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Consigli alla lettura: “L’esatto contrario”, il primo libro da autore dell’editore Giulio Perrone

13 Ott 2015 | Nessun Commento | 1.382 Visite
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ec1L’esatto contrario” (Rizzoli, 2015), romanzo d’esordio di Giulio Perrone, è un libro che gioca sul filo di una trama noir per far emergere dalle tenui ombre della vicenda narrativa personaggi vivaci e ben caratterizzati sullo sfondo di una Roma immortalata nella sua viva quotidianità. Ad intrecciarsi con la storia principale, un caso di omicidio ai danni di una studentessa de La Sapienza, la storia del protagonista, un ragazzo di trentacinque anni che si improvvisa detective e goffamente cerca di fare luce sull’accaduto. A stemperare le cupe atmosfere del genere noir una scrittura fluida e ironica che trae alimento e forza proprio dal suo protagonista, un ragazzo sospeso tra l’idiosincrasia alle regole e le responsabilità dell’età adulta e che prova a fare l’eroe indagando sull’efferato crimine ai danni di quella ragazza che per pochi attimi aveva incrociato la sua vita con la sua.

E se di noir si parla, mi sembra opportuno provare a fare un identikit del nostro autore. Giulio Perrone vive a Roma, dove insegna Organizzazione e Gestione delle Imprese Culturali all’Università La Sapienza e gestisce la sua casa editrice, la Giulio Perrone Editore da lui fondata assieme alla moglie Mariacarmela Leto nel 2005. La passione per la scrittura e quella per la lettura lo accompagnano sin da ragazzo, portandolo dieci anni fa a fondare la sua casa editrice ed oggi a pubblicare con la Rizzoli il suo primo romanzo. Una storia che aveva in mente da tempo, in minima parte influenzata daiec2 possibili collegamenti con noti fatti di cronaca. A chi gli domanda del perché della scelta del noir, risponde che gli sia sembrato il genere più adatto per raccontare la contemporaneità. Non è un caso, infatti, che la stessa Roma, grande protagonista de “L’esatto contrario” con i suoi scorci, i suoi quartieri e il suo caos, non venga dipinta dalla penna di Perrone come la capitale monumentale simbolo di un passato glorioso, quanto piuttosto una città verso cui è facile provare sia tanto amore che tanto odio,  segno residuo di quel passato sulle cui macerie si abbatte la mannaia del mondo contemporaneo.

Abbiamo contattato il nostro autore (speriamo) “seriale” per chiedergli qualcosa in più su di sé e sul suo libro. Ecco cosa ci ha raccontato.

Giulio, mi ha incuriosita particolarmente l’impianto narrativo da te scelto per il tuo romanzo: tra i capitoli si insinuano piccoli estratti di confessioni private in corsivo che aumentano i punti di vista e si presentano come tessere di uno stesso mosaico da ricomporre per risalire al quadro completo. Come mai questa scelta? Innocenti ragioni di stile o una “furba” trovata per amplificare la curiosità del lettore?

ec3Più che altro, secondo me, sono utili. Durante la lettura, per certi versi, complicano anche il discorso perché interrompono l’io narrante inserendo nuovi elementi. Però poi, una volta rimessi insieme sul finale, secondo me sono importanti per capire l’intero sviluppo della trama. Mi interessava disseminare alcuni elementi che consentissero al lettore sia di capire e seguire meglio i ragionamenti di Riccardo (il protagonista ndr) e sia per avere, addirittura, qualche informazione in più rispetto a quelle che ha lui, per poi ricostruire tutta la trama alla fine.

Il protagonista, Riccardo, si trova a fare i conti con una tragica vicenda avvenuta dieci anni prima e che interferisce con la sua vita attuale. Dieci anni fa tu fondi la Giulio Perrone Editore e oggi ti ritrovi editore e scrittore. Questi “dieci anni” sono un collegamento tra il personaggio e l’autore?

Adesso che mi ci fai pensare, non so se da un punto di vista psicologico e sotterraneo questa cosa abbia un significato. Mi interessava semplicemente collegare il presente delec9 protagonista con un qualcosa che dal passato lo scuote. Già dalle prime pagine ci si rende conto che Riccardo è una persona un po’ particolare che ha deciso nella vita di non mettersi particolarmente in gioco ma, anzi, di evitare costantemente di affrontare i grandi temi dell’esistenza e anche di impegnarsi in relazioni o in lavori che lo bloccassero. Quest’avvenimento forte, che lui aveva affrontato in parte ma lo aveva poi messo in un cantuccio continuando a vivere la sua vita, nel momento in cui riesplode lo costringe a fare i conti non solo con una vicenda che lo tocca da vicino ma anche con tutto il suo vissuto e il suo passato.

Punto di forza del tuo romanzo sono i personaggi, ognuno ben caratterizzato. Riccardo con la sua vita sospesa, sia sentimentalmente che lavorativamente. I due coinquilini: Sandro, appassionato di Proust, e Rachele, mistress per passione. Infine, Italone con la sua saggezza popolare. Quanto di tuo c’è in ognuno di loro?

