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Da Avatar a Hugo Cabret: il 3D sta rivoluzionando l’era del cinema

1 Apr 2012 | Nessun Commento | 2.147 Visite
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Avatar
Dov’è Joe Pesci? Dove sono i gangster italo-americani o irlandesi con le loro sparatorie e le loro facce da dannati? Sorpresa! Non ci sono. Hugo Cabret è una favola per grandi e piccini, ma soprattutto per appassionati di storia del cinema, magie e tecnologie. Se volete sapere come funzionano le riprese in 3D andate su Wikipedia, se volete sapere cos’è successo nella storia del cinema parallelamente all’evoluzione tecnologica in questi ultimi mesi, leggete qui. Non solo Avatar, fantascienza o animazione: Martin Scorsese ci dimostra che anche un film “classico”, con tecnologia 3D, può diventare una pietra miliare nella storia del cinema.
Facciamo però un passo indietro al 2009: James Cameron approfondisce, migliora e sviluppa le tecnologie utilizzate fino a quel momento da mostri sacri come George Lucas e Peter Jackson e crea Avatar.
Motion Capture, CGI all’ennesima potenza, un mondo creato su green e blue back. E le riprese in 3D. Lui pensa di aver rivoluzionato il mondo del cinema e si presenta spavaldo agli Oscar 2010 contro il tradizionalismo americano dell’ Academy. Lo umiliano. E regalano le statuette più prestigiose alla sua ex moglie Kathryn Bigelow per un film mediocre dal titolo “The Hurt Locker”.
Lui si “accontenta” di un incasso mondiale di $ 2 miliardi 781 milioni e 505 mila più spiccioli e il resto mancia. Record totale. Battendo se stesso.
Qual è stato il risvolto psicologico di quel momento storico per il cinema? “La tecnologia 3D va bene per robe da nerd, fantasy, fantascienza spicciola e animazione.” Stop.

E invece, dopo un anno e mezzo, ecco quello che meno ti aspetti. L’italo-americano piccoletto e simpatico, con quelle buffe sopracciglia nere fatte a spazzoline, quello che ha 69 anni e ha fatto del cinema gangster classico il suo marchio di fabbrica, da Robert De Niro a Di Caprio, passando per qualche titolo thriller, qualche polpettone e tanti bellissimi documentari sul cinema e sulla musica rock e pop. Martin Marcantonio Luciano Scorsese alla sua veneranda età si rimette in gioco e lo fa utilizzando le tecnologie del futuro.
Ci dimostra che un film “classico” può ancora diventare una colonna portante e dopo il suo passaggio niente sarà più come prima.
Chi glielo fa fare? Lo spirito geniale italiano di stampo chiaramente Vinciano che scorre nelle sue vene.
Prendiamo una bella storia simile ad una favola (facendo un omaggio al grande mago pioniere del cinema Georges Méliès), prendiamo dei bravissimi attori, prendiamo un ottimo direttore della fotografia, scenografi italiani da Oscar…e realizziamo le riprese in 3D!

Hugo CabretUna ricetta originale, fantastica e futurista, ma che mantiene il gusto classico del film-capolavoro di un maestro cineasta di quasi 70 anni.
Con le tecniche del 2012 Scorsese realizza un film che poteva benissimo essere datato 1960 e che fa venire in mente la celebre frase di Frankenstein Jr: “Si può fareee!!!”
Il 3D ti porta dunque in una dimensione unica (che poi, banalmente, è quelle della nostra realtà di tutti i giorni) e coinvolge inserendo lo spettatore nel film, facendogli vivere in prima persona e “molto da vicino” le scene che scorrono sullo schermo.
Ma da Hugo Cabret in poi abbiamo capito che questo può succedere con tutti i film, non solo nel mondo di Pandora. Non è obbligatorio trattare in 3D solo fantascienza e animazione o, comunque, soggetti di pura fantasia ricchi di effetti speciali.
La prossima sfida sarà vedere all’ opera con il 3D un maestro del cinema d’autore dei paesi scandinavi che ci racconterà, magari, qualche storia neorealista. O magari Woody Allen farà il prossimo film in 3D!

Queste sono le tappe fondamentali della storia del cinema: l’invenzione della macchina da presa, il sonoro, il colore, il digitale, il 3D. Pace all’anima della Kodak.

Ovviamente, nella notte degli Oscar 2012, l’Academy (piangendo per l’appunto la Kodak che sponsorizzava il teatro losangelino sede storica della kermesse) ha inviato il suo ennesimo messaggio conservatore alle nuove generazioni: “Scorsese, smettila di fare il giovane e di intralciare i nostri canoni secolari con novità tecnologiche e avanguardie. Facendo così stimoli le giovani menti e ciò è male! Ti diamo dei premi di secondo piano. I più importanti li diamo ad un film muto in bianco e nero che racconta la storia di Douglas Fairbanks. Quello era cinema vero! E non ti azzardare più!”
Con tutto il rispetto per un film eccezionale come The Artist, gli anziani signorotti barbuti
nell’ Olimpo di Los Angeles hanno dato la loro sentenza polverosa e conservatrice anche questa volta. Hanno preferito premiare un film bello ma furbetto, con ammiccamenti chiaramente “di parte”.

Scorsese invece ci sta lanciando un messaggio. Immaginiamolo seduto su una poltrona rossa, con i suoi occhiali montatura nera spessa, le sue sopracciglia a spazzolina fluttuanti e il suo sempre genuino sorriso: “cari fantasiosi appassionati di cinema, tv, web, tecnologie, informatica, esperimenti e via discorrendo: se io a 70 anni ho capito come cambiare per l’ennesima volta il cinema, voi dovete proseguire la mia strada. Io metto le basi, voi continuate. E fate in modo che la settima arte non muoia mai, ma si rinnovi come una fenice ogni volta che qualcuno ha un’ idea geniale e vuole realizzarla a tutti i costi.
Io e i miei storici colleghi non siamo eterni, ora tocca a voi”.
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