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Consigli alla lettura: in libreria “La Trappola dei Ricordi”, il noir omaggio a Bari di Aldo Pagano

23 Nov 2015 | Nessun Commento | 1.823 Visite
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apÈ una giornata come le altre a Balbenna, una città del sud Italia immortalata in piena primavera. Il ritrovamento del cadavere annegato del reporter Roberto Carulli provocherà, però, un’inaspettata reazione a catena che proietterà la vicenda su di un più complesso quadro generale. Si potrebbe così riassumere l’antefatto del romanzo “La Trappola dei Ricordi” – Todaro Editore, noir d’esordio dell’autore Aldo Pagano.

Al centro della vicenda narrativa una relazione sentimentale “sospesa”, un microcosmo dai cui vetri opachi poter leggere i subdoli meccanismi del macrocosmo in cui è calato e nel quale a far da padrone è un “sistema che si sta mangiando tutto il Paese”. Pagano sceglie il genere noir per raccontare la nostra Italia, quella vera che a volte si ha paura di scoprire dietro le facciate del perbenismo. L’Italia viziata e viziosa, corrotta e ipocrita per cui pare vigere ancora l’homo homini lupus. Non una critica quanto piuttosto una constatazione da parte di un giornalista, come Pagano, nel cui mirino rientrano istituzioni, magistratura ma anche un certo tipo di stampa.

All’interno del romanzo curiosa la scelta di contrapporre particolareggiate descrizioni degli ambienti a rappresentazioni dei personaggi attraverso un’identificativa gestualità come nel caso della protagonista, il pm di Milano Emma Bonsanti, che spesso “tamburella sui denti” quand’è pensierosa. Pagano affida a periodi in corsivo il libero fluire dei pensieri del personaggio principale, dando modo al lettore di scorgerne le fragilità oltre l’atteggiamento imperturbabile e schivo con cui la protagonista affronta la realtà. Insieme a lei, ritratti in primo piano, un fantasma del suo passato che getta ombre sul presente e una città a cui è visceralmente legata col suo mare che “cancella tutto e accoglie tutti”.

Abbiamo intervistato l’autore de La Trappola dei Ricordi Aldo Pagano nei giorni in cui è tornato a Bari, dove ha vissuto per sette anni, per presentare il suo romanzo. Ci è sembrata l’occasione ideale per fargli qualche domanda in più sul suo noir ambientato in quella immaginaria Balbenna che tanto sembra ricordare il capoluogo di regione pugliese.

La Trappola dei Ricordi è il Suo romanzo d’esordio. Come mai la scelta del genere noir e come è nata e si è sviluppata l’idea?

La scelta del noir perché ho cercato di riproporre una parte della storia di questo Paeseap2 negli ultimi trent’anni e, per farlo, sono convinto che il modo più giusto sia attraverso questo genere. La si può leggere esclusivamente in questo modo, secondo me. All’inizio questo romanzo era una storia d’amore di due ragazzi che frequentavano la stessa scuola a metà degli anni ’80. Un istituto che nel romanzo si chiama Tito Livio, in una città immaginaria che è Balbenna, ma che in realtà sarebbe il liceo Orazio Flacco di Bari in cui ho vissuto per sette anni frequentando questa scuola. Sono di Palermo e ci sono alcune parti di Balbenna che non sono baresi, come ad esempio il fatto che questa città che è sul mare sia circondata da montagne che invece, a Bari, non esistono. È anche vero, però, che nel romanzo buona parte della narrazione è spesa in un borgo medievale con viuzze strette, separato da una strada dalla parte borghese che è il borgo murattiano barese. Il romanzo era nato come una storia d’amore, mi interessava e sentivo di dover parlare di questa relazione in cui il lui e la lei sono “armonicamente incasinati”: si amano come ci si può amare tra adolescenti, in modo molto passionale ma anche molto ingenuo. I due protagonisti, però, hanno tempi diversi al punto tale da non riuscire mai compiutamente a portare a conclusione questa loro storia che si protrarrà invece per trent’anni, in un modo o in un altro. I personaggi e la vicenda emergeranno attraverso una serie di ricordi personali – il titolo La Trappola dei Ricordi non è un caso – che si mescoleranno ad una memoria collettiva con episodi realmente accaduti a livello di indagini. Per ragioni narrative ho dovuto spostare di sette anni l’omicidio di Benedetto Petrone che è del ’77 ed io, invece, lo faccio cadere nell’84. In quegli anni ero a Bari e mi colpì moltissimo come episodio.