Riccardo ha un’interpretazione della vita molto diversa dalla mia. Io ho fatto scelte differenti dalle sue: ho una casa editrice da dieci anni che è un progetto lavorativo a lungo termine e ho una famiglia e dei figli. Sicuramente, però, dentro di lui ci sono molte ec7passioni e vicende che provengono anche dal mio vissuto e che ho inserito nella sua storia per dare profondità e forza al personaggio. Ho rubato molto dalla realtà, nel senso che in quasi ogni personaggio del libro c’è un 60-70% di una persona che ho realmente conosciuto. Chiaramente non si può pensare di prendere una persona e trasformarla in un personaggio di un romanzo perché sarebbe assurdo, però, una serie di caratteristiche come modi di fare, modi di muoversi e di esprimersi che riscontriamo nelle persone che incontriamo, messi all’interno di un personaggio sono utili a dargli una certa carnalità. È così che lo trasformano da qualcosa che altrimenti resterebbe solo sulla carta in qualcosa che hai anche l’impressione di poter toccare.

Il titolo allude al senso di inadeguatezza del protagonista nei confronti della realtà di cui fa parte. Il tuo libro, invece, di cosa è “l’esatto contrario”?

Penso che sia “l’esatto contrario” quantomeno di un libro noioso. Raccogliendo le impressioni dei lettori, con cui mi piace parlare perché credo che sia uno dei privilegi di un autore potersi confrontare con chi ha letto il suo libro, mi è stato detto che lo abbiano letto tutti rapidamente, immedesimandosi nel protagonista e seguendolo mano nella manoec4 lungo la trama in maniera fluida e senza annoiarsi. Poi, ovviamente, c’è stato anche chi ha mosso delle critiche, a chi è piaciuto di più e a chi meno ma questo fa parte del gioco. Però, uno degli elementi che a me interessava è che fosse un libro fluido che consentisse al lettore di perdersi nella storia e di volerla attraversare insieme al protagonista. Quindi, sì: penso che sia “l’esatto contrario” di un libro noioso.

Da editore, credi che per un autore sia più importante avere una buona penna o una buona storia da raccontare?

Dovrebbero incontrarsi a metà strada. Per come intendo io la letteratura non riesco ad amare scrittori che non raccontino storie. Per questo mi piace molto la letteratura anglosassone che ti costringe quasi sempre a dover raccontare comunque una storia. In Italia c’è una tradizione differente: abbiamo anche dei grandissimi affabulatori in grado di riuscire, straordinariamente, a tenerti attaccato ad un libro senza raccontarti niente di particolare. La storia però per me è essenziale. Se dovessi scegliere e mettere una ec8percentuale più alta, credo che punterei sulla storia, intesa non solo come una vicenda da raccontare ma anche come un mondo da costruire. Prima hai citato i personaggi che sono un elemento essenziale di un libro, soprattutto quelli secondari, perché io, da grande appassionato anche di cinema, penso che un film sia riuscito, e così vale anche per un libro, quando ti rimangono in testa e funzionano i personaggi collaterali. Se non funziona il protagonista è davvero un dramma e si può dire che si è sbagliato tutto. In altri casi il protagonista può funzionare ma quello che gli ruota intorno non è credibile. Tutti gli elementi sono importanti. Nel caso del noir, poi, è necessario che funzioni anche l’ambientazione e quindi i luoghi, sia quelli interni che la città esterna in cui collochi la storia, devono essere ben costruiti perché sono essenziali.

Qual è la maggiore soddisfazione per un editore e quale quella per uno scrittore?

Secondo me sono due cose che potrebbero toccarsi. Metterei da parte l’elemento del successo, della fama e dei grandi riconoscimenti perché sono cose che interessano tutti: tutti vorrebbero essere letti da milioni di persone, tutti vorrebbero vincere il Premio Pulitzer o il Premio Strega e tutti gli editori vorrebbero pubblicare best sellers. Quindi queste cose le lascerei per un attimo da parte. Ti dico che secondo me potrebbero toccarsiec6 perché la più grande soddisfazione per un editore è scoprire un talento, quel momento in cui per primo leggi le pagine di un autore e ti rendi conto che c’è una voce diversa dalle altre e con del potenziale, non dal punto di vista commerciale ma dal punto di vista letterario. Scoprire il talento di un autore è una sensazione meravigliosa. Dall’altra parte credo che per uno scrittore la soddisfazione più grande sia essere scelti, trovare un editore che creda in te a tal punto da scommettere e pubblicare il tuo libro. È per questo che ti dico che, in fondo, si toccano le due cose. Credo che siano queste le soddisfazioni maggiori, tutto il resto è un’importantissima sovrastruttura.

 

ec5L’esatto contrario

Giulio Perrone

Rizzoli Editore, 2015

Noir

227 pagine

Riccardo cova il sogno di diventare un grande giornalista, intanto però, scrive per una piccola testata di nera e cura una rubrica radiofonica sul calcio. Condivide l’appartamento con “due regali inattesi”: Sandro, amante dei libri di Proust, e Rachele, mistress per passione. Il giorno del suo trentacinquesimo compleanno un fantasma del passato torna a bussare alla sua porta: il tg annuncia nuovi sviluppi riguardo il caso di omicidio di Giulia Rusconi, la studentessa ritrovata morta nei bagni de La Sapienza dieci anni prima. Riccardo, che della ragazza conserva un solo innocente bacio strappato ai tempi dell’università, decide di improvvisarsi detective per far luce sull’efferato crimine e portare a degna conclusione almeno uno dei capitoli della sua vita lasciati in sospeso.

 

 

 

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