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Dieci anni di “Catene” da fenomeno televisivo a gioco teatrale

20 Mar 2010 | Nessun Commento | 4.756 Visite
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cateneL’Anonima GR per festeggiare i dieci anni della nota fiction “Catene”, ha ideato uno spettacolo teatrale che andrà in scena, sabato 20 e domenica 21alle 21, (e per i successivi fine settimana per tutto aprile) al teatro dell’Anonima (info: 080.561.48.75). Con Dante Marmone e Tiziana Schiavarelli, sul palcoscenico anche Mimmo Pesole, Antonella Di Noia, Toni Vavalle e Gianni Vezzoso.
Era marzo del 2000 quando sull’emittente televisiva Telenorba veniva trasmessa la prima serie di “Catene”, la fiction scritta ed interpretata da Dante Marmone e Tiziana Schiavarelli.
La fiction della premiata ditta Marmone –Schiavarelli, già dalla prime puntate si rivelò un prodotto fuori dagli schemi tradizionali di comicità, un prodotto televisivo che offriva al pubblico – sempre più preparato e smaliziato – non solo divertente, ma anche contenuti sociali e umani.
Attraverso la comicità e il grottesco, si raccontavano le avventure e le disavventure di una famiglia di Bari vecchia tutta presa a superare le infinite difficoltà della vita quotidiana.
Lui, il marito, bullo e fanfarone che entra ed esce dalla galera, lei, la moglie che deve portare sulle spalle la responsabilità della famiglia, stare dietro al marito, prendersi cura della suocera e tenere le fila di un sottobosco di malaffare, fatto di piccolo contrabbando, furtarelli e ricettazione di roba scadente che si riesce sì a vendere ma che puntualmente torna indietro con reclamo.
E intorno, una miriade di personaggi che collaborano alla costruzione di una vita sempre difficile e al limite di una crisi di nervi. Certo la natura di una televisione commerciale è quella di proporre prodotti “nazional-popolari” per auto finanziarsi con programmi televisivi che assumano il carattere dell’usa e getta, ma “Catene”, tra una risata e l’altra, vuole comunicare anche contenuti, visto che i due autori ed interpreti vengono già da una lunga storia di teatro sociale e di ricerca.

Non a caso il grande critico televisivo Aldo Grasso, nel 2005, dedicò un intero servizio su Sette, il magazine del Corriere della Sera, sul fenomeno “Catene”, giudicandola, sono sue parole, “tra le migliori fiction italiane del momento”. Traghettare dalla televisione al teatro quel mondo, con i suoi personaggi che diventano maschere di una realtà popolare metropolitana, sempre coinvolti da un susseguirsi di vicende che complicano una vita già di per sé precaria e piena di difficoltà, dà al pubblico la possibilità di vivere dal vivo le loro storie intense di gioie e di dolore, raccontate esasperandone i toni con una visuale alle volte surreale non per forzatura di scrittura scenica, ma perché il più delle volte quei personaggi sono di per se surreali e quasi impossibili, ma veri.

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