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Correva il 1983. Il caso Tortora: dalla tv all’inferno del carcere. Colpevole o innocente?

21 Giu 2016 | Nessun Commento | 1.082 Visite
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tSi è parlato molto in questi giorni di Enzo Tortora un presentatore della RAI che la generazione nata negli anni Ottanta non ha mai sentito parlare: è un peccato, era una di quelle persone che merita di essere ricordato!

La notte del 17 giugno, il popolare presentatore di Portobello, Enzo Tortora, è arrestato con l’accusa di associazione a delinquere di stampo camorristico e traffico di sostanze stupefacenti. L’arresto di Tortora è il frutto di un blitz senza precedenti contro la criminalità organizzata. I giudici della procura di Napoli hanno firmato 856 ordini di cattura rinviando a giudizio 711 imputati, fra cui lo stesso Tortora. Le accuse contro di lui sono state formulate da due pentiti della camorra, Pasquale Barra e Giovanni Pandico, ex appartenenti al clan di Raffaele Cutolo, e dai coniugi Margutti che dichiararono di aver visto Tortora barattare droga in cambio di denaro.

Come quasi sempre accade quando la sorte colpisce personaggi noti, la gente si divise subito fra colpevolisti ed innocentisti. In questa particolare vicenda però molte cose giocarono a sfavore di Tortora il quale, oltre ad essere un personaggio televisivo era anche un ottimo giornalista, condizione che, tutto sommato, avrebbe suggerito un trattamento di maggior cautela da parte della stampa nazionale. Accadde invece il contrario. Tortora venne sbattuto e tenuto in prima pagina per giorni e giorni con commenti e resocontit2 giornalistici non sempre equilibrati, addirittura prima del processo di primo grado. Perché? Perché Tortora era, da sempre, un outsider rispetto ai canoni del giornalismo. Alieno da maneggi e svolazzi attorno a chi conta anzi, fortemente critico verso il monopolio della RAI – sarà licenziato e riassunto tre volte – era poco amato anche dai suoi colleghi che gli affibbiarono il soprannome di professorino.

Le sue tre edizioni de La domenica sportiva erano ricordate come le prime, e le ultime, in cui si parlasse di calcio senza offendere l’intelligenza e la sintassi. Troppo compito, troppo misurato, schivo, eccessivamente riservato, quasi altezzoso… “mio padre era uno snob” dirà la stessa figlia Silvia. Era insomma facile denigrarlo. I critici televisivi infatti lo stroncavano regolarmente viceversa il pubblico faceva il tifo per lui. Alla gente piaceva il suo stile, le sue buone maniere, il modo sempre cortese, con cui si rivolgeva agli ospiti che affollava il ‘mercatino del venerdì’ di Portobello. Aveva un ascolto che oscillava dai 24 ai 28 milioni di telespettatori per ogni edizione.

Fu questa dicotomia a fare di Tortora un mostro da prima pagina. La stragrande maggioranza dei giornalisti erano tutti colpevolisti, tranne Enzo Biagi e Leonardo Sciascia… “non mi chiedo se Tortora è innocente, sono sicuro che lo è“, mentre Giuseppe Giacovazzo commenterà: “ho a lungo evitato di scrivere sul caso Tortora anche perché, pur senza conoscerlo, mi sta leggermente antipatico… troppa gente si è t3schierata pro e contro Tortora soltanto sull’onda dell’antipatia o della simpatia. E invece una cosa è l’epidermide, altro è la carne viva. Una cosa lo spettacolo altro la giustizia e il carcere“.

Tradotto al carcere romano di Regina Coeli, il 15 agosto, Enzo Tortora viene trasferito a Bergamo a causa delle sue cattive condizioni di salute: gli è stato diagnosticato un tumore. Contro la sua volontà, prima di Natale, gli avvocati difensori chiedono la libertà provvisoria che gli viene negata, ma il 17 gennaio del 1984 ottiene gli arresti domiciliari. Intanto, nell’aprile del 1984, il partito Radicale gli aveva offerto la candidatura alle elezioni europee. Tortora raccoglie oltre mezzo milione di voti. Il 17 giugno del 1984 diventa eurodeputato e viene scarcerato. Un mese dopo, il 17 luglio – il 17 ricorre in maniera inquietante in questa vicenda – Tortora è rinviato a giudizio. La magistratura italiana chiede al Parlamento europeo l’autorizzazione a procedere; Tortora sollecita pubblicamente l’Assemblea di Strasburgo a concederla, ma questa la respinse. Allora egli minaccia di rinunciare all’immunità parlamentare se non gli venisse concessa, ed alla fine l’ottiene.

Il processo inizia a Napoli il 4 febbraio del 1985, il Pubblico ministero prima definisce Enzo Tortora “un cinico mercante di morte tanto più pericoloso perché coperto da una maschera tutta cortesia e savoir faire“, poi chiede 13 anni di reclusione. Il 17 settembre, ancora un 17, la Corte lo condanna a 10 anni e al pagamento di 50 milioni di multa. Tortora, prima mantiene la promessa fatta ai suoi elettori: “se sarò condannato mi dimetterò da eurodeputato“, poi il 29 dicembre del 1985, si consegna all’autorità giudiziaria e torna agli arresti domiciliari. Nel frattempo però i Radicali lo hanno eletto Presidente del Partito e Tortora inizia una battaglia politica per una giustizia più giusta. Il 20 maggio 1986 comincia a Napoli il processo di appello dove lui ed i suoi avvocatit4 difensori si battono come leoni. Il sostituto procuratore, invece, tuona: “se assolverete Tortora mi dimetterò“, mentre Tortora, prima del secondo verdetto, afferma: “io sono innocente, spero con tutto il cuore lo siate anche voi!“. Il 15 settembre del 1986 Tortora è assolto con formula piena e, dimessosi dal Partito radicale, torna in Tv per riprendere Portobello.

La sera di venerdì 20 febbraio 1987, Enzo Tortora, salutato da un lungo applauso dai presenti in studio, inizia la sua trasmissione con un significativo… “allora, dove eravamo rimasti?“. Per estrema ironia della sorte il ‘caso Tortora’ viene chiuso definitivamente dalla Corte di Cassazione, lo stesso giorno e lo stesso mese in cui era iniziato 4 anni prima: il 17 giugno del 1987 e, nonostante questa tragica vicenda avesse prodotto un referendum ed una legge che sancisce la responsabilità dei giudici, nessuno pagherà per gli errori e orrori commessi. Neppure i suoi accusatori, che tanto erano già nelle patrie galere con diversi ergastoli sulle spalle. Nel 1993 i coniugi Margutti saranno condannati per calunnia. Ma ormai, il 18 maggio 1988 Enzo Tortora è stroncato dal male inesorabile diagnosticatogli a Regina Coeli.

 

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