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Festival del Cinema Europeo. Il cortometraggio grande protagonista della kermesse leccese

22 Apr 2016 | Nessun Commento | 1.055 Visite
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f1Più una cosa è bella, più ha realtà. E il Festival del Cinema Europeo di Lecce , dopo 17 edizioni, ha un alto grado di realtà. Alberto La Monica (direttore artistico con Cristina Soldano) lavorando con molta concentrazione e attenzione, in tanti anni ha avuto la possibilità di sperimentare, provare scelte differenti o modificarle, adattare e integrare nella meravigliosa capitale salentina il meglio della creatività cinematografica nazionale e internazionale. Il risultato di tanta pragmatica ricerca  si percepisce  facilmente in questi giorni (fino al 23 aprile 2016) sostando davanti alla Multisala Massimo. Centinaia di giovani compongono un grande pubblico che attende di vedere i film in concorso per l’Ulivo D’oro 2016 o per godersi le retrospettive su 4 giganti del grande schermo, ovvero Krzysztof Zanussi, Christian De Sica, Elio Germano, Andrej Zulawski. E contemporaneamente alle proiezioni una corposa rappresentanza di attori, registi, sceneggiatori, critici, giornalisti, produttori, offre la propria esperienza in dibattiti effervescenti e mai banali. Forse questo è il dono più grande di La Monica: per gli spettatori colti che vivono in territorio periferico è sempre eccitante ritrovarsi vicino a una celebrità, poter entrare nel suo raggio di azione, confrontandosi sulla magnifica arte che negli ultimi anni sta facendo diventare la Puglia una piccola Hollywood italiana.

Il 21 aprile, tra gli eventi speciali, abbiamo seguito e apprezzato un interessante dibattito sul ‘Mercato del cortometraggio in Italia’, moderato da Jacopo Chessa. Per introdurre il tema, emozionando i presenti, sono stati proiettati due corti d’autore: il secondo, firmato da Alessia Zampieri, è la potente visione registica su una località del Polo Nord, ma purtroppo privo di parti recitate. Il primo “Girlfriends” della russa Ekaterina Volkova (“una mano sicura” secondo Laura Delli Colli) ha colpito maggiormente per la “tenerezza in chiaroscuro di due minorenni” coinvolte in un problematico aborto clandestino di periferia. Sulla cineasta di San Pietroburgo, diplomata quest’anno al Centro Sperimentale di Cinematografia, puntiamo i nostri risparmi,f2 riconoscendole ottime qualità. La giovane autrice poliglotta possiede una grande sensibilità iconografica, ama John Cassavetes, il film preferito è “Little Miss Sunshine” del 2006, ma soprattutto ha una predilezione aristocratica e altrettanto eretica per il regista Ulrich Seidl (roba supertossica per i cinefili di moderate abitudini).

Sulla natura dei cortometraggi si sono apprese tante, piccole, grandi verità. Anche se per l’industria del corto lavorano migliaia di persone, in Italia c’è un ingiustificabile vuoto legislativo. La Legge sul cinema dice che un corto è un film fino a 75 minuti (che stupidaggine!), non abbiamo un festival importante e dedicato come quello di Clermont Ferrand e soprattutto non esiste un serio e influente distributore di corti. Nel 2014 si è distinta per buona volontà la Apulia Film Commission che ha finanziato, con più di 100 mila euro, 15 progetti realizzati da giovani.

Maurizio Sciarra, presidente della AFC, ripete senza stancarsi che “il corto non è un film accorciato perché non ci sono soldi, ma un racconto breve sostenuto con un linguaggio diverso”; e per questa ragione la AFC finanzia operazioni anche sbagliate, preferendo soggetti che altri non accetterebbero.

Molto interessanti le riflessioni di Laura Delli Colli, esperta e rigorosa selezionatrice del f3Nastro D’Argento’: “Il corto funziona se ha un tempo stretto e se sorprende. Non deve superare il limite dei 20 minuti, anzi i corti che arrivano a 6-7 minuti sono i migliori. Da noi c’è meritocrazia, perché un corto che si fa notare non va in una sola rassegna (l’esempio migliore è il cortista Mainetti che quest’anno ha stravinto i David di Donatello). Un contributo importantissimo lo danno valorosi attori tipo, Leo Gullotta  e Giorgio Colangelo che da sempre sostengono i giovani registi, recitando gratuitamente”.

Anche per Laura Delli Colli il corto non è un ‘film ridotto’ per povertà di mezzi. Al contrario è una storia che ti deve colpire, sfruttando la difficile dimensione temporale della ‘brevità’. Infine, dalla ottima conferenziera, è giunto un motto lapidario e sintetico: in Italia sarebbe utile ‘una commedia in meno e qualche corto in più’. Per chi finanzia il cinema (in realtà molto poco) il suggerimento di Laura è da accogliere in pieno.

 

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