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Checco Zalone ci racconta il suo primo film “Cado dalle nubi” ed è già un successo di pubblico e critica

30 Nov 2009 | Nessun Commento | 5.408 Visite
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Checco Zalone
Checco Zalone (Luca Medici) è un giovane cantante pugliese che sogna il grande successo nel mondo dello spettacolo e, per mantenersi, lavora come muratore nella ditta dello zio a Polignano a Mare in provincia di Bari. E’ fidanzato con Angela (Ivana Lotito), parrucchiera, che lo lascia perché desidera avere accanto un uomo con un lavoro più stabile, con il quale costruire una famiglia.
Per Checco è una doccia fredda: triste e amareggiato lascia la Puglia per Milano, sperando che la moderna metropoli del nord gli possa spalancare le porte del successo nel mondo discografico.
A Milano Checco viene ospitato da suo cugino Alfredo (Dino Abbrescia) che divide l’appartamento con Manolo (Fabio Troiano): i due stanno insieme da dieci anni ma Alfredo non l’ha ancora detto ai genitori che vivono in Puglia e che, ogni volta che lo vanno a trovare, lo trovano accanto a splendide “fidanzate” come Luisa (Francesca Chillemi).
La strada che porta al successo è lunga e difficile, ma un incontro inaspettato cambierà la vita di Checco: Marika (Giulia Michelini) una ragazza meravigliosa e piena di qualità, convince Checco a dare lezioni di chitarra ai ragazzi disagiati della parrocchia di Don Livio (Peppino Mazzotta). Il padre di Marika (Ivano Marescotti) però è un leghista convinto e pieno di pregiudizi nei confronti dei meridionali.
Checco, affranto da una serie di rifiuti, si convince che non riuscirà mai a sfondare ed è pronto a tornare a Polignano, quando finalmente Roberto (Raul Cremona), un importante discografico, lo trova dopo averlo cercato per tutta Milano, convinto che il talento canoro e quello comico possano trasformare Checco in un vero e proprio fenomeno musicale.
Di questo si parla in “Cado dalle nubi” l’opera prima cinematografica che vede Gennaro Nunziante alla regia e Luca Medici in arte Checco Zalone nel sul primo film che è già diventato un successo. Durante la conferenza stampa a Bari gli abbiamo posto alcune domande.

Come è nato questo suo primo film?

Checco ZalonePer una volta faccio l’attore serio ma voglio tranquillizzare il mio pubblico, Checco Zalone è sempre lui, con il suo spirito irriverente e candido e gli strafalcioni con la lingua italiana, che ovviamente non imparerà mai. Il suo è un modo di essere e di agire particolare che conserverò fin quando mi sarà possibile: se in futuro mi offriranno altri ruoli comici potrei chiamarmi anche in un modo diverso ma la matrice resta sempre quella.
Tutto è cominciato quando durante le feste di Natale dell’anno scorso mi ha telefonato il produttore Pietro Valsecchi proponendomi un film da protagonista ed invitandomi a raggiungerlo a Cortina per il Capodanno. Non sapevo chi fosse, il mio amico, autore e principale consigliere, nonché futuro regista, Gennaro Nunziante mi ha spiegato che si trattava di un produttore prestigioso e siamo partiti per la montagna vestiti con i jeans e correndo il rischio di morire assiderati perchè faceva freddissimo. Una volta arrivati, siamo andati a cena con Valsecchi e la sua famiglia, gli abbiamo raccontato la storia che avevamo in mente e lui se ne è innamorato: la sceneggiatura poi è nata piuttosto in fretta, abbiamo cercato una storia che tenesse il pubblico seduto ed attento e lo facesse divertire per un’ora e mezza, senza avere ambizioni sproporzionate.

Come si è sviluppato il suo sodalizio con Gennaro Nunziante?

Siamo amici e colleghi da tempo, il mio primo lavoro televisivo è stato con lui, mi scelse per un programma di Telenorba.che si chiamava “Il Sottano”. Con Gennaro c’è un’intesa naturale, strada facendo la nostra amicizia si è intensificata e ci ha fatto diventare una specie di “coppia di fatto”. In questa occasione abbiamo collaborato strettamente per la scrittura del copione, ma anche per il casting e la scelta dei ruoli: la parte più bella di questo lavoro è secondo me proprio questo momento creativo che nel cinema è molto più stimolante rispetto alla tv o allo spettacolo live, non hai l’ansia di affrontare il pubblico faccia e faccia e scopri che è una fase esaltante anche nei “fisiologici” momenti difficili.

