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Expo 2015: microalghe e farine di insetti, le nuove frontiere alimentari

6 Feb 2015 | Nessun Commento | 899 Visite
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insettiTagliatelle alle microalghe, tempura di meduse in salamoia e muffin di insetti: potrebbe suonare così il menù di un futuro forse non troppo lontano. Farine di insetti (soprattutto grilli e cavallette) dal colore variabile fra il giallo e il marroncino, paste di microalghe dalla colorazione verde-azzurra e meduse disidratate o in salamoia sono i primi candidati a diventare i nuovi cibi, preziose fonti di proteine in un pianeta sempre più affollato. L’Italia li sta studiando fin da adesso, con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) in prima fila, e i nuovi cibi saranno fra i temi dell’Expo 2015. “Sono ingredienti completamente diversi fra loro e nuovi al mondo occidentale, ma diffusi da tempo nell’Est asiatico e in America Latina”, osserva Graziella Chini Zittelli, dell’Istituto per lo studio degli ecosistemi del Cnr (Ise-Cnr). “Le microalghe, per esempio, erano ingredienti noti agli Aztechi – prosegue la ricercatrice – naturalmente siamo in grado di riconoscere eventuali specie tossiche e lavoriamo solo su quelle sicure per l’uso alimentare”. Quello che è certo è che le microalghe, soprattutto quelle marine, ” hanno un elevato valore nutritivo” e alcune specie “sono ricche di acidi grassi polinsaturi che fanno bene a cuore e cervello”. Lo stesso vale per gli insetti, soprattutto grilli e cavallette, che hanno proprietà nutrizionali diverse a seconda della fase di sviluppo. Questo vale anche per le larve dei coleotteri, che hanno quantità di proteine e sali minerali diverse rispetto a quelle presenti negli adulti. Dagli insetti si ottengono soprattutto farine, che a breve termine potrebbero forse sostituire quelle di pesce nei mangimi per gli animali. Ma intanto c’è chi nel mondo le ha già sperimentate nei muffin. La scommessa dei ricercatori è togliere a questi cibi del futuro l’etichetta di alimento esotico. “E’ possibile allevare le microalghe in impianti esterni e meduse utili a scopo alimentare le abbiamo già in abbondanza nei nostri mari”, osserva Antonella Leone, dell’Istituto di Scienze delle produzioni alimentari del Cnr (Ispa-Cnr). “Per esempio – aggiunge – la Cotylorhyza tuberculata è molto diffusa lungo le coste pugliesi e oltre ad essere un candidato per i cibi del futuro è ricca di un composto attivo contro il tumore del seno”. Raccogliere dati scientifici sulle caratteristiche nutrizionali di questi nuovi alimenti è quanto sta facendo la ricerca, ma questo non porterà automaticamente sulla tavola meduse, microalghe e insetti. I dati scientifici potranno essere la base per la necessaria valutazione da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare Efsa: soltanto dopo il suo via libera i cibi del futuro potranno arrivare nei supermercati.

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