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DOSSIER TURISMO. I matrimoni in Puglia li fanno gli inglesi ed i canadesi

14 Apr 2017 | Nessun Commento | 1.634 Visite
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WEDDING«Uno degli elementi che porterà avanti questo settore è quello dell’internazionalizzazione: bisogna attrarre di più, creando una filiera e dando molte possibilità di arrivare sul nostro territorio e avere un servizio eccezionale e di qualità». Così il presidente di Confindustria Bari e Bat, Domenico De Bartolomeo, parlando con i giornalisti a margine del convento L’arte del ricevere nel settore ‘wedding’ che in Puglia produce un fatturato di 6,3 milioni di euro. Per De Bartolomeo ci sono «problemi per strutturare un’attività, nel senso che c’è il bisogno di definire probabilmente un codice Ateco ad hoc per questa sezione, e bisogna probabilmente capire meglio come si può fare per definire un contratto nazionale». «Quindi – ha rilevato – serve partire dalla basi, e dalla tassazione che danneggia troppo queste aziende».
Per sfruttare al meglio le opportunità del settore, Confindustria Bari e Bat ha costituito la Sezione Ricevimenti, coordinata da Michele Boccardi. Si tratta di una nuova aggregazione di imprese che per la prima volta, è stato sottolineato, riunisce all’interno di una associazione degli industriali il settore del ‘wedding’ e tutto il suo indotto. In Italia l’intera filiera produttiva del ‘wedding tourism’ coinvolge 52.600 operatori tra wedding planner, fotografi, floral designers, film makers, e oltre ottomila strutture per un fatturato di circa 380 milioni di euro. Secondo i dati diffusi, tra gli stranieri che scelgono di sposarsi in Italia ci sono al primo posto gli inglesi (26,4%) seguiti da americani (20,7%) e australiani (8,4%). La regione da loro preferita è la Toscana che «concentra il 32% della quota di mercato, seguita da Lombardia (15,8 %) e Campania (14,4 %)».
MENELAOLa Puglia, «con il suo crescente appeal internazionale, insegue queste regioni di testa con il 3,8% della quota di mercato». Le location preferite dagli stranieri in Puglia sono le masserie e gli agriturismi (27%), i ‘relais’ di lusso (23%), le sale ricevimenti (20%), i castelli e le ville (15%), i luoghi storici (11%). A scegliere il tacco d’Italia sono in prevalenza inglesi (17%), canadesi (16%) e americani (13%).
Per Boccardi, occorre «identificarsi come imprenditori e come imprese per metterci nella condizione di fare rete». «Oggi – ha aggiunto – scriviamo una pagina importante per l’economia del Sud, perché 30 imprese si mettono insieme per la prima volta dopo 40 anni». «Gli obiettivi – ha precisato – sono tre: regolamentare il settore con una contrattualistica di lavoro e quindi non avere disfunzioni derivanti dai voucher; mettere nella condizione di portare a frutto quella che è l’attrattiva internazionale sul turismo soprattutto in Puglia; e mettere nella condizione il turismo del wedding di avere quella posizione importante che merita».
«Al governo – ha proseguito – chiediamo innanzitutto un contratto collettivo che può regolamentare il nostro settore». “Su 30 imprese – ha proseguito – siamo legati a più di 15 codici Ateco diversi». Infine, ha concluso, occorre «metterci nella condizione di aderire ai finanziamenti europei: la Puglia perde ogni anno milioni di euro perché noi non possiamo fisicamente accedere».

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