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Festival del Cinema Europeo di Lecce. Il futuro del cinema italiano? La commedia tutta al femminile

24 Apr 2016 | Nessun Commento | 725 Visite
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fcI festival cinematografici, secondo un nostro dilettevole parere, sono belli per 3 soddisfacenti ragioni: 1) perché ti capita di vedere i film che nessun circuito nazionale prenderà mai;  2) perché succede che incontri di persona quegli artisti che hai idolatrato tutta la vita, mentre fanno azioni comuni a tutti noi, tipo cercare un bagno, mangiare un gelato golosamente, litigare per gelosia con il proprio partner; 3) perché spesso capita di sentire dibattiti interessanti che danno il giusto valore al cinema, in tutte le sue espressioni. A tal proposito consideriamo una ottima idea di Alberto La Monica e il suo staff l’aver avviato da 3 anni gli “Stati generali della commedia italiana” che tentano di dare più valore e importanza al prodotto artistico supertipico della nostra nazione.

Questa volta un peso particolarmente grande si è voluto dare ai non-uomini che producono cinema e Marco Giusti ha stimolato una piccola compagnia di ospiti illustri a discutere, sotto lo sguardo sornione di Carlo Verdone. Tema da approfondire: “Stavolta parliamo di donne”, perciò vediamo di mettere insieme in questa paginetta gli spunti più interessanti.

Maria Sole Tognazzi è certamente la regista italiana che sta rendendo molto femminilefc2 la commedia classica che finora è sempre stata ideologicamente ‘maschile’. Viaggio sola e Io e lei  sono due chiari e distinti modi di raccontare la forza di donne che fanno da sé. Ma in generale il protagonismo virile diventa sempre meno essenziale nelle trame digitali e le sceneggiatrici manichee, sempre più spesso, dedicano i migliori colpi di scena alle donne. Federica Pontremoli, sceneggiatrice del morettiano Habemus papam di Moretti sottolinea polemicamente che oggettivamente ‘le donne protagoniste non interessano ancora il pubblico’. Paola Minaccioni, attrice comica si sente ‘bloccata dai cliché’: “per essere bella sono troppo brutta, per essere brutta sono abbastanza bella”. L’attrice valorizzata un paio di volte da Ozpetek in ruoli non di bambagia, contesta la persistente visione sessista che la circonda: “I giornalisti mi chiedono (stupidamente) com’è la comicità al femminile! Ma, scusi lei ride al femminile”- dice rivolta a un uomo nel pubblico – e Carlo Verdone che ama le intuizioni sagaci se la ride sotto i baffi.

Verdone, appunto. Se qualcuno lo chiama ‘maestro’ egli si oppone: “Io sono un attore ‘maturo’ che ha preso tanto dai grandi (Germi, Monicelli, Sordi, ecc.). Ultimamente ha approvato la scelta di premiare ‘Jeeg Robot’ ed è convinto che Alba Caterina Rohrwacher (classe 1979) possiede un grande talento anche per la commedia (l’ha vista fc3in ‘Perfetti Sconosciuti’). Di Ilenia Pastorelli vincitrice del David di Donatello come attrice drammatica dice a voce alta che ha più anima che accademia; perciò deduciamo che la giovane psico-fragile di ‘Lo chiamavano Jeeg Robot’ non avrà difficoltà a diventare una delle migliori battitrici di film ad alta tensione.

Evolversi nell’industria cinematografica è faticoso, ma le sceneggiatrici sono aumentate, in molti ruoli etero-conflittuali le donne prevalgono e Monica Vitti  adesso ha finalmente buone epigoni. In estrema sintesi salomonica Marco Giusti ha affermato che giustizia sarà fatta quando i produttori finanzieranno il “cinepanettone al femminile”.  Non sappiamo se e quando ci sarà l’inversione dei ruoli; nel frattempo il cinema italiano ha bisogno di storie originali, ma Carlo Verdone è malinconico: “siccome è stato raccontato tutto, scrivere film originali è diventato difficilissimo. Non trovo più soggetti entusiasmanti e spesso dopo essermi confrontato per ore con i miei sceneggiatori, mi ritiro a casa frustrato”.

Concludiamo qui; a parte il pessimismo senile di Verdone, Dio sta certamente creando un nuovo mondo al femminile e molto presto applaudiremo di donne che divertono più degli uomini. Nel frattempo vogliamo tifare in favore del Festival del Cinema Europeo di Lecce che ancora una volta ha agito concretamente per farci comprendere il nostro ideale cinematografico, aiutandoci a trovare la direzione per raggiungerlo.

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