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Duecento anni dalla nascita del conte di Cavour

3 Ott 2010 | Nessun Commento | 2.651 Visite
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cavour Ma la cultura ufficiale e la storia del Risorgimento lo ha fatto passare nel quasi più totale silenzio. Purtroppo, con l’avvento della Repubblica nel 1946 si è cerato di dimenticare tutto ciò che non faceva comodo del Risorgimento, a parte Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini che hanno rappresentato dei simboli per una certa parte della politica e della cultura vincente del dopo-guerra, gli altri protagonisti della Rivoluzione Risorgimentale, da Silvio Pellico a Massimo d’Azeglio, da Camillo Benso a Bettino Ricasoli, da Quintino Sella a tantissimi altri, sono stati totalmente dimenticati.
Persino protagonisti vicini anche culturalmente alla cultura ed alla politica repubblicana vincente del 1946 furono posti nel dimenticatoio, sebbene probabilmente per altri motivi, come per esempio Ernesto Nathan ed Agostino Depretis.
Camillo Benso giovanissimo aderì alle idee rivoluzionarie liberali di ispirazione francesi ed inglesi. Lo scopo principale di questi Carbonari era la Costituzione e la istituzione di una Monarchia Costituzionale e Parlamentare simile a quella del Regno Unito. I Monarchi che si successero al trono del Regno di Sardegna non ne volevano sentire parlare. Il giovane Cavour per non subire strali dovette essere spedito dalla ricchissima famiglia all’estero per badare agli affari. Ma la sua permanenza giovanile in Francia ed in Inghilterra rafforzarono il suo fuoco liberale e le sue convinzioni.
Nel 1848 gioì per la concessione dello Statuto da parte del Re Carlo Alberto di Savoia, entrò nella Camera dei Deputati e subito assunse posizioni sempre più importanti. Inizialmente, la sua corrente di ispirazione Liberale e Monarchica si schierò a sinistra dell’aula, ma con il passare del tempo e la conversione dell’ala più oltranzista della Destra Monarchica, quella assolutamente contraria alle riforme, si spostò verso destra.
Anche per motivi familiari si specializzò in materie legate all’economia agricola e fu il principale autore della riforma agraria del Regno di Sardegna che poi fu estesa a tutta l’Italia unificata del 1861. Dopo essere stato Deputato dal 1843, fu Ministro dal 1850 al 1852, allor quando d’Azeglio, Capo del Governo, diede le dimissioni in quanto non condivideva la manovra di Cavour di realizzare il Connubio con il centro-sinistra di Urbano Rattazzi. Vittorio Emanuele II, subentrato a Carlo Alberto che nel 1849 aveva abdicato, non gradiva la politica rivoluzionaria e riformatrice del Conte di Cavour, il quale anche come Ministro delle Finanze risanò i conti dello Stato e creò le premesse per realizzare l’unico Istituto di Emissione di Moneta.
L’accordo con Rattazzi si fondava sulla necessità di evitare un prevalere dell’ala Repubblicana del Parlamento, e sulla necessità di non fare accordi con la Destra illiberale. Inoltre, vi era una totale condivisione dell’approccio laico dello Stato che talvolta portava all’anti-clericalismo al fine di garantire pari opportunità a tutti i culti ed ai non credenti. Il 26 luglio 1855 sia Cavour che Vittorio Emanuele II e tutti i parlamentari che avevano approvato la così detta Legge sui Conventi furono oggetto della scomunica da parte di papa Pio IX.
Da Capo del Governo varò un vastissimo programma di industrializzazione e modernizzazione dello Stato, ampliò notevolmente le infrastrutture ferroviarie e i trafori di collegamento con la Francia e la Svizzera. Opere ancora oggi in uso.
Le varie guerre in cui il Regno di Sardegna fu coinvolto portarono sempre gravi problemi alle finanze ed al bilancio dello Stato. Cavour ed i suoi seguaci riuscirono sempre a risanare.
Nel 1860 favorì segretamente con un’abile manovra di diplomazia la spedizione dei Mille, assicurò il finanziamento dall’estero dell’impresa e con il Re Vittorio Emanuele II fornì armi e navi. Il suo collegamento in termini di informazioni con il Generale Garibaldi era quasi costante, seppure in modo tale da assicurare la non esposizione personale del Governo e del Monarca, in quanto il timore fondato era dovuto all’appoggio fino allora garantito al Regno delle Due Sicilie da parte del Re di Francia e da quello di Spagna, oltre al sostegno da parte dello Stato Pontificio. Inoltre, anche il Regno Austro-Ungarico aveva ottimi rapporti commerciali con i Borboni.
I rischi di un fallimento della spedizione erano davvero tanti. Pertanto, dopo l’insperato successo, di cui molti meriti sono da attribuire proprio al lavoro diplomatico del Conte il quale garantì il non intervento da parte dei su indicati Stati, egli convinse Vittorio Emanuele a fermare l’impresa a Teano al fine di evitare ciò che la Francia aveva esplicitamente dichiarato: “in caso di aggressione allo Stato Pontificio le truppe francesi sarebbero intervenute”. Del resto in quel momento già diverse navi dell’esercito transalpino erano al largo del Lazio pronte a sbarcare, oltre a quelle già presenti a Roma e in tutto il territorio pontificio.
Purtroppo, i frutti del suo, oltre a quello di Garibaldi, lavoro il Conte di Cavour non li poté vedere. Nel giugno del 1861 morì a seguito dell’aggravamento delle sue condizioni di salute a soli cinquant’anni. Al suo capezzale fu chiamato il frate suo amico personale per impartirgli l’estrema unzione ed egli, forse nel delirio, pronunciò la famosissima frase “Libera chiesa in libero Stato” rifiutando il sacramento, il quale gli fu comunque dato sembrerebbe solo dopo che aveva ormai perso conoscenza.
Il frate fu poi chiamato al cospetto di Pio IX che personalmente lo rimproverò duramente per aver impartito un sacramento ad una persona esplicitamente Scomunicata e lo punì severamente mandandolo in esilio in un piccolo paesino di montagna e con forti limitazioni all’esercizio del suo ministero.
Dopo aver festeggiato in tutta l’Italia i duecento anni dalla nascita di Giuseppe Garibaldi il 4 luglio del 2007, l’analoga ricorrenza del Conte di Cavour è passata quasi nella totale assenza delle Istituzioni tutte.

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