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DAD e DDI: pasticci semantici e storie di esclusione in tempo di Coronavirus

20 Nov 2020 | Nessun Commento | 937 Visite
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Dai docenti e le docenti del XVII Circolo Didattico Poggiofranco di Bari riceviamo e volentieri pubblichiamo una nota sulla situazione in cui versa il mondo della scuola, schiacciata da “editti” e formule vuote per tenere insieme due assetti di didattica fra loro incompatibili.

(da: “Momenti di confronto” – Collegio dei Docenti in modalità virtuale/sincrona/asincrona/dall’albaaltramonto/ notturna/diunfinesettimanadinovembre/inpienopandemoniopandemico/discuoladiperiferia/dicittàbiancorossa/diregione arancione/consfumatured’autunno/come sugli alberi le foglie.)

Con l’emergenza nazionale legata alla situazione pandemica e alla diffusione del virus Sars-cov-2, siamo stati travolti da uno tsunami che ha sconvolto la vita dell’intero Paese. Stiamo vivendo in questi giorni, nelle nostre comunità, un balletto articolato di ordinanze, comunicati e note congiunte che rischiano di far saltare gli ormeggi e di portarci alla deriva. In ambito di Scuola e Istruzione la confusa localizzazione di prerogative e afflati di rappresentanza di interessi, non può che indurci ad esprimere profondo sconforto per ritrovarci, oggi, attori/spettatori di dinamiche che mettono a dura prova la tenuta del Sistema Scuolanella sua più larga accezione.

Nel profondo si incide sull’integrità umana e professionale di tutti gli operatori della scuola e nella scuola, chiamati ad individuare con acrobazie pindariche una inesigibile priorità gerarchica tra i diritti sanciti dalla Costituzione alla salute e all’istruzione, con il rischio di non poter riuscire a garantire, in modo sincrono, né il rispetto di questi ultimi, né il rispetto della Costituzione tutta nella sua rigorosa e scandita, lineare articolazione.

I Docenti, le Docenti:

-in previsione di ulteriori implementazioni strumentali e tecnologiche da utilizzare in ambito di DDI;

– rivendicando, con rigore,le proprie prerogative quale Organo Collegiale deliberante in ordine alla didattica e alle metodologie individuate dall’Istituzione scolastica, in sede di predisposizione/attuazione del Piano Triennale dell’Offerta Formativa;

– dopo approfondita valutazione delle recenti e recentissime disposizioni di legge, informative, ipotesi di contratti integrativi in materia di ricorso a forme di DDI anche per la scuola primaria e dell’infanzia, con particolare attenzione per quanto attiene alla sfera dei diritti dei singoli e alla tutela della Privacy, come da Regolamento UE 2016/679, come sancito dalla Costituzione e in sede di ricezione degli stessi diritti nello Statuto dei Lavoratori;

– a difesa dell’assunto che nella Comunità educante debbano essere assicurati pari diritti e tutele ai soggetti operanti al suo interno, senza distinzioni di sorta tra personale di diversi gradi dell’ordinamento scolastico, dello stesso grado di istruzione e all’interno delle singole Istituzioni scolastiche;

– individuando nella DAD (Didattica a distanza) la necessaria alternativa di contesto per ricreare il giusto ambiente di apprendimento, seppur virtuale, e poter garantire il diritto all’istruzione in situazioni di straordinaria non ordinarietà, e che di fatto tutti, compresa la scuola dell’infanzia, hanno dimostrato di saper fare nel passato recente (a.s. 19/20, assicurandone la validazione) e recentissimo;

– in considerazione della messa in campo di ogni risorsa disponibile e della robusta intelaiatura venutasi a costituire, intessendo consapevolezza e spirito di abnegazione, ritagliando e cucendo spazi formativi all’interno della propria quotidianità, potenziando e acquisendo, in breve tempo, specifiche competenze e strumentalità operative, al fine di porsi con professionalità dinanzi alle sfide lanciate dalla scuola della società liquida, in continua trasformazione e riconfigurazione, cercando, nel contempo, di porre attrito all’inversione dell’asse originario di rotazione;

esprimono:

forti perplessità in merito alla praticabilità di un’azione didattica chiesta, desiderata, voluta, normata, siglata che consideri possibile, sia in senso temporale che fisico, il sovrapporsi diretto dello spazio di apprendimento configurabile come aula virtuale con lo stesso inteso come aula scolastica, rilevando di avere l’obbligo e il dovere di esercitare, sempre, l’imprescindibile vigilanza su tutti i discenti minori fruitori dell’azione didattica in espletamento e collocati nello spazio di esercizio della propria attività lavorativae rilevando, altresì, come, spesso, si continui a far uso in modo semanticamente improprio, nei più disparati contesti, degli acronimi DAD (Didattica a distanza) e DDI ( Didattica digitale integrata).

