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Distilla pura emozione “L’Olandese Volante” di Wagner con cui si è aperta la Stagione della Fondazione Petruzzelli

22 Gen 2018 | Nessun Commento | 1.097 Visite
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Petruzzelli Olandese volante ph studio Fascicolo 3La musica non esprime la passione, l’amore, la nostalgia di questo o quell’individuo in questa o quella situazione, ma la passione, l’amore, la nostalgia stessa.” (Richard Wagner)

Vogliamo dirlo immediatamente: la Fondazione del Teatro Petruzzelli può levare i calici e brindare ad una sublime apertura di Stagione lirica, degna della sua fama e capace di competere con molte altre realtà ben più blasonate, perché – ne siamo certi – questa edizione de “L’Olandese Volante (Der Fliegende Holländer)” di Richard Wagner, prodotta dal Teatro Comunale di Bologna e adattata per il palcoscenico del Politeama barese, resterà negli annali tanto per la sua resa scenica quanto per quella musicale. Eppure, l’operazione non era affatto semplice: confrontarsi con quella che è unanimemente considerata la prima opera matura del Genio di Lipsia, quella in cui egli imbocca la via maestra della propria estetica, una via autonomamente concepita e non più ispirata ai convenzionali modelli dominanti tra i suoi contemporanei, era impresa da far tremare i polsi al solo approccio. Lo stesso Wagner dovette sperimentarne le difficoltà da parte del suo pubblico, quello stesso che aveva trionfalmente accolto il suo precedente lavoro “Rienzi”, di accostarsi alla nuova Opera allorquando ne diresse la Prima assoluta il 2 gennaio 1843 a Dresda; infatti, la decisione del compositore di confrontarsi con una storia agli antipodi di quella che gli aveva portato tanta fama e fortuna economica, di abbandonare una connotazione storica, definita e rintracciabile, per dedicarsi al mito, ai confini – se non al di là – della realtà, scelta che – probabilmente – già nascondeva la volontà di esternare attraverso le sue opere le umanissime quanto laceranti antinomie che incessantemente si manifestavano nel suo animo, spiazzò il pubblico tedesco, che reagì tiepidamente. Si narra che Wagner avesse scelto l’argomento già nel 1837 dopo aver letto una novella di Heinrich Heine, ma che solo nel 1840, a seguito di un periglioso viaggio in mare da Riga a Parigi e di uno scampato naufragio al largo della Norvegia grazie all’aver trovato riparo nella baia di Sandwike (peraltro citata anche nel testo), cominciò la stesura del libretto, inizialmente in lingua francese, in cui si narravano le vicende della bellissima Senta (che nella prima stesura dell’opera si chiamava Minna, come la moglie di Wagner, quasi a sottolineare il valore autobiografico della scrittura), giovane ragazza piena di sogni di avventura e fiabe, capace di amare sino all’estremo sacrificio, di suo padre, il capitano Daland, dello spasimante della stessa, Erik, della vecchia Mary, nutrice di Senta, e, soprattutto, dell’Olandese, marinaio condannato dal Diavolo in persona a vagare all’infinito per i mari con la sola compagnia del suo equipaggio maledetto, fino a quando l’amore di una donna fedele non lo scioglierà dall’anatema.

Petruzzelli Olandese volante ph studio Fascicolo 6Ma non fu certo la scelta della storia ad aver raffreddato gli entusiasmi del pubblico contemporaneo al Maestro, bensì – e non è difficile crederlo – il cambio di registro della sua musica, quella brusca inversione di rotta che, pur continuando ad evidenziare richiami all’opera italiana, Donizetti soprattutto (con la protagonista Senta che sembra essere sortita dalla miriade di eroine del Genio bergamasco), ha già in sé i primi vagiti della rivoluzione wagneriana, maturata certo successivamente, e della sua visionaria concezione di opera d’arte totale, di quel Gesamtkunstwerk, forse già ipotizzato ai tempi dell’Olandese, con cui di lì a poco romperà ogni schema, facendo nascere un nuovo mondo musicale.

L’edizione del Teatro Petruzzelli ci restituisce tutta la magia di cui Wagner è stato capace; la visione di questa versione risveglia tutti i nostri assopiti sensi, appagandoli in modo totale ed irrefutabile. Grazie ad una macchina teatrale – che a volte si faceva quasi cinematografica – magistralmente condotta da Yannis Kokkos, anche scenografo e costumista oltreché regista, qui ripresa da Daniele Naldi, che ha goduto dell’eccellente disegno luci di Guido Levi, lo spettatore non ha altra possibilità che consegnarsi ad una ipnotica percezione a cui anche gli elementi naturali e finanche soprannaturali sembrano piegarsi e cedere, in cui vero e falso, reale ed irreale, immagine e proiezione si fondono e si confondono, in virtù di un superlativo gioco di specchi ed a talune strabilianti trovate sceniche che non sveleremo per non rovinare la sorpresa a quanti vorranno – e faranno bene – affollare il Teatro nelle repliche (ne sono previste il 23, 26, 27 e 28 gennaio). Ma se la messa in scena non ci ha del tutto sorpreso, essendo già precedentemente giunta sino a noi l’eco della sua bellezza, lasciateci salutare con ovazioni l’orchestrazione realizzata dalla bacchetta del Maestro Giampaolo Bisanti, direttore stabile della Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari, perfetta al punto da farci stentare a credere che fosse la prima volta in assoluto che si confrontasse con un’opera del Genio tedesco; la sua direzione non denotava solo perfetta conoscenza della pagina wagneriana, ma anche un inconsueto approccio da vero amante tanto della musica quanto del teatro, in modo che anche le tante complessità strumentali e vocali di cui pure l’Opera è intrisa venivano saggiamente utilizzate per distillare pura emozione. Questo faceva oltremodo rifulgere l’ottima prova dell’Orchestra della Fondazione, cui rispondeva quella altrettanto degna del Coro diretto dal Maestro Fabrizio Cassi, e dell’eccezionale cast, che aveva la sua incontrastata eroina nella sublime ugola di Maida Hundeling, una Senta da incessanti brividi, senza dimenticare i bravissimi Tomas Tomasson, un Olandese convincente – e non è poco – anche fisicamente, Felix Speer (Daland), Brenden Gunnell (Erik), Kismara Pessatti (Mary) e Cameron Becker (il timoniere). E se questo è solo l’inizio, allora davvero quella del Teatro Petruzzelli potrebbe essere un’ottima annata.

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