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FAK FEK FIK: Le Presidentesse di Werner Shwab, tra eternità e materia

17 Gen 2015 | Nessun Commento | 1.141 Visite
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FAK FEK FIKUn lungo applauso e le luci in sala si riaccendono. Il pubblico stordito e affamato vuole capire, conoscere, ogni retroscena di questa piece. Tra le poltroncine del teatro serpeggia il bisogno di mettere ordine tra i tasselli scomposti e taglienti che hanno animato la scena. Una scena che il regista Dante Antonelli ha saputo costruire con chirurgica precisione, grazie all’aiuto di tre interpreti giovani e immense.

Martina Badiluzzi, Giovanna Cammisa e Arianna Pozzoli spingono l’ombra del loro malessere sempre più in là sulla scena, accettando di mostrarsi anche nella loro intimità ferita e incattivita da un mondo che le vuole rotte e sporche. Nella battuta finale, le Presidentesse (questo anche il titolo originale della piece Die Präsidentinnen), al culmine di una catarsi che le ha salvate da un abisso, avvertono lo spettatore della necessità di assolvere al loro ruolo sociale. Ogni azione, ogni movimento sul palco, ogni gesto, pure il più scomposto, si carica di significati che solo in parte possono essere chiariti con le battute e con la traccia che lo spettacolo vorrebbe rappresentare.

Uno spettacolo che celebra in maniera energica e mai banale, la frenesia intellettuale di Werner Schwab, autore, compositore e vittima della sua arte. In FAK FEK FIK il ruolo dell’attore, come semplice contenitore di messaggi, è svuotato in favore di una assoluta dedizione al pensiero che anima questo lavoro. Non una semplice interpretazione, ma piuttosto un intimo collegamento con il lucido, violento, necessario messaggio.

Accogliere uno spettacolo come FAK FEK FIK è cosa complessa, che richiede uno sforzo da parte dello spettatore non marginale all’interno dell’economia della performance. L’azione, sviluppata attraverso una serie di frammenti di memoria e filtrata attraverso una trama lessicale fittissima, sviluppata in parte durante la stessa piece, è il frutto di un lavoro d’insieme accurato e verosimilmente durissimo. La nudità dell’attrice è lo specchio di un malessere che non conosce cura ma solo assunzione di responsabilità.

Info:

Drammaturgia collettiva a cura di Dante Antonelli

con Martina Badiluzzi, Giovanna Cammisa e Arianna Pozzoli

Ambiente sonoro di Samovar

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