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“Fenomenale” Gianna Nannini accolta da un’apoteosi al Palaflorio di Bari

20 Apr 2018 | Nessun Commento | 716 Visite
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nannini Crediti Alessandro MoranaNon si diventa bambini subito: ci vuole tutta la vita.” (Gianna Nannini da “In camera mia”)

Ci sono artisti che sembrano aver fatto un patto con il diavolo talmente di ferro da trasformarli in novelliDorian Gray e farli apparire, ad ogni nuovo incontro, ringiovaniti, e non solo nel fisico – quello è facile al giorno d’oggi – ma anche e soprattutto nelle idee, sempre più freschi, originali, al passo con ogni ondata di novità che arriva dal villaggio globale, talvolta addirittura in anticipo rispetto alle nuove tendenze. È indubbio che Gianna Nannini sia tra questi eletti, come ha dimostrato – qualora ve ne fosse stato ancora bisogno – nella tappa barese del suo “Fenomenale”, il tour mondiale che segue la pubblicazione di Amore gigante”, il primo disco di inediti dal 2013, tenutasi, grazie alla sempre puntuale organizzazione della Vurro Concerti, in uno straripante PalaFlorio di Bari, che non ha smesso un attimo di cantare a squarciagola ogni singola nota della ormai più che quarantennale produzione dell’artista senese, che ha ripagato tanto affetto con uno show trascinante, vitale, adrenalinico, a tratti impetuoso, nonostante la nota condizione di immobilità cui è obbligata a seguito dell’infortunio al ginocchio che l’ha colpita durante un recente concerto e che la costringe ad esibirsi seduta su un grande trono posto al centro del palcoscenico e dell’enorme cuore che vi campeggia.

nannini1Certo, dell’antica rocker, quella cui noi – vecchi e malandati ma inossidabili cuori musicali – eravamo stati abituati e di cui, sin dai tempi di “America” (la canzone dello scandalo, una delle prime, in Italia, a parlare pubblicamente di masturbazione), ci eravamo immediatamente innamorati, rimane ben poco dal punto di vista musicale, pur permanendo il piglio della rivoluzionaria a tutti i costi, che riappare quando invita l’onnipresente servizio d’ordine a mettersi seduto ed a lasciare che il pubblico, formato soprattutto da meravigliose pazze scatenate, possa assieparsi adorante sotto il palco del Palazzetto, così da riuscire – ancora una volta – ad annullare il limite – il più delle volte – invalicabile tra palco e realtà, in un attimo fuggente di comunicazione e condivisione in cui tutti, ma proprio tutti, ci si sente accomunati in un solo afflato, come se le storie che Gianna racconta siano le stesse storie, le stesse emozioni, le vite stesse di tutti i suoi fan.

Ecco, quel che viene riconosciuto alla Nannini è una assoluta credibilità, definita e definitiva, che prescinde e supera finanche le sue canzoni; si comprende immediatamente, lapalissianamente e palpabilmente di trovarsi di fronte ad un’artista che – forse anche grazie alla sua recente maternità – ha ancora molte emozioni da trasmettere, innumerevoli frecce al proprio arco, perfettamente consapevole di cosa voglia dire vivere il proprio tempo, o, meglio, vivere questo tempo, con tutte le contraddizioni e le difficoltà che ogni giorno ci sovrastano.

Mentre il concerto scorre via che è una bellezza, anche per merito di una band giovane eppur rodata che annovera Davide Tagliapietra e Thomas Festa alle chitarre, Will Medini alle tastiere e programmazioni, Moritz Muller alla batteria, Daniel Weber al basso ed Isabella Casucci, Annastella Camporeale e Roberta Montanari ai cori, grazie ad una scaletta, apertasi con le nuove “Fenomenale” e “Cinema”, in cui trovano posto tutti i suoi successi, tra cui “I maschi”, la splendida “Ragazzo dell’Europa”, “Fotoromanza”, “Profumo”, “Io”, “Amandoti”, “Sei nell’anima”, la già citata “America”, “Un’estate italiana” (invero – sia detto per celia – un po’ fuori luogo dopo l’eliminazione dell’Italia dai prossimi Mondiali di calcio), “Latin lover”, “Meravigliosa creatura”, il capolavoro di Sergio Endrigo “Lontano dagli occhi”, “Bello e impossibile” ed altri, anche noi – lo confessiamo – abbiamo abbandonato la ricerca del vecchio rock, ed abbiamo ritrovato frasi e melodie che credevamo perse nella memoria, così da dover riconoscere l’ancora intatto talento compositivo di Gianna, magari più votato al pop, ma sempre di altissima qualità, che continua a far di lei una prima della classe, una gigante, appunto.

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