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Davide Santorsola ci racconta “Horizon”, la sua ultima fatica discografica

27 Dic 2012 | Nessun Commento | 1.970 Visite
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Davide Santorsa
Horizon”, orizzonte. Non poteva scegliere nome piu’ azzeccato il pianista e compositore pugliese Davide Santorsola che, a distanza di un anno da “Stainless’, torna con un nuovo lavoro autoprodotto.
“Horizon”, uscito un mese fa in tutti i digital store, e’ un album per pianoforte solo ed e’ il primo che contiene esclusivamente brani scritti dallo stesso pianista. “I dieci brani che compongono “Horizon” li ho scritti quest’anno, da aprile ad agosto, durante viaggi in treno, in bus, in nave, in aereo, spostandomi da un concerto all’altro”, ci dice l’autore a proposito del suo lavoro.
Un concept album dove il pianista pugliese combina l’approccio erudito e rigoroso della composizione con la fluida immediatezza dei momenti di improvvisazione affidati al pianoforte. Due anime le sue, un’unica storia. Quella del compositore autodidatta che esplora dapprima il rock e il blues, per poi dedicarsi sempre di piu’ al jazz e che oggi si divide tra fortunate tournee in Estremo Oriente e quella di chi, con altrettanta passione, si dedica all’insegnamento del jazz al Conservatorio Statale di Cosenza. Un musicista che a partire dagli anni ’90 collabora regolarmente, sia live che in studio, con musicisti come Phil Woods, Lee Konitz, Urbie Green, Benny Golson e Dave Liebman e che dal 2004 stringe un forte sodalizio con il contrabbassista giapponese Kiyoto Fujiwara.
Eclettico e sofisticato, Davide Santorsola torna con un disco solitario, “Horizon”, ispirato al tema del viaggio in tutte le sue possibili accezioni. Composto da dieci tracce, “Horizon” e’ un disco di piano solo, scritto di getto, le cui registrazioni sono tutte ‘prime takes’ o ‘buona la prima’, come si usa dire in gergo. E in tutte c’e’ una leggerezza di scrittura che traduce l’emozione ispirata da una immagine, da una visione, da una luce, da un ricordo fugace e che si trasforma in svolte imprevedibili, in estrema godibilita’ e facilita’ di ascolto. “I miei dieci pezzi sono stati scritti in viaggio, in preda, dunque, ad una comune suggestione, pur secondo diversi stati d’animo. Si tratta di pezzi immediati, non di lunga durata, dalla struttura lineare e privi di parte di improvvisazione, tranne qualche piccola, irrefrenabile eccezione. Cosi facendo, come capita di abbracciare l’orizzonte in uno sguardo, in “Horizon” si ha la sensazione di non perdere mai di vista, durante l’ascolto, la visione di insieme, acquistando, pertanto, il senso di concept album. L’ascoltatore forse ricordera’ che sono un pianista di jazz e anche l’astenersi dall’improvvisare, per me, e’ un’assoluta novita’. Suono cio’ che ho scritto”, precisa Davide Santorsola. In realta’, da elegante jazzista e improvvisatore, quale Santorsola e’ e resta, i dieci brani che compongono “Horizon” sono immediati e privi di artifici al punto da apparire quasi ‘improvvisati’ al pianoforte.

davide santorsolaE, ciascuno, attraverso una molteplicita’ di chiaroscuri emotivi, ritrae, un diverso umore, un particolare stato d’animo, un’istantanea che ci conduce, come in un viaggio, all’interno delle note, della musica mai banale di “Horizon”. E, se nel primo brano, “Devo andare”, l’autore coglie quel particolare stato d’animo nel quale si giunge alla chiara consapevolezza della necessita’ di partire, nonostante dubbi e paure, “Greyhound bound for horizon”, del viaggio prende quei momenti di tempo sospeso, quelli durante i quali si oscilla tra i ricordi del passato lasciato e l’euforia per il valore atteso dal futuro per giungere, attraverso una serie di scatti, di momenti, di emozioni immortalate come in una pagina di diario di viaggio, alla traccia finale, “Brazilian theme variations”, con l’equatore all’orizzonte.
All’ascoltatore, o, in questo caso, al ‘viaggiatore’, il ‘giudizio finale’.

