi, appunto, del tempo.

 

 

 

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