Il protagonista del Suo romanzo è una donna. È stato difficile per Lei dar voce alle emozioni e alle reazioni, soprattutto, di un personaggio femminile?

ap5È stato sicuramente molto complicato ma in questo sono stato aiutato e supportato da un team di figure femminili che ho voluto espressamente accanto a me nel lavoro di stesura proprio per riuscire ad introdurmi meglio in questo universo. Sono persone che ringrazio alla fine del romanzo: due magistrate, una donna poliziotto, una donna medico legale e due psicanaliste che mi hanno aiutato tantissimo. Per il resto, ognuno di noi ha una parte maschile ed una femminile e ho cercato di dare ascolto alla piccola parte femminile che c’è in me che è stata aiutata anche dall’amore che ho nei confronti delle donne come genere, non volgarmente inteso.

Lo accennavamo prima: il parallelismo tra Balbenna e Bari delle volte nel Suo romanzo è manifesto, per la nient’affatto “casuale” adozione di una certa toponomastica e di alcune caratteristiche urbane e architettoniche che la ricordano tantissimo. La Sua scelta è un caro omaggio alla città pugliese o è piuttosto dovuta a ragioni di carattere letterario?

Bari per me è stata, in un certo senso, la città della gioia. Ho vissuto qui sino a diciott’anni,ap3 è un luogo in cui tu puoi immaginare e vivere in un modo molto speciale e gioioso, stupido ed ingenuo, appassionato e passionale. Puoi fare una serie di errori che comunque molto spesso troveranno una soluzione, cosa che, nel momento in cui diventi grande, ti rendi conto che non è così. Perciò Bari per me è stata realmente la città della gioia dove ho fatto tutta una serie di esperienze e di errori pazzeschi ma in cui c’era sempre un domani in cui credere, qualcosa di ideale. Al tempo stesso Balbenna prende le mosse anche da Balbec, il centro balneare immaginario – anche in questo caso – della ricerca di Proust e l’unico posto in cui il nostro narratore, un individuo molto taciturno, riesce a provare un po’ di felicità.

Il pm Emma Bonsanti, protagonista del romanzo, è contesa tra i sensi di colpa nei confronti di Roberto – per quello che non è riuscita a fare – e i sensi di colpa nei riguardi del marito Andrea – per via di quello che, invece, ha fatto -. È in questa luce che va letto il titolo del libro La Trappola dei Ricordi?

ap4Sì, anche sotto questa luce. I sensi di colpa di Emma sono presenti, però, nella “trappola dei ricordi” c’è anche un senso meno personale che va oltre i sensi di colpa nei confronti di una persona per quello che si è compiuto. Nel momento in cui entri in contatto con la realtà tutto quello che ti circonda nasconde tracce di memoria e capisci che tu fai parte di quelle memorie intrappolate nei rami di un albero o sui mattoni di un palazzo perché sei fatto anche di quello. Perciò la realtà molte volte è più composita, è più profonda di quello che si crede.

Oltre che giornalista, Lei è sommelier e amante del cinema. Se Le dovessi chiedere di immaginarsi una “serata tipo” accompagnata da un buon vino, una buona lettura e un buon film, cosa Le verrebbe in mente?

Come vino sicuramente un Negroamaro. Come libro, invece, l’immortale Proust de Allaap6 Ricerca del Tempo Perduto che per me è una lettura essenziale. Infine, come film penserei a Casablanca. Mi piace pensare oggi a questo film perché c’è una scena che a me fa accapponare la pelle ogni volta che la vedo ed è quando una squadraccia nazista canta canzoni tedesche nel Rick’s Café e, improvvisamente, parte La Marsigliese che a poco a poco supera di volume la canzone tedesca. A quel punto tutto le persone presenti nel locale, con l’autorizzazione di Humphrey Bogart si mettono a cantare e suonare La Marsigliese. Ecco: in questo momento, in particolare, mi sembra molto bello ricordare questo film.

 

 

ap7La Trappola dei Ricordi

Aldo Pagano

Todaro Editore

304 pagine

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