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Grunge, il libro di Claudio Todesco che fa luce su questo fenomeno musicale

11 Feb 2012 | Nessun Commento | 1.911 Visite
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Claudio Todesco
Seattle sta nel nord-ovest degli Stati Uniti, stretta tra Canada e Oceano Pacifico, schiacciata tra i toni di grigio dell’asfalto e del cielo. Qui sul finire degli anni ’80 è nato il grunge, un nuovo modo di intendere la musica, di interpretarla, di viverla. Un genere alternativo maturato nell’utero di una città dal forte carattere identitario preservato dalla lontananza con gli itinerari del turismo di massa.
Claudio Todesco esplora la città “frontiera della frontiera” e svela le cause che hanno dato origine al peculiare fenomeno musicale di questo angolo d’America. Il prezioso reportage è racchiuso nelle 256 pagine di Grunge, il rock dalle strade di Seattle, edito da TSUNAMI. Responsabile di redazione del mensile musicale Jam e autore di Long Road – La storia (prima, nonché insuperata, biografia italiana sui Pearl Jam), lo scrittore delinea i contorni geografici e individua con accuratezza “le strade dove questa musica è nata e ha prosperato”, descrivendo il tessuto urbano che ha accolto il rinomato vincolo tra punk-rock e metal. L’intento è quello di “raccontare quell’eccitazione”, “capire come e perché questa musica per un breve periodo ha lottato per conquistare i cuori e le menti di una generazione”. Giornalista scrupoloso e dinamico, Todesco ricorre all’indagine per completare la sua opera: risale alle fonti dirette, si dirige sui luoghi e intervista alcuni protagonisti dell’era grunge (Mark Arm, Dave Grohl, Scott McCaughey), ma ripercorre anche una genealogia che riferisce di fasti inesplorati, come rivelano gli aneddoti su Kingsmen e Sonics. Non meno interessante è la profilazione di artisti ormai scomparsi: Jimi Hendrix, Andrew Wood, Kurt Cobain e Layne Staley rivivono nella memoria di chi – tra parenti, amici o colleghi – ha condiviso con loro un pezzo di esistenza. Lo scrittore si muove tra caffè e locali, uffici di etichette discografiche e sale d’incisione che hanno permesso alla scena di evolvere, mutando da realtà musicale a vocazione locale in Eldorado del rock internazionale.
Claudio TodescoOggi il termine grunge, ormai riabilitato anche da Eddie Vedder, non è più un tabù inviolabile, ma all’epoca veniva mal sopportato dai seattleites. Nello slang americano sta per “sporcizia, lerciume” e ai tempi era solo un bizzarro modo di identificare un certo suono. Poi è divenuto lemma indispensabile, collare da stringere al collo di certi musicisti, gabbia geografica in cui intrappolare, a prescindere, le band del posto. Pare che sia stato Bruce Pavitt (fondatore con Jonathan Poneman dell’etichetta Sub Pop) a indottrinare i media, usando per primo questa espressione a proposito di Dry As A Bone dei Green River. Correva l’anno 1987, l’alba di una nuova epoca per la città.
Todesco è capace di rendere appassionante un argomento che per anni è stato ampiamente dibattuto (e spesso banalizzato) senza incorrere in cliché. L’autore ha il merito di restituire forza e carattere alla storia di quel pugno di ragazzi capaci di immettere aria fresca nei polmoni del rock, ormai asfissiato dal business e stretto nella micidiale morsa dell’autocompiacimento. Ma la corrispondenza di Todesco è anche storiografica – se non antropologica – e non si concentra esclusivamente sulla musica, bensì illustra la presenza di fattori esterni che hanno compenetrato la famigerata “Generazione X”. L’esposizione, agile e puntuale, verte anche sulle tesi del progresso di una Seattle laboriosa e illustra un percorso ad ostacoli intrapreso nella vana speranza di primeggiare con metropoli americane ben più blasonate. Fattori economici vengono messi in relazione con la quotidianità rivelando l’impatto avuto sulla vita dei residenti. Ottimo ai fini della comprensione è l’excursus su elementi permeati nella cultura urbana che emergono con precisione archivistica, tratteggiando la genesi sulla “città smeraldo”, sull’assimilazione di avveniristici innesti architettonici (si pensi all’imponenza dello Space Needle), sul propspero sviluppo ingegneristico (Boeing), sull’influsso dell’industria informatica (Microsoft) e sull’insediamento capillare della caffetteria dall’indole pervasiva (Starbucks).
Alice in Chains, Fastbacks, Green River, Mad Season, Melvins, Mother Love Bone, Mudhoney, Nirvana, Pearl Jam, Screaming Trees, Soundgarden, Tad, Temple of the Dog. Il libro passa in rassegna tutti i gruppi che hanno portato in auge il seattle sound e rende merito a Charles Peterson, il fotografo che è stato in grado di fermare istanti rimasti eterni. A cominciare dallo scatto di copertina (Arm e Turner dei Mudhoney al Central Taver nel 1988) che fissa l’impeto selvaggio di musicisti che avevano qualcosa da suonare. Furiosamente.

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