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Come funziona la musica (Bompiani), il pregevole libro di David Byrne

29 Mar 2014 | Nessun Commento | 2.331 Visite
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Come-funziona-la-musica1Il debutto della musica registrata si fa risalire, più per convenzione che per assoluta certezza, al 1878. Nel 1948 nasce il long playing nella manifattura ancora oggi nota e, attorno al 1970, le cassette iniziano a svolgere la funzione di supporto musicale di largo consumo. Il tanto vituperato compact disc appare sul mercato nel 1982 e, più recentemente, si apre l’èra degli MP3, degli altri formati digitali e dello streaming. Queste sono solo alcune delle tappe che delineano l’orizzonte temporale in cui si muove il racconto di David Byrne per il suo Come funziona la musica (Bompiani). Performer dal moto tormentoso e musicista fuori dalle righe, il fondatore dei Talking Heads traspone il suo essere anticonvenzionale anche nelle pagine di questa sua opera letteraria.

L’esposizione assume toni didascalici, a tratti pleonastici, e intreccia biografia e storiografia, antropologia e fine dissertazione su arte e riproduzione sonora. La stesura accoglie enfasi critica e nozionismo, alternando coinvolgimento e apatia in una lettura che deve fare i conti con una struttura narrativa ostacolata dalla mancanza di un vero e proprio filo logico. Byrne è meticoloso ma indugia nei paragrafi d’opinione (promuovendo qualche sbadiglio). Per contro ha il merito di somministrare quell’antidoto di consapevolezza che neutralizza l’assuefazione da automatismo di certi fruitori della musica.

David-Byrne55Come funziona la musica archivia la camaleontica visione dell’arte come un impulso a volte necessario altre volte obbligato. Il processo creativo, secondo Byrne, non è libero da condizionamenti – quasi mai – ma si conforma al contesto, all’ambito di esecuzione e agli espedienti tecnologici. La prammatica, insomma, molto spesso s’impone al “sacro fuoco dell’arte”.

Questa pubblicazione di oltre trecentotrenta pagine ha il merito di fornire l’autorevole testimonianza di un protagonista del periodo aureo – ormai concluso – dell’industria musicale. David Byrne è abbacinato dalla fiducia nelle nuove pratiche tecnologiche che incentivano il DIY discografico, ma al contempo è afflitto dalla certezza che “la tecnologia musicale pare aver seguito per certi versi una parabola che la porta infine a distruggere e svalutare se stessa”.

Il libro merita di essere letto da tutti gli appassionati di musica. In particolare da quegli inossidabili fan che alimentano il mito dell’artista che detesta le dinamiche del business e da quei disillusi preda dell’anedonia musicale suscitata dall’inflazione di canzoni simil-jingle.

 

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