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Charles Aznavour in versione jazz con la Clayton Hamilton Jazz Orchestra

13 Dic 2009 | Nessun Commento | 1.367 Visite
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aznavourE’ la sfida del cantante francese di origini armene. All’età di 85 anni, Charles Aznavour non smette di stupire e propone ora un nuovo album. Al termine di una tournee in Italia di sei date (accolta come un evento dopo un’assenza dalla scena italiana di ben 26 anni) torna a cantare i suoi successi di sempre con un ritmo diverso, jazz appunto, accompagnato dal quintetto americano della Clayton Hamilton Jazz Orchestra.

Nuova vita quindi ai suoi classici come ‘La Bohemè, ‘Comme ils disent’, ‘Il faut savoir’, ‘A ma fillè ‘che vengono arrangiati con il contrabbasso e il sassofono dei fratelli John e Jeff Clayton e con la batteria di Jeff Hamilton nei leggendari Capitol studios di Hollywood, quelli di Frank Sinatra, Louis Armstrong e Ella Fizgerald. «Non voglio essere vanitoso, è solo un sogno da bambino – commenta Aznavour – vedere un francesino appeso su quella parete insieme ai grandi».

«Non c’è niente di più conservatore di un paio di orecchie – spiega il cantante – le orecchie smaniano sempre per la prima versione, quella che hanno sentito mentre ballavamo, piangevamo, amavamo». Qui sta la sfida: le sue canzoni sembrano essere «rifiorite» piuttosto che cambiate, suonano diverse ma rimandano subito all’originale. Nel disco anche due inediti, ‘Fais moi rever’ e ‘Je suis fier de nous’, duettato con la cantante statunitense Rachelle Ferrell.

Intanto di pari passo con l’attività artistica, Aznavour non smette di battersi per la causa armena – recentemente è diventato ambasciatore dell’Armenia in Svizzera – e per i temi che gli stanno a cuore come l’identità nazionale e l’immigrazione.

Il cantante vorrebbe infatti incontrare il presidente francese Nicolas Sarkozy per presentargli il suo «programma per aiutare gli immigrati». «Non serve a niente espellere tre poveri afghani e rimandarli nel loro paese», spiega Aznavour alludendo al rimpatrio, a fine ottobre, di 27 clandestini afghani, di cui 23 soggiornavano in Gran Bretagna e 3 in Francia. «Il ministro dell’immigrazione Eric Besson ha fatto un errore colossale», ha aggiunto. La sua idea è di «farli diventare veri cittadini».

«Tra tutte queste persone che sono venute in Francia spinte dalla fame c’è di tutto – osserva – Ci sono anche artigiani, farmacisti, medici, gente che sa lavorare la terra: perchè non farli diventare veri cittadini?».

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