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“Diamoci del Lui”. Cantina Albea racconta il Nero di Troia tra leggenda e degustazioni

28 Giu 2015 | Nessun Commento | 1.705 Visite
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calb2Ai piedi della Cattedrale di Trani sorge un antico palazzo nobiliare del ‘700, il Palazzo Filisio, che oggi ospita l’Hotel Regia, una struttura naturalmente vocata  ad ospitare manifestazioni enogastronomiche. Giovedì 25 giugno è stata la volta di una iniziativa organizzata da Gianluca Tesse e Vincenzo Sciannandrone, denominata “Diamoci del Lui“, dal nome del Nero di Troia prodotto dalla Cantina Albea di Alberobello.

Nell’ambito della presentazione dei segreti delle specialità norcine della “Renzini“, gli organizzatori hanno avuto la ottima idea di abbinarvi un evento abbastanza inusuale: una verticale dedicata appunto a “Lui”, il Nero di Troia di punta della Cantina Albea.

Ed è appunto di questa infrequente verticale che vorremmo brevemente parlare.

E’ noto a tutti che il Nero di Troia è uno dei tre principi della viticoltura pugliese a bacca rossa (unitamente a Primitivo e Negroamaro), la cui zona di impianto originario è stata storicamente riconosciuta nella zona di Canosa e territori limitrofi (nord barese e sud foggiano) e successivamente estesasi anche alla Daunia. Nella sua introduzione, Gianluca Tesse ha ricordato ai presenti che la leggenda attribuisce all’eroe omerico Diomede il merito di avere colonizzato la zona ed impiantato i primi filari di questo vitigno che aveva portato con sé a bordo delle sue navi. Qui, in effetti,  non possiamo non ricordare come i testi più accreditati di Enologia individuino questo territorio come Campi Diomedei, che il condottiero acheo aveva scoperto dopo essere naufragato nei pressi della foce del fiume Ofanto ed averne risalito la corrente. Come rammentano Germinario e Costacurta ne “Storia regionale della vite e del vino” ( Ed. Pugliesi ), persino l’Iliade, nel libro XVIII, descrive un vitigno che assomiglia in tutto e per tutto al Nero di Troia : “Seguìa quindi un vigneto oppresso e curvo sotto il carco dell’uva. Il tralcio è d’oro, nero il racemo, ed un filar prolisso d’argentei pali sostenea le viti”.

Nel suo intervento, il dott. Claudio Sisto, enologo della Cantina, ha illustrato la genesicalb1 della scelta industriale della proprietà della Albea, allorquando proprio la famiglia Renzini, decidendo di diversificare le proprie attività, volle investire in questa cantina. Nella fase di studio propedeutica all’investimento (e con un particolare occhio alla creazione di un prodotto di punta), effettuata sotto la supervisione di una autorità indiscussa del mondo del vino come Riccardo Cotarella, si immaginò sin da subito a puntare alla riduzione della quantità per migliorare la qualità della produzione, pervenendo alla conclusione (anche dopo la valutazione dei risultati relativi alla Somma Termica ed agli altri parametri di base) che la scommessa poteva essere ragionevolmente giocata; i risultati hanno dato pienamente ragione all’azienda.

In particolare, proprio “Lui” rappresenta il simbolo della vincita di questa scommessa, tenuto conto del perfetto mantenimento in bottiglia delle caratteristiche del DNA di questo vitigno, della sua eccellente predisposizione alla longevità e del fatto che il vino conosce spunti persino in termini di morbidezza. Nasce da qui la decisione di chiamarlo “Lui”, per far comprendere che si tratta proprio di un Nero di Troia, nonostante le caratteristiche di longevità e morbidezza.

Ecco un giudizio sintetico a proposito della verticale, evidenziando che, contrariamente al solito ed alla luce delle caratteristiche di questi vini, la verticale è partita dal vino più anziano andando verso il più giovane:

“Lui” 2006 (annata climaticamente fredda): colore rosso rubino con riflessi porpora, non brillante, al naso sentori di viola con note balsamiche e di radice di liquirizia. In bocca, si confermano questi sentori con aggiunta di un finale di tostatura. Vino complesso, elegante e di buona persistenza aromatica.

“Lui” 2007 : colore rosso porpora vivo, meno ricco al naso ma con buone note di frutti di bosco (more), in bocca spiccate le note balsamiche (probabilmente conseguenza anche dell’annata particolarmente calda).

“Lui” 2008 : fratello gemello del 2006 ma dal colore più vivo e dalla caratteristiche di addirittura maggiore freschezza. Al naso ciliegie sotto spirito, note balsamiche e di chiodi garofano, mentre in bocca si conferma piacevolmente tannico eppure morbido, con richiami alle ciliegie sotto spirito. Vino particolarmente elegante e complesso, molto equilibrato, sicuramente il migliore fra quelli presentati.

“Lui “ 2011 : annata particolarmente calda dal punto di vista meteorologico, ha prodotto un vino ancora giovane, rosso rubino vivace, al naso sentori di ciliegia ed in bocca piacevolmente  caramellato ( dati anche i 14,5 ° di gradazione ). Vino di buona freschezza.

“Lui” 2012 : anche questa un’annata molto calda, ha dato vita ad un vino dal colore molto bello, di un rosso rubino brillante. Al naso sentore di frutti rossi, che si confermano in bocca, con un tannino morbido. Vino sicuramente da attendere.

La serata si è conclusa con una degustazione degli altri vini della Cantina Albea, accompagnata da un assaggio dei salumi di punta, presentati dall’Area manager della Renzini dott. Angelo Maiullari.

In conclusione, non possiamo non rilevare come, così come avvenuto in non pochi altri casi, la riemersione sul mercato di una azienda antica come l’Albea (fondata dalla famiglia Lippolis agli albori del ‘900) sia dovuta all’impegno economico ma anche alla fiducia sulle potenzialità del nostro territorio da parte di investitori provenienti da altre regioni del centro nord.

 

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