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Chi era monsignor Marcinkus?

24 Giu 2008 | 3 Commenti | 15.174 Visite
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Marcinkus e Emanuela Orlandi

 CITTA’ DEL VATICANO – La Santa Sede parla di “accuse infamanti senza fondamento nei confronti di mons. Marcinkus, morto da tempo e impossibilitato a difendersi”, rispondendo oggi agli articoli di giornali che tirano in ballo la responsabilità dell’ex presidente della Ior nel rapimento di Emanuela Orlandi. Continua il Vaticano “non si vuole in alcun modo interferire con i compiti della magistratura nella sua doverosa verifica di fatti e responsabilità”. “Ma allo stesso tempo – aggiunge – non si può non esprimere un vivo rammarico e biasimo per modi di informazione più debitori del sensazionalismo che alle esigenze della serietà e dell’etica professionale”.
Verifica dei fatti…nella realtà dei “fatti” Marcinkus fu indagato dalla magistratura italiana nel 1987 e venne emesso un mandato di cattura nei suoi confronti in rapporto al crack dell’Ambrosiano, ma dopo pochi mesi la Corte di Cassazione annullò il mandato in base alle regole stabilite con i Patti lateranensi. Nessuna volontà di interferire dunque… Ma perché i fatti, quelli veri, non vengano stravolti da una sorta di revisionismo che fa perno sull’etica (…”Marckinkus, morto da tempo e impossibilitato a difendersi…”), vediamo un pò di ricordare chi era mons. Marcinkus e perché alcuni (e più di qualcuno) lo ritenga legato a questo e ad altri misteriosi fatti, così da verificare se sia davvero senzazionalismo esporre un’ipotesi che, prima della stampa, è stata avanzata (ed è tuttora al valgio) della magistruatura. Mons.Paul Casimir Marcinkus è stato per 17 anni capo indiscusso della I.O.R., lettere che costituiscono l’acronimo di Istituto per le opere religiose, ma che tradotte, appunto, nei fatti raccontano di un’istituzioni finanziarie tra le più potenti al mondo e che durante il regno del arcivescovo americano raggiunse il suo massimo splendore legandosi a personaggi (anche questi sono fatti accertati) quali Roberto Calvi e Michele Sindona, morti entrambi in circostanze misteriose ed entrambi meritori di condanne penali da parte della magistratura. Cosa legasse i tre personaggi è presto detto: la vicenda del crack del Banco Ambrosiano e la funzione di tramiti che i due svolsero in tempi diversi per curare gli interessi dello Ior.  Il crollo dell’Ambrosiano e l’assassinio di Roberto Calvi risalgono all’estate del 1982. Emerse subito che gran parte dei 1.800 miliardi di lire sottratti alle finanze della banca erano finiti direttamente o indirettamente allo Ior o a organizzazioni indicate dalla banca vaticana. In un memorabile intervento alla Camera l’allora ministro del Tesoro Nino Andreatta chiese alla Chiesa e allo stesso Pontefice di riconoscere le colpe dello Ior e di correre ai ripari. Il cattolico Andreatta pagò questo atto di lealtà agli interessi della Repubblica con una lunga emarginazione: per molti anni la Democrazia cristiana gli negò ruoli di partito e di governo. La Chiesa non ammise mai le responsabilità dello Ior (anche se, dopo dispute infinite, restituì 250 milioni di dollari, una piccola parte delle cifre uscite dalle casse dell’Ambrosiano) e continuò a difendere Marcinkus anche quando, a metà degli anni 80, la magistratura italiana ne chiese l’arresto.

