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E se il nuovo padre della medicina fosse digitale? Intervista all’Ing. Dellisanti, creatore del software Hippocrates

12 Giu 2015 | Nessun Commento | 1.940 Visite
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hippocrates_1Nella folle corsa contro il tempo, nell’era della tecnologia, anche il padre della medicina diventa digitale. È così che in Puglia nasce Hippocrates, un software all’avanguardia che permette di ottenere massimi risultati ricorrendo all’ausilio dei più innovativi sistemi informatici. L’idea e la sua realizzazione sono state ad opera dell’Ing. Massimiliano Dellisanti Fabiano Vilardi che, con passione e stoico impegno, ha dato vita a questo “interprete di regole” in grado di adattarsi a specialità ed esigenze differenti, portando ad un livello più moderno il concetto di cartella clinica. Ad una sua strutturazione interna assai complessa corrisponde una straordinaria facilità nell’utilizzo, nonché evidenti vantaggi a livello pratico. Hippocrates, infatti, permette ai medici di seguire più attentamente il percorso diagnostico terapeutico e assistenziale (PDTA) dei loro pazienti calcolando i loro indici di salute, effettuando statistiche sulle diagnosi, diagrammando qualunque valore numerico e consentendo anche di formulare indici di performance della struttura ospedaliera. Ma non solo. Hippocrates ha l’obiettivo di crescere al punto tale da divenire un potente strumento non solo nelle mani dei medici ma anche in quelle dei pazienti che, attraverso le indicizzazioni delle performance di ogni ente ospedaliero, in base alla propria esigenza diagnostico-terapeutica specifica, potrebbero così scegliere a quale struttura rivolgersi o chiedere consulto. Si prospetta, dunque, un futuro migliore, proprio perché digitale, per la sanità grazie ad un software adattabile ed efficiente come Hippocrates che consentirà una maggiore trasparenza ed una consapevole libertà di scelta da parte del paziente. Il motivo di orgoglio è dovuto al fatto che, ancora una volta, è la Puglia ad essere culla di questo fermento di genialità e capacità. L’Ing. Dellisanti, “padre” di Hippocrates e proprietario della Digital Future Engineering, piccola impresa da lui fondata agli inizi del 2000 a Bari, ci ha parlato del suo software con l’entusiasmo di chi si dedica con completa passione e dedizione al suo lavoro, soddisfatto dei risultati ottenuti. Presentato ad Exposanità nel 2014, Hippocrates vanta la partnership come ISV (Independent Software Vendor) di Zebra Technologies.

Ing. Dellisanti, Le andrebbe di spiegare cos’è Hippocrates?

Hippocrates è un interprete di regole, ed è questo il punto innovativo del sistema. È, cioè, hippocrates_2uno strumento che consente di definire delle regole e delle formule tali da permettere allo stesso software di comportarsi in maniera molto diversa. Questo permette di adattarlo a diverse specialità, perché è chiaro, ad esempio, che una reumatologia non abbia le stesse esigenze di una cardiologia, devono visualizzare ed elaborare dati diversi. Lo stesso software lo può fare se anziché essere una scatola chiusa, come la maggior parte dei software esistenti per la medicina, diventa invece una sorta di mixer, cosicché lo stesso oggetto riesca ad attarsi ad esigenze molto diverse.

Com’è nata l’idea del Suo software?

È nato tutto un po’ per caso subito dopo la laurea perché dei professori del Politecnico fecero il mio nome a dei medici del Policlinico che avevano bisogno della figura di un ingegnere giovane che potesse guidare lo sviluppo di una cartella clinica per la nefrologia. Mi sono scontrato con questo mondo che si evolveva in maniera caotica e con questo problema: differenti specialità mediche che avevano bisogno di cose molto diverse. Ho pensato, così, di realizzare un software che fosse, per così dire, “configurabilissimamente configurabile”. Facendo delle ricerche mi sono accorto che non ci fosse qualcosa di simile, perché in genere si creano software, come si dice in informatica, “verticali”, calati cioè su quella realtà specifica e che funzionano bene solo per quella realtà. Non è tanto, quindi, il software che si adatta al medico ma il medico che si adatta al software. Se poi è necessario apportare delle modifiche è sempre un caos perché tutti soffrono della mancata capacità di personalizzazione. Con questa soluzione, invece, di fatto il software è sempre lo stesso ma, variando la sua configurazione, si adatta alle diverse esigenze specifiche. Nel 2008 ho realizzato la prima versione, adottata dall’urologia del Policlinico e poi dalla cardiologia d’urgenza. Dopo si è aggiunta la reumatologia. Il software è piaciuto e nel tempo, naturalmente, si è evoluto tantissimo.

