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Eugenio Bennato ci racconta la sua “Notte della Taranta 2013”

17 Ago 2013 | Nessun Commento | 2.608 Visite
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Eugenio Bennato
Quando si parla di Eugenio Bennato pare angusta e restrittiva persino la definizione di “cantautore”; il suo percorso compositivo nell’ambito della world music lo pone come un precursore ed un innovatore, che parte dal Mediterraneo per estendere la propria ricerca ad un bacino culturale e musicale sempre più vasto, avente come denominatori basilari i concetti di “Sud” e di musica popolare. Potremmo definirlo un fenomeno “glocal”, adoperando un termine di moda.
Lo raggiungiamo mentre è nel pieno della sua tournée estiva, che culminerà – e sembra quasi difficile da credersi! – nella sua prima partecipazione alla serata conclusiva della “Notte della Taranta” a Melpignano, appuntamento ormai irrinunciabile per gli amanti della musica popolare e del Salento, che ogni estate, ormai da quindici anni a questa parte, si danno convegno nel cuore della Grecìa Salentina (occhio all’accento, Grecìa e non Grecia!) per animare le piazze e dimenarsi al ritmo frenetico di pizziche e tammorre.
Sembrerà strano – dicevamo – che proprio Eugenio Bennato, che della musica popolare è esponente di spicco, faccia soltanto quest’anno la sua prima apparizione ad un festival che dovrebbe essere suo domicilio d’elezione.
Disponibile alla chiacchiera, ci racconta come mai solo oggi si realizzi il più classico degli appuntamenti mancati, così naturale da ingenerare la convinzione comune, erronea e diffusa, che Bennato ed il suo “Taranta Power” in Salento ci fossero già stati.
Approfittiamo della sua viva voce per chiedergli come si approccerà alla notte di Melpignano, il prossimo 24 agosto, in cui si esibirà nel pre-concerto. Dall’altro capo percepiamo un’affabilità che ci induce ad un tono confidenziale, come chi si rivolge ad un vecchio amico, dalla voce familiare, sicché passiamo direttamente dal lei al tu, senza neanche la buona creanza – e ce ne scusiamo in questa sede e per iscritto – di chiederne licenza.

Quest’anno la tua prima presenza alla “Notte della Taranta”: possiamo dire “era ora”? Quali sono le tue sensazioni?

“Sono molto felice di esserci; pur avendola vissuta sempre da lontano, la considero una manifestazione di grande spessore, che ha avuto il merito di aiutare lo sdoganamento della musica popolare. In effetti è la mia prima volta, sebbene molti siano convinti del contrario. A tal proposito, è capitato un episodio divertente durante un mio intervento a Radio Popolare, in cui la conduttrice mi aveva detto ‘allora, anche quest’anno alla Notte della Taranta…’, e quando ho tentato di spiegarle che in realtà non ci ero mai stato, ha pensato che scherzassi! La verità è che spesso, in concomitanza col festival mi trovavo altrove”.

Che cosa significa e che valore ha, secondo te, nell’ambito della musica popolare, una manifestazione come “La Notte della Taranta”? Come valuti ad esempio, la presenza sul palco di Melpignano di artisti decisamente più legati al pop che al folk?

“È un aspetto che considero positivo in assoluto, poiché è la musica di tradizione a fare da attrattiva per il pop; io stesso, come direttore artistico del Kaulonia Festival, ho voluto in una delle passate edizioni che ci fosse Ornella Vanoni, con le Canzoni della Mala – nate dal sodalizio con Strehler – perché mi piaceva ci fosse questa valenza teatrale”.

Hai spesso sottolineato la continua evoluzione della musica popolare; esiste secondo te un limite alle contaminazioni ed alle sperimentazioni possibili?

“È complicato definire la musica popolare e confinarla in un ambito ristretto; nella fattispecie della Taranta, essa ha nel proprio DNA la prerogativa di suscitare il ballo, la danza, il rito. La vera discriminante è che la musica faccia scattare la danza e, in tal modo, la musica si può aprire in tante direzioni”.

Che musica ascolta Eugenio Bennato? E c’è qualche artista con cui non hai ancora collaborato e con cui ti piacerebbe collaborare?

“Ascolto musica di ogni genere, dalla classica al rock, ma amo in particolar modo quelle musiche che hanno un ‘sapore di sud’ e che sono per lo più lontane dai meccanismi della distribuzione commerciale; ad esempio, sono reduce dal Sudamerica, dove ho ascoltato molto tango, bossanova, valzer venezuelani. Per quanto riguarda un artista con cui mi piacerebbe molto lavorare, dico Caetano Veloso”.

Domanda di prammatica, pur scontata, ma da cui non ci possiamo esimere: progetti futuri, dopo il tour estivo?

“Per un compositore ogni nuovo lavoro rappresenta un fatto molto intimo, qualcosa in divenire che non si può preannunciare. In linea generale, posso dire che proseguiremo in continuità col precedente lavoro, Questione meridionale (disco del 2011, ndr), in cui si ripercorrono le vicende di briganti storici (e mentre ce lo dice ci sembra di vedere il sorriso di Ninco Nanco e la sua storia raccontata dall’omonima, splendida ballata, ndr). Poi c’è l’intenzione di riprendere Suite per orchestra e voci popolari, lavoro scritto per il Teatro San Carlo di Napoli”.

La nostra chiacchierata si conclude coi saluti ed i ringraziamenti di rito e con l’appuntamento a Melpignano, la sera del concertone: il 24 agosto c’è un cerchio che si chiude, con Eugenio Bennato ad esibirsi finalmente dove molti credevano si fosse già esibito.
Un cerchio che si chiude, un ponte fra tradizione ed innovazione, nel segno del “Taranta Power”.

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