Noi di LSDmagazine abbiamo incontrato Davide Santorsola e lui ci ha raccontato della nascita del suo nuovo disco.

Maestro, partiamo dagli inizi. Come nasce la sua passione per il jazz?

Viene da lontano. Avevo circa sei anni quando ho incominciato a suonare il piano da autodidatta. Mio fratello maggiore, a quel tempo bassista di una rock band, mi portava con sé alle prove. La mia infanzia l’ho passata sulla panca dell’organista del gruppo, al suo fianco. Sino a quando i miei genitori non mi hanno regalato un pianoforte. Da quel giorno in poi non ho più smesso. In seguito, durante l’adolescenza, dopo alcune esperienze in band di blues e rock, è scattata una curiosità nei confronti del jazz: è un genere musicale che contiene una molteplicità di informazioni, che rappresenta sia cibo per l’intelletto sia una preziosa opportunità di arricchire la personale esperienza emozionale.

Il viaggio e’ il filo rosso del suo album ed e’ anche il simbolo di “On the road”, il romanzo di Jack Kerouac a cui, come lei stesso ha ammesso, “Horizon” si ispira…

Kerouac è l’icona del viaggio. È il padre della “beat generation”. Passò la maggior parte della sua vita viaggiando, attraversando i grandi spazi dell’America, nella costante, travagliata ricerca di trovare il suo posto nel mondo. Kerouac trovò ispirazione per la sua scrittura proprio nel jazz, più specificamente nel genere bebop e nel massimo esponente di questo genere: il sassofonista Charlie Parker. È significativo allora il fatto che un musicista possa influenzare uno scrittore, il quale a sua volta influenza un musicista ancora, secondo un processo di trasformazione che travalica i limiti delle diverse categorie e forme espressive del linguaggio.

davide santorsolaL’ultima traccia, “Brazilian theme variations” ci porta in Brasile. E si conclude il viaggio di “Horizon”. Ma questo viaggio, in ultima analisi, dove l’ha condotta?

Il viaggio rappresenta la possibilità, l’opportunità di scoprire nuovi orizzonti, di estendere i propri limiti, ampliando le proprie conoscenze ed il proprio sapere. Non si tratta semplicemente di luoghi geografici, ma di luoghi dell’anima, aprendo se stessi a nuove culture e a nuovi incontri. Il viaggio è una preziosa occasione per migliorare se stessi e gli altri, un’occasione per lasciare un segno, sia pure piccolo, utile e positivo della propria esistenza. Il termine orizzonte deriva dal greco “horizon” che significa “cerchio che delimita”. Il mio orizzonte cambia continuamente ed è una linea immaginaria che ogni giorno separa ciò che conosco da ciò che invece non conosco ancora. Il mio orizzonte è una linea che simboleggia speranza, aspettativa, curiosità nel futuro e che delimita in superficie i miei dubbi su ciò che sono nel presente.

Dove troviamo “Horizon”? Nei negozi ‘tradizionali’?

Per ora solo in digitale, su iTunes e nei migliori digital stores musicali.

Quanto crede che in Puglia e, piu’ in generale in Italia, ci sia attenzione e spazio per la musica colta?

La domanda esige una risposta complessa… Per il momento mi limito a dire che nonostante la qualità delle proposte artistiche pugliesi e, più in generale, “made in Italy”, spesso accade che major e produttori/organizzatori italiani preferiscano non rischiare, non investendo sulla novità, ma andando piuttosto sul sicuro, promuovendo, così, formule e prodotti triti e ritriti fatti ad hoc per presunti consolidati mercati…
Per fortuna, tuttavia, il pubblico italiano è anche ricco di uomini e donne di cultura, dotati di spirito critico e di competenza, e a loro io mi rivolgo.

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