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“Contro il management”, l’ultimo libro di Francesco Vanarini edito da Guerini

9 Ago 2010 | Nessun Commento | 2.498 Visite
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Francesco Vanarini
Potrebbe essere un test da spiaggia: sei un manager complice? O uno miracolato? Già potrebbe essere divertente se non fosse un’altra triste storia italiana di mancati meriti e di mal gestione d’impresa. Ne parla senza mezzi termini nel suo nuovo libro Conto il management edito da Guerini, Francesco Varanini, uno che di aziende ne ha viste tante in trent’anni di lavoro.
Dunque sette tipi di manager: quello come-si-deve ha tutti i migliori titoli accademici griffati e le sue linee guida si possono riassumere in “eseguire fedelmente” sopratutto le richieste delle finanza, poi c’è il miracolato, uno che si è trovato al posto giusto nel momento giusto, ha un ruolo di molto superiore alle sue capacità, ma non mette in ombra nessuno ed è assolutamente affidabile perché consapevole che un miracolo non accade due volte nella vita.
Il complice invece costruisce la sua carriera sui segreti inconfessabili che ne fanno un’intoccabile non soggetto quindi al raggiungimenti di altri obiettivi strategici per l’azienda, contrariamente al cocco-dell’analista-finanziario che gli obiettivi invece li persegue, salvo il fatto che non son quelli di crescita e sviluppo dell’azienda, ma di mettere in campo quelle belle ingegnerizzazioni finanziarie che piacciono tanto in Borsa.

Francesco VanariniA braccetto con la politica si muove il lobbista-che-gioca-in proprio, ha pelo sullo stomaco e non si arresta davanti a nulla, il suo l’obiettivo principale è accrescere il proprio potere perché, da bravo outsider, per cui un’azienda vale l’altra, deve potersi sempre rimpiazzare altrove. Altro percorso porta alla carriera di manager il cinico-umanista uno tizio con una certa intelligenza, che parte da una formazione umanistica, scientifica non prettamente il linea con gli skill di un-come-si-deve, lavora spesso nel personale e a poco si fa strada, è colui da cui il profano si aspetta qualche miglioramento, un’azione coraggiosa, una riorganizzazione importante, invece? Si guarda attorno e vede come vanno le cose e cinicamente si adegua.
Resta qualcosa? Varanini ci consegna a questo punto una piccola speranza e ci presenta il-manager-cresciuto-in-casa: specie non molto numerosa, poco presente nei grandi gruppi, perché costui è cresciuto passo a passo, con fatica, per meriti acquisiti sul campo, ma dove, quasi sempre, a capo dell’azienda c’è un proprietario creatore dell’impresa che tiene ad essa più che alle quotazioni in Borsa.
La tesi dell’autore è quindi che il manager dovrebbe essere alla fine dei suoi giorni se il mondo economico sano ben guardasse a questi signori come concausa della crisi economica, ma la domanda è dove guardano le lobby economico finanziarie?

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