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L’altra Pechino, la città cinese che non nasconde il suo fascino millenario

22 Mag 2012 | Nessun Commento | 1.724 Visite
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citta-proibita
Pechino è una megalopoli, immensa, rigida, austera, fumosa. Appena scesi dall’aereo ci si sente immersi in una dimensione altra, misteriosa ed al tempo stesso ancestrale. Come i luoghi simbolo della sua storia e cultura: Piazza Tien’anmen, la Città Proibita (Gugong), residenza imperiale ammirabile anche dall’alto della collina del Parco Jingshan, situato di fronte alla Porta Settentrionale, il Tempio del Cielo (Tiantan), di matrice taoista, il Tempio del Lama (Yonghgeong), molto frequentato dai buddhisti. E naturalmente La Grande Muraglia: il luogo più vicino per visitarla è certamente Badaling, ma conviene spingersi fino a Mutianu, dove cala il livello dei visitatori e sale la portata suggestiva del panorama.
Me è interessante scoprire anche un’altra Pechino, un tempo inaccessibile al turista straniero, quella delle viuzza nascoste, dei quartieri trendy, dei mercati all’aperto, dei locali underground.
Questo insolito viaggio comincia dal “798” (Qijiuba). E’ un’ex zona industriale totalmente riconvertita a distretto artistico. E’ un enorme quartiere in cui si susseguono centinaia di gallerie, esposizioni, installazioni en plein air, musei, teatri, caffetterie, botteghe di prodotti artigianali, locali e palchi da concerto. Tutta l’arte moderna e contemporanea. Con sprazzi di tradizione, è racchiusa in un’area in cui gli artisti creano, vivono ed espongono. I loro atelier sono aperti, si può parlare con loro, fare domande sulle loro opere o sulla loro esperienza artistica. La Galleria UCCA, una delle poche che prevede l’ingresso a pagamento, offre una vastissima gamma di eventi, tra cui proiezioni di film cinesi d’autore vincitori di premi in Asia e in Europa, sottotitolati in inglese. Mostre prestigiose e corsi di musica, danza sperimentale o cucina cinese. Tutto al “798” ha un’atmosfera di ispirazione, creatività e libertà. Ci si può andare anche solamente per leggere un libro sorseggiando un tè o un caffè nei tantissimi Art-Cafè.
I parchi, invece, sono il regno delle tante attività tradizionali come il ballo, il canto, la musica e le arti marziali. Ma anche la pittura, gli aquiloni, i massaggi, la lotta con le spade. Ci si imbatte in veri e propri spettacoli di cori composti da cento elementi, con tanto di maestro che dirige o improvvisazioni maldestre Purple-Bamboodi ballerini dell’ultima ora. I parchi più belli sono il Bamboo Park, vicinissimo alla Biblioteca Nazionale, il Parco del Palazzo d’Estate, dimora estiva degli imperatori, nelle cui vicinanze sorge la zona universitaria ricca di ristoranti e locali underground (Wudaokou), l’Orto Botanico, ricco di ogni varietà di fiori, il Chaoyang Park, il parco più grande che ospita al suo interno giochi acquatici, campi da calcio, basket e tennis. Il Beijing Olimpic Forest Park fa storia a sé. E’ all’interno della zona olimpica, corredato dallo stadio del “Nido” e dalla piscina olimpionica con un’illuminazione che di sera toglie il respiro. Infine c’è l’Hou Hai, più che un parco è un crocevia di ristoranti, club e locali con musica dal vivo in cui si può trascorrere una serata sula lago, tra le luci delle lanterne, magari cenando in barca, sempre che non sia inverno, periodo in cui il lago è un’ottima pista di pattinaggio sul ghiaccio.

Ma è nei mercati che si entra in rapporto diretto con la vita dei pechinesi ma anche con la loro celebre intraprendenza commerciale. Il Mercato delle Perle (Hongqiao Market), di fronte al Tempio del Cielo (Yashow) ed il Mercato della Seta, sono luoghi in cui gli stranieri perdono la testa per le imitazioni di prodotti di marchi famosi a prezzi stracciati. Qui i commercianti parlano qualsiasi lingua e, in caso di incomunicabilità insuperabile, si ricorre all’uso della calcolatrice per evidenziare prezzi, sconti e contrattazioni. E’ qui che l’arte della contrattazione rivela tutto il suo fascino: la discussione, sul prezzo come per tutte le altre questioni, è naturale per i cinesi e per il turista scaltro un modo per conoscere l’intelligenza e l’ironia che non manca mai nelle loro conversazioni. Uno dei mercati più caratteristici è quello dei Cocci (Panjiayuan), dove si possono trovare pezzi di antiquariato, opere d’arte, fotografie d’autore utensili e supporti per la pittura tradizionale, oggetti d’arredamento. Guloudongdajie, situata alle spalle della Torre del Tamburo, è un’intera zona dedicata all’artigianato in cui è possibile trovare pezzi unici tradizionali e creazioni innovative in materiali riciclati.
Un’altra esperienza che non si può mancare a Pechino è quella dei locali più trendy, inimmaginabili fino a pochi anni fa. IL Mao’s Club è il must della musica internazionale e cinese indipendente, in cui si esibiscono gli artisti più famosi del momento. La tendenza musicale più seguita in Cina è il punk-rock. Altri locali di tendenza sono il D-22 (zona universitaria) e nei pressi del Workers Stadium. Un locale più improntato verso la riscoperta della musica etnica in una chiave avanguardistica e sulle nuove tendenze artistiche è Zajia, un piccolo ex tempio taoista originale, gestito da una intraprendente ragazza italiana e dal suo compagno cinese, che ospita un piccolo palco aperto alle esibizioni live, da un lato, e una zona cocktail, dall’altro.
Altri luoghi famosi sono Sanlitun e Solana. Vi si trovano ristoranti di altissima qualità, club esclusivi e discoteche alla moda. E’ la Capri asiatica. Ma certo non è questa la Pechino che andiamo cercando. Perchè, ovviamente, più ci somiglia e meno ci piace!!

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