Ha lavorato da solo alla progettazione e realizzazione di questo software?

hippocrates_3Di fatto sì, l’ho pensato completamente da solo. Alcune porzioni minime delle volte sono state affidate ad altri, però, sostanzialmente è come se fosse mio figlio. Infatti, la chiave di tutto questo, nonché leitmotiv di tutto quello che ho fatto in vita mia, è stata la passione. Se non avessi avuto la passione, non lo avrei mai fatto. Questo è anche un rovescio della medaglia perché non ho mai effettivamente del tempo libero, perché quando ne ho lo dedico comunque a lavorare ai miei progetti perché mi donano vitalità ed entusiasmo. Mi piace pensare che anche in questo momento, mentre noi parliamo, c’è questo software che è vivo perché qualcuno lo sta usando. Sentirsi poi dire da questo qualcuno che è anche contento di usarlo produce in me una soddisfazione che mi rende davvero molto contento.

Al momento Hippocrates è in uso nelle strutture ospedaliere del sud Italia sino al Gemelli di Roma. Ha intenzione di ampliare il Suo bacino di utenti anche più a nord della capitale?

Assolutamente sì. Però devo anche guardare alla realtà delle cose: io sono un ingegnere e non un grande imprenditore che mastica marketing. Sono un appassionato di informatica che ha tirato fuori questa idea. Sinora mi sono espanso col mio software grazie al passaparola tra i medici, cosa che mi fa altrettanto felice. Un grande impulso mi è stato dato dai reumatologi, anche perché Bari è uno dei centri di reumatologia più importanti d’Italia, per numero di pazienti e ricerche, tant’è vero che il direttore, il dott. e prof. Lapadula, è un medico noto a livello europeo. Il fatto che a lui il software sia piaciuto è stato per me un incentivo importante, perché è riuscito a vederne le potenzialità: permette, infatti, di fare statistiche, indagini epidemiologiche, indici, e si può definire con più precisione il percorso diagnostico terapeutico (PDTA), massimizzando i tempi. Il medico non può perdere tempo perché il suo tempo è prezioso e va dedicato al paziente, facendo indagini diagnostiche. L’idea di dover trascrivere i risultati su un software mette un po’ a disagio i medici delle vecchie generazioni, meno pratici con le nuove tecnologie informatiche e questo ha rallentato nel tempo la sua adozione, ma il sistema negli anni si è evoluto al punto tale da consentire di comporre periodi complessi quanto le diagnosi trascritte dai medici. È molto semplice da utilizzare, infatti, per la formazione al suo utilizzo sono sufficienti solo poche ore perché è davvero molto intuitivo.

La Sua azienda, la Digital Future Engineering, ha come motto: “vincere la scommessa di un nuovo futuro, un futuro digitale”. Come lo immagina questo futuro, Ing. Dellisanti?

È stato quando mi sono scontrato con le realtà ospedaliere che mi sono convinto hippocrates_4definitivamente che il digitale fosse il futuro. Ancora oggi tanti reparti usano la carta. Io credo che in questi settori la carta non debba avere futuro, non fosse per i libri. Mi riesce difficile immaginare ancora documenti in formato cartaceo. Io nel mio ufficio digitalizzo tutto e la carta la riciclo, anche perché mi sembra uno spreco pazzesco, ecologico ed in termini di denaro. Ancora oggi negli ospedali tutte le cartelle cliniche devono essere archiviate cartaceamente ed, ovviamente nel tempo, questo archivio cartaceo diventa sempre più voluminoso. Ci sono specifiche aziende che si occupano dell’archiviazione cartacea in enormi magazzini in cui vengono stoccate quantità di carta incredibili. Non solo questo ha un costo ma è anche, dal mio punto di vista, uno spreco totale perché quella carta è informazione e l’informazione è potere, non nella sua accezione negativa, ma inteso come potere che può essere alla portata di tutti. La medicina si fonda sulla statistica, sull’epidemiologia, sulla conoscenza di dati ed informazioni. Ogni informazione è conoscenza ai fini degli sviluppi della medicina stessa, ma così è persa perché chi va a lì a leggersi tonnellate di carta per fare una statistica? Quelle informazioni sono preziosissime e noi abbiamo tonnellate di informazioni scarsamente accessibili o accessibili ma in tempi biblici, ed è un peccato. Mi chiedo cosa troveranno gli archeologi del futuro, forse niente. Però è un prezzo da pagare. Non ci possiamo più permettere di perdere tempo, viaggiamo sin troppo velocemente ai tempi d’oggi. Non dico che sia bello ma dobbiamo prenderne atto, non possiamo rimanere indietro.

 

Link utili:

www.hippocrates.eu

info@hippocrates.eu

www.dfuture.it

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