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Escher a Bologna. Una mostra interattiva sul grande disegnatore olandese

17 Mar 2015 | Nessun Commento | 1.725 Visite
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escherAl Palazzo Albergati nel cuore di Bologna si respira aria di ART EXPERIENCE. La mostra su Maurits Cornelis Escher a cura di Marco Bussagli e Federico Giudiceandrea è un’immersione esaustiva nel curriculum artistico e di vita del noto artista-intellettuale olandese. Un percorso fruitivo  e interattivo, storico e formativo unisce l’interesse per la personalità poliedrica e intrigante di Escher alla suggestiva cornice rinascimentale della location.

Escher disegnatore e incisore nato a Leeuwarden in Olanda, viene ritratto come un intellettuale dalla mente complessa e sofisticata e per questo interessante, amante delle scienze e della fisica, innamorato dei viaggi e della vita, seguace del sogno e delle passioni.

“Il disegno è un’illusione, suggerisce tre dimensioni sebbene sulla carta ce ne siano solo due. Escher utilizza nelle sue opere delle illusioni ottiche utilizzando degli effetti percettivi.”

I lavori di Escher hanno come principio creativo e esito fruitivo la psicologia della Gestalt (dal tedesco Gestaltpsychologie) o psicologia della forma. Lo sguardo del visitatore diventa il bersaglio di un inganno della percezione che determina la segmentazione dei meccanismi della visione. Labirinti di prospettive ottiche si sovrappongono in cerca di un ordine e di una coerenza e compattezza dei piani iconici. Geometrie distorte, calcoli matematici e leggi della Gestalt sono applicati nella rappresentazione di soggetti molteplici tratti dalle dimensioni più diverse: natura e mondo animale, interni di palazzi, oggetti particolari, strutture architettoniche, paesaggi notturni. Tre leggi sono ricorrenti nei lavori del geniale grafico e scultore: la legge del triangolo di Kanisza (in “Morana”), la legge del pieno e del vuoto (in “Giorno e notte”), la legge del concavo e del convesso (in “Relatività”). L’illusione del disegno porta alla convinzione che le cose siano esattamente come sembrano. Il disvelamento dei processi che si celano dietro le opere di Escher viene strutturato attraverso un sistema interattivo di “gamification” distribuito in maniera capillare nel corso della mostra. I visitatori possono misurarsi in alcuni test visivi e quiz adiacenti al percorso, immedesimarsi o ritrovarsi a risolvere problemi percettivi non immediatamente intellegibili. Ai disegni si alternano proiezioni video in cui trappole oculari portano l’attenzione sul riempimento e svuotamento dei piani. Affascinato da una tecnica appresa dalla lavorazione dei tessuti e da un tipo di decorativismo stile Liberty, Escher è stato segnato dal viaggio a Granada e dall’incontro con il luogo della Alhambra nel 1936. Studiando le decorazioni utilizzate nel ricco monumento moresco, l’artista ha indagato su una realtà che già aveva incontrato in passato nel corso della sua prima formazione presso la scuola delle Arti Grafiche: elementi triangolari, stelle o quadrati si ripetono come piastrelle per coprire muri o pilastri senza lasciare vuoti. Escher plasma questa particolare tecnica decorativa, detta in gergo “tassellatura”, riadattandola a figure, personaggi e animali come mostrato nel video Contrast. Tessere ripetute in tutte le possibili variazioni generano mutamenti di icone che vengono continuamente composte e scomposte, disintegrate e ricomposte.

Il contrasto tra nero e bianco, il taglio delle forme geometriche incastrate in altre e le architetture impossibili collocano il visitatore in dimensioni altre, atopos realmente non riproducibili, ma possibili nella “bidimensione tridimensionale” del disegno e nella mente. Nella litografia in bianco e nero Relatività (1953) Escher riproduce un interno stratificato dove le pareti diventano superfici abitabili e abitate da sagome di un mondo in miniatura e da scale infinite. La posizione degli omini che si muovono all’interno determina il punto di vista dell’osservatore moltiplicando i punti di fuga. La riproduzione di un’architettura irrealizzabile fa sprofondare il fruitore nel paradosso: ognuno può diventare protagonista nel percorrere quelle scale e nell’affacciarsi da una finestra. Le figure umane si muovono in uno spazio comune, ma non condiviso. Ognuno ha il suo percorso, ognuno sceglie il punto di vista da cui guardare e la direzione verso cui procedere.

La mostra di Escher apre una riflessione che incuriosisce e apre le menti: nessuna “architettura mentale” è impossibile, ma solo con l’immaginazione, la duttilità del pensiero e i mezzi della legge della percezione possiamo crearla e viverla uscendo dagli schemi.

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