Avete cercato un linguaggio nuovo, evitando di ripetere la gag della tv?

Sì, la regia è stata sacrificata a mio favore, quando sono in scena non ci sono grandi movimenti di macchina e la cinepresa mi sta “addosso” ma il film non è mai lento, ha sempre un taglio giovanilista e veloce perchè ogni scena è stata arricchita sul set con l’improvvisazione del momento, ogni volta ho aggiunto sempre qualcosa di mio in più. Per “Zelig” abitualmente proviamo nel locale in cui poi registriamo ma la differenza fondamentale quando si gira un film è che il tempo comico è qualcosa che può sfuggirti se devi tenerlo ripetendo la stessa scena per dieci volte: quando ero sul set non è stato semplice adeguarmi alla nuova situazione ma poi rivedendomi ho capito che ce l’avevo fatta.

E’ stata quindi costruita una storia comica che ha come motivo conduttore il candore del protagonista?

Checco ZaloneChecco riesce a dire cose scorrette e assurde contro chiunque proprio grazie alla sua ingenuità ed alla sua ignoranza. Vestiti da Checco Zalone ci si può permettere di fare e dire (quasi) tutto e lo spettatore perdonerà – speriamo – il mio tipo di satira sociale piuttosto feroce e “scorretto” sull’attualità. Ce n’è per tutti, non si salva nessuno: i leghisti, i gay, ma anche i meridionali.. Ad esempio all’inizio quando Checco lascia il suo paese in Puglia per andare al Nord se ne accomiata dicendo “Terroni di merda!”

Quali sono le situazioni che ricorda più volentieri?

Checco è un aspirante cantante che all’inizio non può che essere “sfigato”. Arriva a Milano come Alice nel paese delle meraviglie, ottuso e spiazzato, ma non si scompone di fronte a niente, va comunque dritto per la sua strada.

Come si è trovato con gli altri interpreti?

Quelli sì che sono attori. Credo siano giusti, intonati, capaci, ho avuto modo di apprezzarli uno per uno dopo essermi avvicinato a loro con molta umiltà, da Ivano Marescotti a Giulia Michelini, a Dino Abbrescia a Fabio Troiano, a tutti gli altri: quando abbiamo iniziato a girare, nei primi momenti difficili in cui sul set ero piuttosto ansioso, ognuno di loro mi ha incoraggiato e rassicurato molto, aiutandomi poi col tempo a “sciogliermi”.

Il paragone con “Borat” può essere fondato?

Con le dovute proporzioni forse sì: in fondo quel personaggio creato dal geniale Sacha Baron Cohen faceva e diceva cose terribili ma proveniva da una cultura diversa da quella occidentale. La mia forza è quella di essere un ignorante sgrammaticato che può fare e dire di tutto e si permette di essere politicamente scorretto, l’operazione che faccio io col mio modo di fare irriverente somiglia a grandi linee a quella. Certo, sarebbe fantastico avere anche solo un decimo di quel successo, ma posso dire che il tipo di comicità che mi piace di più è sicuramente quello.

A chi le piacerebbe somigliare?

Fra gli altri miei attori preferiti c’è Mister Bean, alias l’inglese Rowan Atkinson, e tra gli italiani viventi credo che il numero uno sia Carlo Verdone: quando esce un suo film corro sempre a vederlo. Fra tutti però il mio punto di riferimento resta sulla scena e nella vita Massimo Troisi, per la capacità di non tradire mai se stesso, il che significa anche un grande rispetto nei confronti del pubblico. Un comico deve fare ridere senza dover avere sempre e comunque un’opinione su tutto, il mio mestiere è quello di far ridere ma non vorrei essere mai scambiato per un opinionista: che titolo avrei per diventarlo? Mi piace molto però mettermi nella condizione di avere qualche titolo per lanciare un allarme.

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