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Due chiacchiere con Antonio Bertoli presente a Bari con l’amico Alejandro Jodorowsky durante l’evento del 26 ottobre

21 Ott 2014 | Nessun Commento | 1.637 Visite
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antonio_bertoli_3516Il 26 ottobre 2014, al Teatro Nuovo Palazzo di Bari, torna Alejandro Jodorowsky  per presentare,  il suo ultimo film “la danza della realtà”. Uno dei film più apprezzati nel festival di Cannes 2013, proposto in un’anteprima regionale speciale preceduta da una conferenza spettacolo dell’autore. Con Jodorowsky ci sarà Antonio Bertoli, suo grande amico,  con il quale condivide un interesse per la psicogenealogia  che lo ha portato ad  elaborare un metodo di ricerca sui meccanismi della trasmissione psichica tra generazioni ed una originalissima proposta di riequilibrio transgenerazionale  attraverso atti poetici che il consultante riceve ed è invitato ad agire nella realtà. Per l’occasione LSDmagazine ha intervistato Antonio Bertoli.

Come ha conosciuto Jodorowsky e come ha arricchito la sua esperienza?
Ci vorrebbe molto tempo per rispondere a questa domanda. Con Alejandro ci eravamo incontrati a Parigi grazie al nostro comune amico Fernando Arrabal, però si era trattato di un semplice episodio dove ci eravamo scambiati i numeri di telefono e di fax (allora non c’era internet né esistevano i cellulari…). Qualche tempo dopo lo invitai alla mia libreria City Lights di Firenze per un festival con diversi poeti legati soprattutto alla beat generation (Ferlinghetti, Corso, Anne Waldman, John Giorno, Ed Sanders, ecc.). Alejandro era stato invitato contemporaneamente anche dal festival di poesia di Genova, ma è arrivato a Firenze convinto che il mio festival fosse più importante (cosa assolutamente non vera dal punto di vista della struttura, vera forse dal punto di vista della qualità). In quel contesto mi disse che non aveva mai pubblicato una sola poesia perché ne aveva sempre avuto vergogna. Gli chiesi se potevo leggerne qualcuna e le tradussi subito. Di lì il passo fu breve: mettemmo in cantiere una sua raccolta poetica e mentre il libro era in stampa Alejandro mi telefonò dicendomi che aveva preso un biglietto anche per me per andare insieme in Cile, e che la partenza era l’indomani. Volai dunque a Parigi e restammo in Cile per una ventina di giorni. Al ritorno c’erano ad attenderci i libri di Alejandro freschi di stampa (si trattava della raccolta “Di ciò di cui non si può parlare”, ed. City Lights Italia, 1998). Partimmo dunque insieme girando diverse città e proponendo un reading poetico che durò quasi un mese. Da allora abbiamo fatto di tutto e di più insieme: teatro, stages, esposizioni, sceneggiature, poesia.

Quale sarà il leit motiv della conferenza spettacolo intitolata ‘La bellezza è la cura’?
Occorre dire che il titolo è nato in seguito a una conversazione con i soci della Noesis che organizzano l’evento pugliese. Abbiamo individuato quattro parole chiave: bellezza, destino, ombra e cambiamento che hanno costituito il tema di incontri “propedeutici” alla Mediateca Regionale. Le quattro parole, e “cambiamento” in particolare, hanno a che fare con la poetica di Jodorowsky secondo cui è sempre possibile prendere in mano la propria vita e reindirizzarla con l’aiuto dell’Arte fino a trasformare il proprio destino. Come o cosa accadrà durante la conferenza è assolutamente imprevedibile ogni volta ed è il fascino legato alla figura di Alejandro.

Dopo la conferenza ci sarà la proiezione in anteprima regionale del film ‘La danza della realtà: il film è autobiografico, ci sono per lei delle parti mancati interessanti che invece andavano inserite?
No, non credo: un’opera d’arte è un’opera perfetta in sé e completamente esaustiva, se è davvero tale…

Che tipo di accoglienza ha avuto il film?
Il film è un successo ovunque e in particolare in America latina, dove Alejandro è davvero una star che la gente ferma per strada…

Quali sono i punti innovativi rispetto alla produzione cinematografica antecedente?
Credo che sia uno Jodorowsky molto maturo, profondo e con maggiore poesia che nei film dell’inizio – che oggettivamente sono datati agli inizi degli anni ’70. Pur mantenendo le sue originali caratteristiche visionarie motivate dal profondo, questo è inoltre un film che possiede una trama ben individuabile e seguibile da parte di chiunque, una specie di autobiografia poetica e filosofica.

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