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Enrico Rava al Teatro Petruzzelli con ‘Rava on the road’

21 Lug 2014 | Nessun Commento | 977 Visite
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DSC_4681C’è solo la strada su cui puoi contare, la strada è l’unica salvezza. C’è solo la voglia e il bisogno di uscire, di esporsi nella strada e nella piazza. Perché il giudizio universale non passa per le case e gli angeli non danno appuntamenti. Bisogna ritornare nella strada, nella strada per conoscere chi siamo. [Giorgio Gaber]

Si può raccontare una vita in musica e, per di più, nell’attimo raccolto in un paio d’ore? Probabilmente no; ma se questa titanica prova è preclusa all’essere umano, forse nell’angusto tempo concesso dalla durata di un concerto si potrà tentare di scattare delle istantanee di un periodo dell’esistenza, di una stagione del cuore, di una curva più ardita e, pertanto, indelebile della memoria, di un solco tracciato con maggiore evidenza tra le pieghe dell’anima. Se questo era l’intento iniziale, ebbene possiamo dire senza tema di smentita che l’operazione è perfettamente riuscita al Maestro Enrico Rava con questa sua Opera dal titolo “Rava on the road”, ultimo degli appuntamenti della annuale Stagione Sinfonica del Teatro Petruzzelli prima della pausa estiva. Eppure non appariva affatto semplice raccontare l’epoca – e l’epopea – del bebop, della beat generation, di un modo di porsi, pensare, vivere, che aveva i propri modelli in icone quali Charlie Parker, Thelonious Monk, Billie Holiday, Dizzy Gillespie, e, naturalmente, il mito di Jack Kerouac e del suo “On the road”. Rava, complice l’eccellente orchestrazione del Maestro Paolo Silvestri, non solo ce ne restituisce gli impeti, le passioni, gli umori, ma anche e soprattutto i sapori, gli odori, ponendoci innanzi agli occhi e nelle orecchie dei brevi flash di un viaggio, apparentemente senza destinazione e senza alcuna soluzione di continuità, dai colori talmente vivi e presenti da farci sentire trasportati in quell’atmosfera, in quei loft semi abbandonati, nei vecchi club di jazz e, per l’appunto, nella strada, con la forza e la passione di chi quegli anni gli ha vissuti sulla sua pelle, certamente memore anche della folgorazione che lo colpì appena tredicenne – nel 1956 – al Teatro Nuovo di Torino ad un concerto del divino Miles Davis, non solo facendogli abbandonare l’amato studio del pianoforte e del trombone in favore della tromba ma anche la musica classica per il jazz, così da dedicarsi alla ricerca di un suono personalissimo, caldo e suggestivo, vero marchio di fabbrica, tanto in sala d’incisione quanto live, di tutta la sua vastissima produzione, sempre interessante e di qualità superiore, tra cui d’ora in poi non potremo non citare proprio “Rava on the road”.DSC_4500 Nella serata del Petruzzelli, senza dubbio è stata imprescindibile la presenza dello stesso Silvestri, perfetto nella conduzione della altrettanto perfetta Orchestra del Teatro Petruzzelli, nonché di un quartetto di tutto rispetto che annoverava gli ottimi Roberto Cecchetto, alla chitarra, Stefano Senni al contrabbasso, Zeno De Rossi alla batteria e Giovanni Guidi che quando affrontava parti solistiche col suo pianoforte sembrava addirittura fermare il tempo, mandando in manifesta apnea il – purtroppo non folto – pubblico. E, su tutti, Enrico Rava, leader incontrastato, ispiratore ispirato ed appassionato, che ha saputo perfettamente guidarci alla scoperta di quei “certi angoli segreti” (come afferma uno dei suoi titoli più belli) presenti nella sua memoria e nella nostra anima.

ph Carlo Cofano

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