Sindona e Calvi

Cosa legasse Marcinkus a personaggi come Licio Gelli, Andreotti, gli esponenti della banda della Magliana e diversi esponenti della mafia siciliana e americana resta nei nostri archivi segreti e del resto nessuna indagine è potuta giungere al termine vista la speciale immunità goduta dal religioso.
In ogni caso lo scandalo dell’Ambrosiano non è l’unico mistero legato al nome del “banchiere di Dio”. Uno dei casi più oscuri è quello della morte di papa Luciani. Marcinkus soleva dire “Questo Papa non è come quello di prima, vedrete che le cose cambieranno”. Le cose che Luciani intendeva di cambiare erano essenzialmente due: l’iscrizione degli ecclesiastici alla massoneria, e l’uso del denaro della chiesa alla stregua di una banca qualunque. In coincidenza con l’elezione del papa venne pubblicato un elenco di 131 ecclesiastici iscritti alla massoneria, buona parte dei quali, erano del Vaticano. La lista era stata diffusa da un piccolo periodico “O.P. Osservatore Politico” di quel Mino Pecorelli destinato a scomparire un anno dopo l’elezione di Albino Luciani in circostanze mai chiarite. La lista ecclesiastico-massonica comprendeva, fra gli altri, i nomi di: Jean Villot (Segretario di Stato, matr. 041/3, iniziato a Zurigo il 6/8/66, nome in codice Jeanni), Agostino Casaroli (capo del ministero degli Affari Esteri del Vaticano, matr. 41/076, 28/9/57, Casa), Paul Marcinkus (43/649, 21/8/67, Marpa), il vicedirettore de «L’osservatore Romano» don Virgilio Levi (241/3, 4/7/58, Vile), Roberto Tucci (direttore di Radio Vaticana, 42/58, 21/6/57, Turo). La morte subitanea del papa, dopo soli trentatre giorni di pontificato, suscitò incredulità e stupore, sentimenti accresciuti dalle titubanze del Vaticano nello spiegare il come, il quando ed il perché dell’evento. In questo modo, l’incredulità diventò prima dubbio e poi sospetto. Fu detto all’inizio che Luciani era stato trovato morto con in mano il libro «l’imitazione di Cristo», successivamente il libro si trasformò in fogli di appunti, quindi in un discorso da tenere ai gesuiti ed infine, qualche versione ufficiosa volle che tra le sue mani ci fosse l’elenco delle nomine che il Papa intendeva rendere pubbliche il giorno dopo. Dapprima, l’ora della morte fu fissata verso le 23 e, quindi, posticipata alle 4 del mattino. Secondo le prime informazioni, il corpo senza vita era stato trovato da uno dei segretari personali del Papa, dopo circolò la voce che a scoprirlo fosse stata una delle suore che lo assistevano. C’erano veramente motivi per credere che qualcosa non andasse per il verso giusto. Qualcuno insinuò che forse sarebbe stato il caso di eseguire un’autopsia e questa voce, dapprima sussurrata, arrivò ad essere gridata dalla stampa italiana e da una parte del clero. Naturalmente l’autopsia non venne mai eseguita ed i dubbi permangono ancora oggi: perché e soprattutto chi ha fatto sparire dalla camera del Papa i suoi oggetti personali? Dalla stanza di Luciani scompariranno gli occhiali, le pantofole, degli appunti ed il flacone del medicinale Efortil (citato nel film di Sorrentino “il Divo“). La prima autorità di rango ad entrare nella stanza del defunto fu proprio Villot, accompagnato da suor Vincenza (la stessa che ogni mattina portava una tazzina di caffè al Papa).
Un piccolo inciso per chiudere l’argomento: sulla scrivania di Luciani fu trovata una copia del settimanale “Il mondo” aperta su di un’inchiesta che il periodico stava conducendo dal titolo: “Santità…è giusto?”, lettera aperta al pontefice, sul tema delle esportazioni e delle operazioni finanziarie della banca Vaticana. “E’ giusto…” recita l’articolo “…che il Vaticano operi sui mercati di tutto il mondo come un normale speculatore? E’ giusto che abbia una banca con la quale favorisce di fatto l’esportazione di capitali e l’evasione?”

Papa Luciani

La riapertura della vicenda del rapimento di Emanuela Orlandi (scomparsa 25 anni fa quando aveva 15 anni), figlia di un dipendente del Vaticano, ha riproposto la figura di Marcinkus alla cronaca. In questo caso i, il legame tra i fatti e il vescovo, è piuttosto incerto, si suppone che il rapimento, avvenuto per suo ordine, avesse come scopo quello di ottenere la liberazione di Alì Agca (l’attentatore di Giovanni Paolo II). Le stesse dichiarazioni rilasciate in questi giorni dalla testimone Sabrina Minardi, all’epoca all’epoca dei fatti amante di Enrico De Pedis (capo della banda della Magliana), non sembrano molto attendibili. Ella riferisce che: “fu il boss della Banda della Magliana a prelevare la ragazza, a tenerla prigioniera in un appartamento e, poi, a farne sparire il cadavere, chiuso in un sacco, a Torvaianica, sul litorale romano, dopo averlo gettato in una betoniera. Non solo, nella stessa occasione, ha raccontato la teste ai pm della Procura di Roma Italo Ormanni, Andrea De Gasperis e Simona Maisto, fu gettato nella betoniera anche il cadavere di Domenico Nicitra, il bimbo di 11 anni, figlio di Salvatore, imputato al processo alla banda della Magliana, che scomparve nella capitale assieme allo zio Francesco nel giugno del 1993, dieci anni dopo la scomparsa di Orlandi. E qui si registra la prima incongruenza del racconto, anche perché De Pedis, noto come “Renatino”, fu ucciso nel 1990, tre anni prima della sparizione di Nicitra. Tuttavia Gli inquirenti romani titolari dell’inchiesta sulla sparizione di Emanuela Orlandi potrebbero prendere in esame la possibilità di chiedere al Vaticano di ispezionare la tomba di Enrico De Pedis sepolto in Sant’Apollinare (sempre che la chiesa sia sotto la giurisdizione del Vaticano). Nel caso, concederà la Santa Sede l’ispezione sacrilega in nome della “…doverosa verifica di fatti e responsabilità”?
Un ultimo fatto: mons. Marcinkus continuò ad esercitare le sue funzioni all’interno del Vaticano anche durante il papato di Wojtyla, cosicché i pochi oppositori alla santificazione del polacco muovono proprio da questo fatto per esprimere la loro opposizione.

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2 commenti

  1. Annibale's GravatarAnnibale
    24 Giugno 2008 at 23:19 | Permalink

    Ciao ragazzi, commento solo per chiedervi che fine hanno fatto gli articoli sul Gsu. Anche quelli vecchi sono scomparsi? Li state modificando o che? Ma almeno ve ne siete accorti?

  2. Pippo's GravatarPippo
    25 Giugno 2008 at 11:50 | Permalink

    articolo esemplare….inadatto a chi soffre di gastrite nervosa

  1. » Attacco a Lsd! LSDmagazine: Cultura, stile, vita, attualità e tanto altro on 25 Giugno 2008 at 22:35

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