Di seguito:

– nel tentativo di circoscrivere il perimetro delle proprie prerogative;

– ricordando quanto la tradizione pedagogico-didattica italiana, proprio in ambito di scuola primaria e dell’infanzia, abbia dato lustro e onorabilità al Paese tutto, portandoalto il vessillo dell’inclusione, diventando scrigno di valori acquisiti nel tempo e nello spazio dei giusti contesti di confronto,

– avvertendo come oggi la “nostra Pedagogia” rischi di ridursi, spogliata della sua necessaria intelaiatura scientifica ed etica, a mero oggetto di trattazione di articolati normativi e/o contrattuali;

precisano che:

– quello che oggi si profila, l’interazione del docente con i discenti, sia in modalità sincrona che in presenza, nello stesso spazio di apprendimento, con grande probabilità, vede il suo principio nascere da un pasticcio semantico ed epistemologico;

trattasi non di DAD, modalità in cui le lezioni si svolgono del tutto a distanza, così come l’istituzione scolastica ha puntualmente messo in atto all’indomani della chiusura delle scuole;

– trattasi non di DDI, pianificata dall’ istituzione scolastica e prevista – per la scuola primaria e dell’infanzia – in caso di sospensione dell’attività in presenza per alcune tipologie di interventi individualizzati da svolgere in relazione ai PEI e ai PDP di Istituto, per tutto quanto attiene alla tematica della sicurezza sanitaria e degli alunni in situazioni di fragilità, maggiormente esposti al rischio di contagio, inteso come acquisito per tutto il perdurare dello “stato di emergenza”;

– trattasi non di didattica mista che prevede la “classe” si ricostituisca sempre nella sua interezza, non in gruppi collocati in perimetri di apprendimento differenti, contemplando l’alternarsi di lezioni in presenza e a distanza con il coinvolgimento di tutti gli alunni;

– trattasi, dunque, di un modelloche indurrebbe il docente all’impiego di due (se non più) assetti metodologici completamente differenti: da un lato quello per l’interazione in presenza, e dall’altro quello mediato dall’uso del dispositivo elettronico, assetti di fatto tra loro incompatibili;

– il docente è chiamato a svolgere compiti che richiedono molteplici processi mentali, necessariamente “sincroni” e diversificati, impegnandolo in azioni cognitive ed esecutive operanti su un eccessivo numero di livelli di interazione;

mettere insieme le due diverse modularità didattiche, significa introdurre un ingestibile paradosso che rischia di pregiudicare la qualità e gli esiti dell’agire didattico.

In tale modello diventano innegabili le numerose problematiche legate all’utilizzo delle nuove strumentalità nella scuola (privacy, esposizione…), utilizzo sollecitato spesso con piglio forse troppo disinvolto che rischia di trasformarsi nell’ennesimo strumento di esclusione e divisione sociale.

Collocare, in un pericolosissimo gioco di specchi e finestre, all’interno di spazi chiusi/aperti che si moltiplicano, discenti e docenti, non può permettere a questi ultimi (ai quali si richiedono implicitamente/tacitamente anche altre innumerevoli professionalità) di esercitare il necessario filtro sul flusso di verità distorte che si metterebbe in moto. Si aggiunga altresì che il tutto si debba configurare in modalità “Scuola in sicurezza”, con l’obbligo di adozione di specifici DPI (Dispositivi di protezione individuali) e nel rispetto dei rigorosi protocolli elaborati dalle istituzioni scolastiche per il contenimento della diffusione del contagio da Sars-cov-2, cornici operative che già incidono in maniera massiccia sull’efficacia dell’azione in svolgimento e sull’espletamento della Funzione docente nella sua più ampia accezione.

Nell’improvviso silenzio che sembra essere calato sulle mura degli editti, dopo l’incrociarsi di fuoco amico, in questo momento storico di VITA del Paese,

chiediamo, vigili, a tutta la collettività, di non scivolare nella mera applicazione, muta e bardata, della norma, di non lasciar offuscare la

nostra storia dagli innumerevoli rivoli degli acronimi, per i più vuoti di senso, di non lasciar ricadere funzioni, compiti, doveri “sull’altro diverso da sé”, sulla base di alchimie, spesso, frutto di interessi altri.

Nei mesi che ci hanno portato fin qui, siamo riusciti con onore e professionalità“a fare la nostra parte”e vogliamo continuare su questa rotta, individuando nelle possibilità date dalla didattica a distanza (quella che ristabilisce, pur virtualmente, le giuste dinamiche di approccio) e nell’alveo delle nostre autonome potenzialità progettuali, la via per garantire il diritto costituzionale all’istruzione obbligatoria, ove questa sia la priorità di scala per tutti, dall’infanzia ai più alti ordini di scuola, in modo inclusivo, giusto e universalistico, per ritrovare gli ormeggi persi durante la tempesta delle innumerevoli visioni della scuola, oggetto quest’ultima, spesso, di messaggi confusi, sovrapposti, esclusivi, divisivi, contraddittori, urlati.

Riappropriamoci tutti dell’uso della parola giusta, della parola che include, insegna, educa, rispetta, accoglie, dona. Riappropriamoci tutti del tempo giusto, dello spazio giusto, delle relazioni giuste, ridelineiamo, tutti,le nostre prerogative e responsabilità.

Non ci si schiera per l’uno o per l’altro, o per l’altro ancora, inviolabile diritto costituzionale, in un inquietante gioco di tocchi a rimbalzo.
L’esercizio della Democrazia ha bisogno di mantenere circoscritto il proprio terreno di gioco e, in gioco, c’è la nostra identità, di noi tutti, singoli e liberi cittadini.
Siamo tutti Costituzione, è il nostro faro identitario, la nostra riva di approdo.
Siamo famiglie, lavoratori, scuola, Stato.
Non si aprono e chiudono le scuole ad horas. Siamo docenti.

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